giovedì 30 maggio 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

COME PESCE

Il mistero di Cola Pesce, Daniela Iride Murgia
Artebambini, 2013


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Nettuno ti prenda e come pesce ti faccia schiavo!
Le sue parole si fecero realtà, ma solo a metà.
Cola diventò metà uomo e metà pesce.
Un essere unico al mondo,
un mammifero con le branchie.
La madre vide il figlio scivolarle dalle mani
e pianse e si contorse fino a strapparsi le viscere.
Si chiuse a riccio e morì."


Così ha inizio la leggenda tragica di Cola Pesce. Nasce con un anatema sconsiderato di una madre che non può sopportare che suo figlio sia sempre tra le onde a nuotare meglio dei pesci.
E così Cola, metà uomo metà pesce, un ibrido, un sireno, diventò così tanto famoso che il re in persona volle conoscerlo. Ma purtroppo, si sa, i re sono insaziabili e insaziabile fu la curiosità del sovrano della Sicilia.
Da Cola voleva sapere che sorprese riservasse il mare sotto l'isola e così, immersione dopo immersione, Cola ogni volta riemergeva con notizie sempre più allarmanti: sotto il faro dell'isola il mare non ha fondo, il mare laggiù è nero e terribile. L'isola appoggia su tre puntelli che non sono solidi e a loro volta essi non poggiano su nulla...


E ogni volta Cola si ributtava nel mare profondo per il re che non era mai soddisfatto e sempre di più bramava di sapere. Ma ciò che l'uomo pesce vedeva era solo fumo denso e scuro e pesci dai denti terribili.
Fino a che, divorato dal terrore, Cola disse al re che per nulla al mondo si sarebbe rituffato. Ma il sovrano sapeva come costringerlo. E per questo gettò la sua Corona nel mare profondo. A Cola non restò che lanciarsi in acqua per recuperarla. Ma prima chiese delle fave da portare con sé; se il re le avesse viste tornare galla avrebbe capito che per Cola era finita...


Le fave riemersero dopo anni e c'è chi crede che Cola le abbia lasciate andare tra le dita per non essere più schiavo del re e poter finalmente nuotare negli abissi come aveva sempre desiderato. Ma c'è qualcun altro -e sono i più- che crede che Cola nel mare di Sicilia abbia trovato la morte. Ma forse Cola non è morto e non è scappato ma è invece ancora lì a sorreggere l'isola...

Una delle più suggestive leggende italiane che io conosca. Nelle sue molte declinazioni, la storia di Cola Pesce compare in tutto il suo splendore a buon diritto anche nella parte dedicata alla tradizione di Sicilia delle Fiabe italiane, curate da Italo Calvino. Ed è quella la versione che ho amato di più.
In questa, ideata da Daniela Iride Murgia, le singole varianti compaiono in sinergia a comporre un testo complesso ed articolato.
Come complessi sono anche i disegni, frutto di un elaborato gioco di collage tra forme e mezzi differenti. Al delicato e sfumato disegno a matita che compone il Cola Pesce fanno da sfondo stampe antiche, cupe e dense di inchiostro oppure ritagli di vecchi indici di libri, oppure ancora elementi fotografati e ritoccati a pennello quel tanto da farli sembrare altro.
Utilizzati solo due colori base: il colore della sabbia e un azzurro grigio che preannuncia il finale tragico della leggenda.
Sottili ironie qua e là: nell'alludere al nome del protagonista che cavalca la bottiglietta simbolo dell'omonima bevanda, oppure nel cappello da cuoco che affonda al posto di un più regale copricapo...
Daniela Iride Murgia è ogni giorno più matura nel suo modo di illustrare, o forse dovrei dire meglio,  di concepire libri. Se metto a confronto questo Cola con le sue opere più recenti, mi pari salti agli occhi un percorso fatto, durante il quale si è consolidato lo stile e la cifra.  
Ma già in Cola mi paiono insoliti, colti, raffinati anche se non sempre riusciti al meglio (devo essere sincera, non mi convince la tavola con la disperazione della madre di Cola Pesce), i disegni di Daniela Iride Murgia ci restituiscono tutta la drammaticità della storia antica e struggente di una creatura che fu sempre due cose...

Carla

Noterella al margine: un bel refuso in ultima pagina, che sembra essere uno scherzo della sorte, in questa storia di 'trasformazione'....
Comprate il libro, leggetelo perché merita, e poi, a tempo perso, provate a trovare l'errore e sorrideteci sopra.

martedì 28 maggio 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL PUNTOLINO

Lupo & Lupetto, Nadine Brun-Cosme, Olivier Tallec
Clichy 2013


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Lupo viveva lì da sempre, da solo sotto il suo albero, in cima alla collina.
Poi, un giorno, arrivò Lupetto. Veniva da lontano. Da così lontano che all’inizio Lupo vide solo un puntolino. "



Ma poi Lupetto si avvicinò. Al principio si guardarono di sottecchi per un po', così senza cattiveria, ma con sospetto. 

