venerdì 29 gennaio 2016

FAMMI UNA DOMANDA!


SOTTO LA NEVE O SOPRA UN ALBERO


Siamo in pieno inverno, un inverno poco piovoso e con scarse nevicate; ma immaginando di essere in montagna e di poter fare una passeggiata in un bosco, imbiancato da una nevicata, scopriremmo molte cose. 


Per esempio che sotto il candido manto nevoso si nasconde un regno segreto, di creature addormentate o solo infreddolite: c'è chi dorme, al riparo nella propria tana; chi si nutre delle riserve accumulate nei mesi estivi; chi va in cerca di cibo, senza uscire alla luce del sole. Creature grandi e piccole, accomunate dal ritmo rallentato del gelo invernale. E sopra la neve? Ecco la volpe, il cui udito finissimo le consente di udire i più piccoli movimenti sotto di lei; il gufo e noi, che ce ne andiamo a zonzo. Tutto questo nel magistrale Over and Under the Snow, di Kate Messner, con le illustrazioni di Christopher Silas Neal, che avevamo già visto all'opera.


Questo libro è del 2011 e ha ricevuto numerosi premi: come per il successivo, Kate Messner riesce a fornire tante informazioni conservando l'atmosfera magica del racconto: tutto appare avvolto nel silenzio, il bianco che tutto ricopre, tutto ha il tono della magia nello stesso momento in cui ci racconta che cosa avviene davvero sotto i nostri piedi, in inverno. Come ho già detto, questo è un genere di libro illustrato di carattere divulgativo che riesce a coniugare la spiegazione, la descrizione di un aspetto della vita naturale, con la sapienza e la precisione dell'immagine, mai didascalica, ma carica di atmosfera, suggestiva, adatta anche ai più piccoli.
La stessa autrice, in coppia con Simona Mulazzani, ci racconta anche la vita di un albero della foresta pluviale. 


In Tree of Wonder vediamo come un singolo albero possa raccogliere tanta vita e, nello stesso tempo, i diversi animali ci fanno da guida fra i numeri qualche operazione aritmetica. Quindi su un albero troviamo almeno due grandi pappagalli e quattro tucani affamati, e poi otto scimmie urlatrici e sedici pipistrelli..poi serpenti, capibara, formiche tagliafoglie. E se non fosse chiara la progressione numerica, alla fine del libro qualche bella operazione zoo-matematica. 


A differenza del precedente, e d'altra parte l'argomento lo richiede, questo libro illustrato è ricco di colori sgargianti, di bei contrasti, di disegni accurati e di schede informative difficili da smentire; se poi volete, ci sono 128 farfalle, 256 ranocchie e 1.024 formiche da contare.


Bei libri, entrambi pubblicati dall'americana Chronicle books, che ci auguriamo vedere tradotti al più presto.
Per giovani e giovanissimi scienziati e scienziate in erba, amanti della natura e con il pallino della matematica.

Eleonora

'Over and Under the Snow', K. Messner e C. Silas Neal, Chronicle books 2011
'Tree of Wonder',K. Messner e S. Mulazzani, Chronicle Books 2015



mercoledì 27 gennaio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA BANALITÀ DEL MALE

La porta di Anne, Guia Risari, Arianna Floris
Mondadori 2016


NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)

"Quella porta...l'avevano varcata una volta per venirsi a nascondere ed era certo che l'avrebbero attraversata di nuovo per uscire allo scoperto. La loro vita non finiva lì. C'erano ancora tanti film da vedere - quanto gli mancava il cinema! - e decine di partite di calcio da giocare."

Una porta dietro a una libreria nell'alloggio segreto di Prinsengracht 263. Dietro quella porta ci vivono otto persone. L'unica che ha un nome noto è la piccola Anne. Anne Frank. Gli altri sono sua sorella maggiore, Margot, i loro genitori Edith e Otto. Con loro ci sono anche i Van Pels, Peter con i genitori Auguste ed Hermann. L'ottavo è Fritz Pfeffer. Vivono tutti in meno di 120 mq divisi su tre piani in quello che un tempo era la casa sul retro dell'appartamento dei Frank quando erano ancora persone libere.
A comporre La porta di Anne, ovvero a raccontare se stessi attraverso porzioni della loro esistenza, attraverso i loro sogni di libertà, attraverso i ricordi che gelosamente conservano, sono queste otto persone, schiacciate tutte dietro una porta, soffocate tutte in uno spazio angusto, costrette tutte a non vedere il cielo se non dall'abbaino. Per più di due anni.

Questa è la loro storia, o meglio le loro storie, che si differenziano per molti aspetti, ma che per destino invece si assomigliano. Tutti loro sono ebrei che si stanno nascondendo e tutti loro, ad eccezione di Otto Frank, moriranno nei campi di concentramento nazisti tra il 1944 e il 1945. Ai loro otto racconti se ne aggiunge un nono, con il quale il romanzo apre, ed è quello del sottufficiale tedesco, Karl Josef Silberbauer incaricato dalla Gestapo di andarli a stanare. Un altro esempio della banalità del male, di cui la Arendt parla, in quello scaffale di fascicolatori che al loro interno contengono i destini di uomini e donne, ridotti a numeri, a pratiche da espletare.


