mercoledì 17 settembre 2014

ECCEZION FATTA


 INSEGUENDO I NON LETTORI

Città del Messico

Eccoci, siamo pronte ai blocchi di partenza, pronte ad affrontare per l'ennesima volta l'evento commerciale dell'anno, quello per cui tutti gli editori, i loro rappresentanti, i distributori e i librai si muovono: il natale commerciale, che sembra lontano, ma che si comincia a preparare ora, ammonticchiando pile e pile di novità, di strenne, che tutti, ma proprio tutti sperano di vendere.
Se il mercato librario langue, e langue per i tanti motivi che abbiamo talvolta provato ad esporre in questo blog, che senso ha questa spasmodica rincorsa al Libro Perfetto, dal punto di vista commerciale, quello che si fa comprare da tutti, anche da quelli che i libri li regalano soltanto o da quelli che li lasciano a poltrire sul comodino?
Aspettarsi buone vendite è necessario, è quell'atto di fede, o di pianificazione razionale, che ci fa pensare che sia ancora possibile vivere del nostro lavoro di operatori del settore editoriale. Se i libri non venissero venduti, aldilà dall'essere effettivamente letti, ce ne andremmo a casa in tanti e nei fatti è quello che piano piano sta succedendo.
Hanno chiuso o ridotto il personale tante librerie, ci sono grandi catene con i contratti di solidarietà, gruppi editoriali con i dipendenti in cassa integrazione. Non stiamo parlando di sciocchezze.
Ci si rompe la testa nell'individuare il vero nemico, dall'e-book alla vendita on line, a pensare scenari futuri e futuribili, per non dire distopici.
La strategia dei grandi gruppi di distribuzione, in piena consonanza con la stragrande maggioranza delle librerie, è di inseguire il cliente, più che il lettore, nei suoi molteplici gusti, vendendo in libreria un po' di tutto, inserendo prodotti-civetta, o intere linee commerciali, trasformandole di volta in volta in sofisticati punti vendita o in gran bazar.
E' una linea vincente? I conti economici dei vari soggetti coinvolti non mi sembrano molto migliorati; chi entra in libreria sa che può comprare molto altro, ma se non riusciamo a far leggere di più e a far comprare più libri, potremo mai ad uscire da questo circolo vizioso?
C'è forse qualcuno in questo paese che sta investendo sulla cultura e sulla lettura? C'è forse in giro un grande investimento pubblico che si fondi sulla consapevolezza che non si cresce economicamente se non si cresce culturalmente?
Intanto, nel deserto delle idee, le librerie e i librai cercano di sopravvivere inseguendo il cliente errabondo, che compra dove vuole e come vuole, solleticandolo con molteplici oggetti del desiderio; la mia personale modestissima esperienza dice che si conquistano lettori/lettrici, si motivano a tornare in libreria con poche semplici cose: un assortimento intelligente ed esteso, la professionalità di chi opera, la disponibilità ad interpretare le esigenze di lettura. Controcorrente, penso che non si salvano le librerie, i librai, gli editori e tutti quelli che lavorano nella filiera senza buoni libri e senza una politica che avvicini i giovani e i giovanissimi alla lettura.

Quanto poi al Libro Perfetto, quel fenomeno editoriale che latita da diversi anni, per quanto abbia fatto felici tanti librai ed editori fortunati, sono ancora dalla parte del Libro Selvaggio, leggetevi il libro se ve lo siete perso, del libro capace di incantare, di veicolare storie e immagini straordinarie, che restano nel cuore e qualche volta cambiano la vita.

Eleonora

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