In una singola unità di tempo che li accomuna, una notte e una mezza giornata, li vediamo tutti agire, cogliamo i loro pensieri.
Ogni capitolo è dedicato a uno di loro. Prima di ogni capitolo appare sempre la stessa porta disegnata e davanti a essa il protagonista di turno. Per primo Peter con il suo senso del dovere illimitato: un ragazzo che vorrebbe portare sulle sue spalle tutti i destini del mondo. Dolce, silenzioso, sognatore e amante degli animali cui riconosce doti migliori di quelle possedute dagli uomini. Ritratto nell'atto di accarezzare un cervo, elegante e mite, e di rivolgere lo sguardo verso il suo amato gatto Mouschi, Peter dietro quella porta sogna di costruire con il legno una casa spaziosa che possa accogliere animali e persone per salvarle dalla crudeltà del mondo, ma sa anche uno dei suoi doveri è quello di studiare. E la sua giornata, così, si va componendo di piccole attività quotidiane che si alternano a momenti di profonda riflessione.


Così è per tutti. La mancanza di libertà, la paura, l'incertezza del futuro, il tempo che scorre lento e sempre uguale sono tutti fattori che portano la mente a cercare di assecondare piccole abitudini quotidiane, alternandole a momenti dedicati a grandi pensieri sul senso della vita.
Una delle piccole abitudini quotidiane di Auguste, madre di Peter, è quella di dare la sveglia a tutti, puntuale ogni mattina alle 7, da ormai più di due anni a questa parte. E mentre lo fa sogna una nuova pelliccia. Suo marito Hermann, con il quale non ha perso l'abitudine di battibeccare, è ritratto nell'atto di assaporarsi il gusto di una buona sigaretta. 



Otto Frank trova la sua concentrazione nel radersi ogni mattina senza neanche il bisogno di uno specchio e nel farlo riaffiorano alla sua memoria i giochi linguistici che proponeva alle figlie, Anne e Margot, e con essi compare anche un sacro terrore per i loro destini..."era il peggiore dei tempi" e loro erano così giovani e già in un mare in tempesta.


Margot, dolce e paziente e meditabonda e sportiva nel corpo. Lei amava il nuoto e il latino. E Anne che sognava il ballo e il cinema, di cui piano piano andava scoprendo la menzogna. Mai e poi mai però avrebbe fatto l'attrice, un mestiere che le avrebbe negato ogni indipendenza. E lei era troppo volitiva e si immaginava scrittrice. La madre, Edith, trovava un senso alle sue giornate sempre uguali, senza spazio e senza aria, enumerando ogni cosa. Ripiegava biancheria e contava, cucinava e contava: una numeratrice divina. Il compagno di stanza di Anne, Fritz Pfeffer, uomo innamorato che scrive al suo amore lontano e nelle sue lettere sogna una vita di libertà al suo fianco, coltivando con lei la sua grande passione per i cavalli.


Eccoli, ciascuno evocato da un oggetto, da un particolare -una sigaretta, una lacrima, una lettera, un paio di occhiali- singole voci distinte che formano un coro. Struggente, intimo il racconto che Guia Risari fa di ciascuno, con sensibilità e non comune partecipazione emotiva, lontana da ogni interpretazione didascalica o retorica. L'originalità del punto di vista, il racconto che prende nove strade diverse, il rigore, la chiarezza e la fluidità dello scrivere rendono questo libro qualcosa di altro rispetto a opere scritte per l'occasione, per la ricorrenza.
Sebbene nato da un'esigenza editoriale di rendere giustizia a tutti gli abitanti dell'Alloggio segreto, il libro decolla e va ben al di là di questo obiettivo che, peraltro, raggiunge felicemente. Si tratta di una toccante galleria di esseri umani, uomini donne ragazzi e ragazze, che stanno soffrendo e che si stanno confrontando con un destino terribile eppure continuano, nonostante gli sforzi di chi li vuole vedere cancellati, con pervicacia a non perdere neanche una goccia della loro dignità di persone. 



Ognuno di loro, quando la porta si apre, è lì a mostrare se stesso per quello che è e l'immagine che la sensibilissima Arianna Floris dà di loro vale quanto centocinquanta pagine di testo hanno fino a quel punto con tanta sensibilità raccontato.

Carla

lunedì 25 gennaio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL SEME DELLA PASSIONE

3000 modi per dire ti amo, Marie-Aude Murail (trad. Federica Angelini) 
Giunti 2016


NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)

"La magia agì a scoppio ritardato. Quando Chloé descrisse alla sorellina la sala, le scene, i costumi che l'avevano meravigliata. Quando Bastien, per far ridere i suoi vecchi, imitò le smorfie dell'attore che impersonava Sganarello. Quando Neville la notte seguente si sognò nelle vesti del gran signore, uomo crudele che spezzava il cuore delle donne.
Quel momento di teatro, sangue e oro, che nasceva dal nulla, si conficcò in ognuno di noi come uno scoppio di granata nella testa di un soldato della prima guerra mondiale!
Ma all'epoca non lo sapevamo."

Come spesso accade, le passioni nascono nell'inconsapevolezza.
Tre ragazzi di dodici anni, Chloé, Bastien e Neville, che abitano in una cittadina della provincia francese sono con la loro professoressa a teatro.
E' la loro prima volta: di sera, mischiati con il pubblico adulto, dentro a questo teatro all'italiana, con tanto di palchi, amorini sul soffitto e poltroncine rosse.
Sebbene durante quella rappresentazione del Don Giovanni di Molière i tre si annoino anche un po', a casa quella sera tutti e tre e separatamente constatano che era accaduto l'irreparabile: è nata in loro una passione. All'abbassarsi del sipario tutti e tre hanno pensato la stessa cosa: io diventerò attore.
Diversi tra loro per storia - Chloé viene da una famiglia borghese, i genitori di Bastien attualmente lavorano entrambi in un supermercato, e Neville ha una madre povera, sola e asmatica - si ritrovano insieme a frequentare a scuola corsi di teatro con alterne vicende e alterni risultati, che però hanno il merito di aver fatto mettere radici nelle teste di questi tre ragazzi, il seme della passione.
Il bello deve ancora venire, perché, alla soglia delle superiori, li attende una dura selezione per entrare nell'accademia di arte drammatica della città.
Ed è lì che incontrano un maestro con la M maiuscola. Indimenticabile, il vecchio Jeanson, si rivela severo, rigoroso, imprevedibile, attento, ma soprattutto sensibile conoscitore dell'anima di ragazzi e ragazze.
La sua sconfinata passione per il teatro, nelle sale fredde e polverose di quell'accademia di provincia, fa risuonare Shakespeare, Molière, de Musset, Marivaux, Corneille, Racine e attraverso le loro parole questi tre bei ragazzi scoprono se stessi. Bastien, restio a mettere a memoria qualsiasi testo, ha una vena comica innata, Neville, il bel tenebroso, sempre sul confine del piccolo crimine, mette il teatro in cima alle sue priorità, immaginando che esso rappresenti la sua forma di riscatto nei confronti di una vita fino a quel momento piuttosto sacrificata. Chloé si misura con il doppio impegno, lo studio per l'accademia e per frequentare una scuola di élite, che la sua famiglia le impone per dovere sociale.
E Jeanson, vero traghettatore di infanzie, seppure stanco e a fine carriera, li prepara 'privatamente' all'esame per l'accademia parigina.
Grazie alle diverse personalità che attraversano nei loro copioni, i tre si conoscono, si amano in modi diversi, si cercano, si fuggono, si fanno unico corpo, composito e forte, per affrontare con la giusta energia la prova finale del concorso.

In una prospettiva molto particolare, quella del palcoscenico, della drammaturgia teatrale, ovvero spesso attraverso le parole di Cyrano, di Lorenzaccio, di Arlecchino o di Lisetta o di Nora, Marie-Aude Murail profila tre nuovi personaggi della sua galleria di umanità. Ognuno distinto, ma nel contempo parte di un trio. Sapientemente, con la consueta leggerezza narrativa che le è propria, descrive il delicato momento di passaggio tra l'infanzia e l'adolescenza e lo fa mettendo in luce una serie di snodi importanti nella vita di questi ragazzi: la passione, il sottile distinguo tra amore ed amicizia, la relazione con gli adulti.
Seguire il germogliare di una passione e raccontare, fra le righe, che essa, nella fattispecie il teatro, si rivela un'efficace modo per accrescere consapevolezza di sé; in una sorta di gioco delle parti, spesso attraverso le parole di grandi drammaturghi, verificare la complessità e le molte sfumature che l'amore, l'amicizia e il senso del gruppo può assumere tra tre adolescenti; e, last but not least, commuovere fino alle lacrime nel delineare il profilo di un piccolo grande uomo che si è assunto la responsabilità e l'impegno di portare tre ragazzi verso l'età adulta, insegnandogli la consapevolezza di sé.
Diverso per certi aspetti dalla Murail di sempre, 3000 modi non è costantemente permeato di ironia, al contrario però è pervaso da un senso di riconoscenza profonda, o di più, di amore nei confronti del teatro, e in particolare di quello della tradizione e della cultura francese: uno dei tremila ti amo è certo per lui.

Carla

domenica 24 gennaio 2016


TORTA ARANCE E NOCI


Amo molto le arance, in particolare quelle bionde, dolci e succose. Se posso, un'arancia intera è la prima cosa che metto volentieri in bocca al mattino.
E mi piacciono le cose preparate con le arance che siano bevande e dessert, ma anche cibi salati, come ad esempio l'insalata fatta con i finocchi crudi tagliati molto sottili, fettine altrettanto sottili di arance e qualche mirtillo essiccato, il tutto condito con olio e sale e se vi va anche un po' di pepe.
Ora poi che siamo in inverno, anche se non lo sembra molto quest'anno, ė proprio il momento ideale per approvvigionarsi di vitamina C in forma gradevole.
Vi propongo perciò una torta cha fa parte del mio 'repertorio' da molti anni. Tanti che non saprei proprio da dove ho tratto la ricetta. So solo che sul mio quaderno, sulla pagina piena di macchie, compare con il titolo 'Ciambella all'arancia', ma che io non l'ho mai fatta con il buco. Ve la propongo quindi a modo mio.

Ingredienti
5 arance bionde di misura media non trattate
80 gr di gherigli di noci
4 uova
50 gr di burro
180 gr di farina
280 gr di zucchero semolato
8 gr di lievito istantaneo
sale

Scegliete una teglia in cui poter fare il caramello (io per questi usi ne uso sempre una in alluminio) mettetevi 100 gr di zucchero e 4/5 cucchiai di acqua. Mettete sul fuoco girando fino ad ottenere il caramello del colore che preferite (più chiaro/più dolce, più scuro/retrogusto amarognolo). Io l'ho lasciato scurire. Lasciate raffreddare. Così è poco fotogenico perché sembra bruciato, però è il sapore che preferisco.
Grattugiate la buccia di 2 arance lavate e tenetela da parte.
Togliete la restante parte di buccia alle 2 arance e a quante vi sono necessarie per ricoprire tutto il caramello con fette di circa un centimetro di spessore.
Montate a neve ben ferma i 4 albumi con un pizzico di sale e poi lavorate, sempre con la frusta, in un'altra zuppiera 180 gr di zucchero e i 4 tuorli fino ad ottenere una crema liscia e chiara.
A questo punto potete unire le noci tritate fini, la buccia d'arancia e il burro fuso. Amalgamare bene e aggiungete la farina più il lievito, setacciati. Per ultimo unite anche gli albumi montati mescolando delicatamente fino ad amalgamarli completamente.
Versate il composto nella teglia e distribuitelo uniformemente.
Cuocere in forno a 180 gradi per circa 40 minuti.
Appena sfornata, con un coltello staccate la torta dalle pareti della teglia e rovesciatela subito sul piatto di portata.

Gabriella

venerdì 22 gennaio 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


VERDE ABBONDANZA


Levi Pinfold è un gran disegnatore e a guardare la sua pagina web se ne ha sufficiente dimostrazione. Greenling è una sua creatura, il misterioso protagonista de La stagione dei frutti magici, pubblicato da Terre di mezzo: forse un folletto, forse una creatura minacciosa. Comunque sia, il signor Orzodoro decide di raccoglierlo e di sistemarlo nella sua fattoria nel modo migliore possibile, lasciando la moglie brontolare.



Il posto migliore è un caldo giaciglio di morbida terra in cui, inutile dirlo, il pupo verdolino si troverà perfettamente a suo agio. Man mano che cresce, questo splendido bambino, specchio della floridezza, produce tutto intorno a sé un rigoglioso fiorire di fiori e frutti di ogni tipo che invadono e pervadono la fattoria e la casa dei signori Orzodoro: non v'è luogo o ambiente che non si riempia di pomi e di angurie, di rigogliose piante di girasole. 



E se la diffidente signora Orzodoro si mette le mani nei capelli di fronte a tanti sconvolgimenti, il serafico consorte ne vede il lato positivo: una grande inarrestabile abbondanza. Anche i vicini sono sul piede di guerra, ma la loro irritazione viene meno di fronte a tutto quel ben di dio messo a loro disposizione da quella magica e generosa creatura. La signora Orzodoro si convince: se noi abbiamo invaso la sua casa, è giusto accoglierlo ora nella nostra.


Tutti raccolgono e mangiano in abbondanza e l'estate scorre in questa animata compagnia di donne e uomini il cui buonumore va di pari passo con la sazietà.


Il tempo scorre e anche l'estate volge la termine, lasciandosi dietro provviste abbondanti. Greenling scompare, ma da bravo folletto si ripresenterà la primavera successiva, con chissà quali altre sorprese.

Dopo Cane nero, Pinfold dà prova di grande abilità nel rappresentare questo mondo all'incontrario in cui l'abbondanza non è frutto del lavoro, ma della spontanea generosità della natura: tanto sono alti e allampanati i protagonisti umani, altrettanto sono rotondi i frutti della terra e Greenling, bimbotto grassottello e compiaciuto. Tonde le zucche, le angurie i pomi, rotondi i girasoli, tonde le guance del bambino. Un albo illustrato tutto improntato ai toni dal verde al marrone, i colori della terra e dei suoi frutti. 
In questa storia, scritta in rima, la natura si riprende la sua aura magica e fa bene il signor Orzodoro, così anziano e stanco, a prendere questa stagione di improvvisa e inaspettata abbondanza come un dono, senza farsi tante domande e senza chiedersi perché. Madre natura, ogni tanto, è così generosa da placare ogni contesa e concede al mondo degli uomini una tregua. Poi finirà, ma non è detto che dietro l'angolo non si celino nuove magie.


Un sogno, forse, l'illusione di un mondo in cui tutto è un inarrestabile proliferare, basta tendere una mano, accogliere con grazia un gentile folletto per riceverne i doni.
Lettura per bimbi appassionati di natura, dai cinque anni in poi, e per sognatori di tutte le età.

Eleonora

La stagione dei frutti magici”, L. Pinfold, Terre di mezzo editore 2016


giovedì 21 gennaio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DOMANDA STUPIDA IN LIBRO INTELLIGENTE

Dov'è lo zoo? William Wondriska


ILLUSTRATI

"Un giorno il signor Topo fermò il suo amico Serpente e domandò: 'Dov'è lo zoo, signor Serpente?'
'Non lo so,' disse il signor Serpente 'chiediamolo al signor Coniglio'. 'Dov'è lo zoo, Signor Coniglio?'
'Non lo so', disse il signor Coniglio 'chiediamolo al signor Porcospino. 'Dov'è lo zoo signor Porcospino?'
'Non lo so' disse..."


Anche il signor Porcospino ne è all'oscuro. Altrettanto lo sono la tigre, l'orso, il leone, il coccodrillo. Tutti gli animali, in una quasi interminabile catena, pongono sempre la stessa domanda e ottengono sempre la stessa risposta dal loro interlocutore. Fino al momento in cui tutti e tredici si rivolgono al gufo che rispetto a loro è in una posizione di privilegio: è sollevato da terra. Circostanza questa che forse lo rende più lungimirante. 


Il gufo, voce fuori dal coro, avvisa gli animali su due fatti importanti. Il primo concerne la loro stupidità conclamata; il secondo, che ha a che fare in modo indissolubile con il primo, riguarda il loro essere essi stessi lo zoo.
Nell'atto di apprendere questi due fatti altri due fatti molto importanti si verificano. Il primo: gli animali furono contenti! e il secondo, che ha a che fare in modo indissolubile con il primo, sui loro musi scesero tante belle sbarre rosse.
Questa storia, come tutte le storie che meritino tale nome, ha una sua morale che recita pressappoco così: è sempre meglio non fare domande stupide, perché altrimenti vedi cosa ti può succedere...


E' di nuovo un libro che arriva da lontano, nelle sue coordinate spazio-temporali. Pubblicato nel 1961 negli Stati Uniti viene ripubblicato da Corraini, editore italiano dei libri di Wondriska.
Se uno volesse sapere qualcosa in più su questo straordinario artista designer americano, a tutt'oggi faticherebbe perché la rete lo ignora. A parte la solita pagina dal tono compilativo di Wikipedia, su di lui si riescono a ricavare le tappe della formazione che rimbalzano da un sito all'altro e poco più.
Eppure Wondriska è davvero un colosso dell'illustrazione e lo anche in ragione del fatto che appartiene a quella mitica età dell'oro che ancora oggi, a distanza di 50 anni, illumina il nostro panorama editoriale. In questo senso sono meritorie quelle case editrici che 'scommettono' sulla ripubblicazione di testi che altrimenti rischierebbero di estinguersi, come i panda. Penso a Corraini che tiene in vita Munari, Wondriska e Bob Gill, solo per citarne tre, Orecchio acerbo che coltiva nel suo catalogo nomi come Remy Charlip, James Flora e Dorothy Kunhardt, Babalibri che eredita Iela Mari dal catalogo Emme di Rosellina Archinto e ancora Topipittori che pubblica John Alcorn o Adelphi che ci delizia con i libri di Edward Gorey.
Questa baldanzosa squadra di autori, alcuni scomparsi, costituisce una galleria di imperdibili. Wondriska è tra loro. Degli undici titoli di libri che ha pubblicato per bambini, Corraini ne ha pubblicati sette. Evviva!
E sono tutti libri fatti di poco segno che lasciano il segno.
Nota correttamente Massimiliano Tappari nell'ultimo numero di Hamelin, dedicato allo stato dell'arte del picture book, che Tutto da me è un libro che salta agli occhi per quanto sia fatto di poco e nello stesso tempo sia pietra angolare per capire quale dovrebbe essere il fine ultimo che guida un autore nel momento della creazione. Quel libro lungo e stretto fatto solo di due colori, pochi segni e qualche foto, mette sotto gli occhi del lettore l'urgenza, ovvero la necessità espressiva che lo ha generato e lo fa in modo diretto e immediato. Con la consueta sintesi lessicale funambolica che lo distingue, Tappari dei libri di Wondriska dà una definizione che sottoscrivo: Più è contenuto il segno e più il segno ha contenuto.


Dov'è lo zoo? si muove nella medesima direzione. Nulla di esornativo e di superfluo, solo poco rosso e molto nero, distribuiti tra disegno e testo,una sequenza ordinata e ripetuta di quest'ultimo, quasi un ritornello, un ordine altrettanto preciso nella disposizione degli animali nella pagina di sinistra che vanno accumulandosi fino ad arrivare a riempire quasi del tutto lo specchio della pagina conclusiva con il gufo sul ramo. 


A seguire, il colpo di teatro finale, preannunciato in verità già dalla copertina e nei risguardi, in cui il rosso entra con prepotenza e il nero pieno si stempera nei toni acquarellati di grigio.


Il vero colpo di coda finale, tuttavia, arriva ancora dopo. Gli animali sono spariti, forse hanno fatto propria la lezione del gufo o forse hanno tristemente e semplicemente abbandonato la ribalta. Al loro posto è comparsa la frase che segna la svolta, ovvero lo scarto che un pensiero divergente genera sul lettore intelligente*.

Carla

*A Barbara Ferraro ancora una volta il merito di appartenere a detta categoria e di avermi fatto vedere meglio.

mercoledì 20 gennaio 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


DI ROGHI E D'INGIUSTIZIE



Quello che vi propongo non è, in effetti, una novità, ma la riproposta di un testo che Vanna Cercenà, premio Andersen 2015, ha scritto per Fatatrac nel 2008 e che ora Lapis porta in libreria in una veste rinnovata.
Quando soffia il vento delle streghe racconta in forma romanzata un episodio storico, di caccia alle streghe, effettivamente avvenuto in Liguria, nel paese di Triora.
Alla fine del Cinquecento, nella piccola comunità, tormentata dalla carestia, monta l'ostilità nei confronti di una levatrice e delle sue amiche. La levatrice, Maria, è la nonna della protagonista, figlia, per altro, di un ebreo e di una cristiana. Bettina dunque, per sopravvivere alla sua condizione doppiamente ambigua, deve fuggire e per farlo deve travestirsi da maschio, separandosi dall'amata gatta nera. Come David raggiunge prima Genova e poi Firenze, nascondendo con difficoltà la sua vera identità. Diventa l'aiutante di un orafo e in questa veste sventa l'attentato alla vita di una giovane nobile; ma questa impresa le costa lo svelamento della sua identità e, di nuovo, la partenza, questa volta per tornare a Genova, dove lo zio ebreo, che l'aveva protetta, è morto da poco. Poi ancora a Triora per ricongiungersi nuovamente alla nonna, sopravvissuta alle persecuzioni.
Dunque, una storia avventurosa, movimentata, caratterizzata da un'attenta ricostruzione storica, che rende particolarmente vivaci le descrizioni di ambienti, che racconta di ebrei e di gentili, di arti e di ignoranza, forse un po' troppo densa di avvenimenti e di intrecci.
E', comunque, una riproposta interessante, soprattutto in questo momento: mette in luce un argomento, quello della caccia alle streghe, raramente sottoposto all'attenzione di ragazze e ragazzi, cresciuti con le melense imprese di streghine stereotipate, di impronta disneyana. E' un periodo oscuro della storia occidentale, di pregiudizi, discriminazioni, repressioni violente, volte ad estirpare forme di conoscenza arcaica, soprattutto femminile.
Levatrici, guaritrici, figure nello stesso tempo potenti ma non sottomesse, sono oggetto di periodici attacchi, culminanti, spesso, con crudeli torture e con il rogo.
Certo non è questo che viene raccontato nel libro, in cui il contesto di oscurantismo religioso e di intolleranza è uno sfondo su cui si svolge la narrazione, sempre molto scorrevole e avvincente. Ma è un'occasione per parlare ai più giovani di una realtà, che almeno in apparenza sembriamo voler ignorare: la nostra 'civiltà', quella di cui ci vantiamo, è stata capace anche di questo e se non ci fosse stato il benemerito Secolo dei Lumi, i diritti delle donne sarebbero ancora di là da venire. E non è che oggi poi possiamo davvero parlare di uguali opportunità e men che meno di rispetto per tutte le diverse declinazioni delle singolarità. Ma questa è un'altra storia.
Consiglio caldamente questa lettura a ragazze e ragazzi, dai dodici anni in poi, che vogliano essere più consapevoli della nostra storia.

Eleonora

“Quando soffia il vento delle streghe”, V. Cercenà, Lapis 2016

martedì 19 gennaio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


PER FAVORE, NON MORDERMI SUL COLLO

Diario di Vlad, aspirante vampiro, Fabrizio Casa, Tuono Pettinato
Rizzoli 2015


NARRATIVA PER GRANDI (dai 10 anni)

"Non sono né alto né basso, né grasso né magro, parlo poco ma non sono taciturno, mi faccio i cavoli miei senza essere un zombie. L'unica particolarità che ho è di appartenere a una rara nicchia ecologica , tipo il panda del WWF: come nel mio caso, non ce ne sono molti e quei pochi sono a rischio. Per questo a scuola sono AMICO DI TUTTI E AMICO DEL CUORE DI NESSUNO. Così che quei tutti mi conoscono ma non mi riconoscono. Nel senso che compaio senza apparire mai."

Così dice di sé Vlad, 13 anni e un bel po' di doti speciali. La prima, utilissima, è la Matemagika, ovvero l'abilità di saper cogliere al volo i procedimenti logici, come per esempio quello che regola l'ordine in cui si viene interrogati dal prof di matematica. Seconda, la Enigmistika, un'abilità particolare nel fare giochi di parole. Terza, la Grammatika, un'abilità innata nel conoscere la propria lingua correttamente. Ma accanto a queste che Vlad può serenamente ostentare ce ne sono altre che hanno a che fare con una sua presunta natura nascosta.
Come la maggior parte dei coetanei, Vlad non ha certezza di dove il suo crescere lo stia portando e non sa se lui effettivamente possieda una natura nascosta. Diciamo che sta attraversando la delicata fase del CHI SONO VERAMENTE IO?
Vladimiro detto Vlad, ragazzino pallido, con genitori e nonna regolamentari ma acquisiti, è molto concentrato nello stilare liste, elenchi, sequenze di procedure per mantenere ordine nella sua testa e anche nella sua vita ed evitare scomode emicranie.
La vita vera però è fatta di imprevisti e di grandi prove che ti si parano davanti quando meno te lo aspetti. La prima, di una lunga serie, si concretizza in una festa di Carnevale con rissa e morso finale al bullo di turno.
Chiuso nella sua camera, area off limits per tutti, Vlad rielabora l'accaduto con il suo solito modo di procedere per punti. Una cosa è certa, da quel giorno lui non è più il signor nessuno, ma non è ancora il signor qualcuno: al momento è il signor qualunque.
Giorno dopo giorno, però, la vita di Vlad si movimenta, si complica, si infittisce. Accanto a Tariq che lo segue dall'asilo come un trolley, e a Zeta, ragazzina spavalda e tutta nera che parla per titoli di canzoni, Vlad sperimenta la propria libertà, fa le prime prove d'amore, supera gli esami, insomma cresce. E lo fa ad un ritmo sostenuto, talmente sostenuto che all'ultima pagina si salta sulla sedia....

A Fabrizio Casa, autore di questo libro molto nero e un po' rosso, vanno riconosciute alcune doti che, libro dopo libro, ricompaiono e si riconfermano.
Prima fra le altre, la vivacità dello scrivere. Il ritmo che tiene Vlad nella sua conquista di un posto nel mondo, la riconosco anche a Fabrizio Casa nello scrivere le sue storie. Una trama articolata che non batte mai il passo. Anzi, si infittisce con il procedere della storia e si consolida.
Seconda dote che gli ascrivo è quella di saper raccontare anche al di là, facendo emergere contenuti importanti con una naturalezza tutta quotidiana. Nei suoi libri, accanto al gusto per l'intreccio, il gioco di parole, il doppio senso, lo scherzo, l'ironia, Fabrizio Casa è capace di raccontare la complessità di un percorso di crescita, le difficoltà di relazione che segnano i rapporti tra adolescenti e adolescenti e tra adolescenti e adulti.
Terza dote che mi pare giusto riconoscergli è quella di saper trovare registri di scrittura sempre diversi. In questo Diario di Vlad colpisce l'andamento che ha il tono di un diario, ma nello stesso tempo procede nel ragionamento per liste e per punti, così come siamo sempre più abituati a pensare.
Tuono Pettinato con i suoi disegni che attraversano e punteggiano il testo dà forma visibile ai personaggi, li rende ancora più vivi e vivaci.

Carla

lunedì 18 gennaio 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


SALVIAMO GLI ANIMALI



Sembra destino, in questo periodo, che mi capitino fra le mani libri il cui contenuto è per certi versi simile: animali in pericolo e qualcuno che cerca di salvarli.
Se nei due precedenti post ho raccontato storie per ragazzini più grandi, dai risvolti drammatici o fantastici, qui vi propongo uno scenario diverso: infatti abbiamo a che fare con un illustrato per piccoli, dai tre anni. A salvare gli animali provvede il piccolo lettore, girando le pagine di acetato, liberando così gli animali da situazioni sgradevoli o pericolose. 


Ecco che la tigre non è più un morbido tappeto 



e la volpe non scalda il collo di una bella signora; l'alce non è un trofeo appeso al muro,


 ma se ne va allegramente per i boschi 



e le galline rinchiuse in un capannone si ritrovano felici in un bel prato a razzolare.


Il meccanismo è noto e ben consolidato: agire sulla forma del libro, sfogliando le pagine, ne modifica la storia e il piccolo lettore e la piccola lettrice ne diventano gli attori principali, capaci di intervenire direttamente nel modificare le situazioni. 


È facile immaginare il divertimento dei bambini nel guardare le situazioni cambiare, magari ascoltando delle storie che ne giustifichino la sequenza; si tratta, insomma, di un libro dagli usi molteplici, che consente di sfruttare le immagini per raccontare e per spiegare diversi aspetti della condizione animale, dall'allevamento intensivo, ai danni dell'inquinamento, alla caccia e così via. Non a caso il libro, premiato in Gran Bretagna, ha ricevuto anche la menzione da parte della Born Free Foundation.

Il libro S.O.S. Animali, pubblicato da La Margherita, è di PatrickGeorge, pseudonimo di Peter Scott, illustratore e designer; lo stesso editore ha già pubblicato diversi suoi titoli costruiti nello stesso modo, sempre per la primissima infanzia: ha uno stile inconfondibile, caratterizzato dall'uso di immagini semplici, stilizzate e dai colori netti, con forti contasti. Tutto per aumentare la leggibilità dell'immagine, in questo caso non accompagnata da frasi o da parole.
S.O.S.Animali mi sembra più divertente e dinamico dei precedenti, capace di coinvolgere maggiormente il lettore in microstorie sorprendenti.

Eleonora

“S.O.S. Animali”, PatrickGeorge, La Margherita 2016


venerdì 15 gennaio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


I SÌ CHE AIUTANO A CRESCERE

Liberi tutti! Arianna Papini
Uovonero 2015



ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"No. La neve.
Sì. Il silenzio.
No. La terra.
Sì. Giocare.
No. La pioggia.
Sì. Le pozze."


No alla neve che è fredda che può gelare piccole mani. Sì alla bellezza del silenzio che ha molto a che fare con la neve che tutto attutisce. No alla terra perché potrebbe infilarsi sotto piccole unghie. Sì al gioco fatto con polpette di terra che sembran patate. 


No alla pioggia che può bagnare piccole teste, sì al gusto di saltare dentro le pozzanghere con piccoli stivali nei piedi. No al buio che che inghiotte ogni cosa, sì alla notte con la luna e le stelle. No al sole che brucia giovani pelli, sì alla luce che irradia ed è fonte di vita. No al bagno che l'acqua è fredda, è mossa, è pericolosa. Sì al mare dove anche un gatto può imparare a nuotare...


I no e i sì nella prima infanzia dei bambini e delle bambine sono punti cardinali per orientarsi. Resta da chiedersi quanti siano i no, rispetto a sì, che puntellano la giornata di un bambino piccolo e quanto effettivamente essi siano portatori di senso profondo e non siano invece dettati da esigenze contingenti e si rivelino soluzioni più veloci e sbrigative in nome di un ipertrofico senso di protezione nei confronti dei più deboli, dei più indifesi, dei più piccoli.
Questa domanda, quanti no diciamo a un bambino o a una bambina, in nome della sua tutela, in ragione del fatto che noi siamo grandi e sappiamo come 'si fa', se la sono posta le educatrici dei nidi di montagna della zona intorno a Cles, in provincia di Trento. La cooperativa sociale La Coccinella, che è la mente di tutto questo, ha dato l'avvio a un progetto che, per esempio nel nido di Brentonico, ha avuto esiti significativi: un giardino 'avventuroso' dove boschetti di bambù sono terreno di esplorazione per bambini con su cappellini dal muso di panda...
Più in generale, in molti nidi di montagna di quella zona si è avviata una riflessione approfondita tra le educatrici e chi si occupa della formazione, in secondo luogo sono stati progettati e realizzati luoghi di accoglienza e sperimentazione del progetto stesso (il bosco di bambù, per esempio) e terzo, ultimo ma non ultimo esito di tutto questo, è il libro che Arianna Papini ha immaginato. Liberi tutti!, una narrazione lieve con i toni della poesia, che ruota intorno al senso ultimo del progetto, ovvero il diritto al rischio che deve essere garantito anche ai più piccoli.
Leggero, ma solido, come le sue illustrazioni, il testo si compone di sette no e sette sì. L'ottavo no è diverso perché incrinato dal dubbio, e il sì che lo bilancia ha, invece, il tono del trionfo.


La conoscenza passa per l'esperienza, questo dovrebbe essere chiaro a tutti. Spesso però l'esperienza viene sottratta e negata a chi invece avrebbe bisogno di farla per poi essere in grado di crescerci sopra. L'imprevisto, lo sconosciuto, sono ponti che vanno attraversati se si vuole davvero consolidare le competenze, le sicurezze, le abilità dei bambini ancora molto piccoli. Questo non vuol dire che l'adulto debba sottrarsi alle proprie responsabilità, ma che debba piuttosto convogliarle nel creare un corretto equilibrio tra quello che è il rischio e la possibilità del piccolo di affrontarlo in sicurezza.
Arianna Papini, con la sintesi di cui spesso è capace, prova a dare un suggerimento in tal senso. Accanto ad ogni no, quelli più consueti che sentiamo dire a molti adulti, mette un sì che assume il valore contrario di apertura, di possibilità, di cambio di prospettiva.
Nel suo libro, la tesi che il rischio possa trasformarsi, in questo ribaltamento prospettico, in opportunità o possibilità da parte delle bambine e dei bambini di misurare se stessi, e lì a disposizione di chi la voglia cogliere e fare propria nella pratica quotidiana.
Al di là di tutto, non sarebbe buon esercizio ad ogni no affiancare sempre un sì?


Le salite e le discese tutti le devono affrontare e i sassi lungo il cammino tutti li incontreranno e, in caso di bisogno, alcuni di loro, soprattutto quelli non più alti di un pollice, li metteranno in tasca per tornare a casa...

Carla