 Lupo, del fatto che il Lupetto non accennasse ad andarsene non era affatto contento, ma più del fastidio poté la pietà e così per la notte gli cedette un angolo della sua coperta di foglie. Il mattino dopo, Lupetto ancora lì, Lupo decise di far finta di niente. Ma non è cosa facile, così minuto dopo minuto cominciò a delinearsi una relazione tra i due, fatta di ammirati sguardi, di tentativi di imitazione, di piccole gentilezze e premure e apprensioni...
Le abitudini di Lupo adesso dovevano tenere conto della nuova presenza. E quando, alla sera, al ritorno dalla sua passeggiata Lupo vide che sotto l'albero Lupetto non c'era più, cominciò a preoccuparsi. Il suo tempo ora si riempì di attese, di digiuni, di solitudini, di sguardi lontani... E di buoni propositi. Le assenze, le mancanze sono quelle che di più ti danno la misura del valore di una cosa, di una persona, di un affetto. Mentre i buoni proponimenti si susseguivano nel cuore di Lupo, all'orizzonte ricomparve un puntolino...
Bastarono poche parole perché tra i due si suggellasse per sempre reciproco amore.

Come sempre nelle storie semplici, e questa lo è a tutti gli effetti, il significato ultimo può essere letto in senso paradigmatico: l'essenzialità della storia diventa emblema.
In questo specifico caso, è la storia di un incontro. Un incontro fatale, laddove dopo il primo sguardo tra i due, nulla può essere più come prima. Per gli animi di Lupo e Lupetto, l'essersi trovati, rende la loro relazione imprescindibile.
Quando accade, se accade, nella vita di una creatura che l'incontro con un altro essere, diventi a tal punto importante da poterlo definire vitale come l'aria che si respira, ogni prospettiva si modifica. E la solitudine lascia il posto alla condivisione. Possiamo chiamarlo amore, possiamo dirla amicizia, può esistere tra uomo e donna, tra uomo e uomo o tra donna e donna, tra piccolo e grande, tra un bambino e un cane, o tra un lupo e un lupetto: poco ci interessa perché il nocciolo della questione sta nell'essere due e non più uno.
E così Lupo nei confronti di Lupetto diventa da un momento all'altro premuroso come una madre, orgoglioso come un padre (o viceversa), generoso come un amico, trepidante come un amante. 


E in ultimo, verificata da entrambe la parti, la forza del desiderio di stare assieme, quanto è bello e nello stesso tempo quanto sembra difficile, dichiarare all'altro questo bisogno. "Senza di te, disse Lupo con una flebile vocina, io mi annoio"...
Nadine Brun-Cosme si conferma quella sensibile narratrice di storie che raccontano l'Umanità, quella con la maiuscola, attraverso la costruzione di una semplice trama dal forte valore simbolico.


Olivier Tallec, dal canto suo, racconta attraverso l'immagine anche le più piccole sfumature emotive che si nascondono in questa storia. Il lupetto, di quell'azzurro così intenso, è portatore di un'ingenuità traboccante. Nelle sue zampette giunte e in quello sguardo da sotto in su c'è tutto il senso ultimo di un'infanzia e, per converso, nei grandi occhi occhi sgranati di Lupo che scrutano un'orizzonte deserto, io leggo la trepidazione di un genitore alla prima uscita serale di un figlio...


Carla

Noterella al margine. 
Fin troppo misconosciuto in Italia, fino ad oggi Tallec ha pubblicato da noi solo tre libri:  Bisognerà, Lapis 2006; Questa è la poesia che guarisce i pesci, Lapis 2007; La strega in fondo alla via, Kite, 2008. Tre meraviglie!


lunedì 27 maggio 2013

CORTESIE PER GLI OSPITI (libri preferiti da altri)


ESSERE VIVI

The Principles of Uncertainty, Maira Kalman,
The Penguin Press, 2007


Ammetto che questo libro difficilmente potrebbe dirsi per bambini. Le sue 324 pagine illustrate (tutte, dalla prima all’ultima – con l’aggiunta di divertenti inserti fotografici) potrebbero tuttavia essere considerate un manuale di filosofia 'applicata' imperdibile per gli adolescenti. Che, all’utilità di leggere un Inglese piano e colloquiale, sommerebbero una valanga – letteralmente – di spunti.
Maira Kalman (che negli anni ’70 ha fondato con il marito Tibor un famoso studio newyorkese di grafica e design) autrice prolifica come pochi, ha illustrato per un anno intero i suoi pensieri quotidiani ed una messe infinita di ricordi, partendo dalla domanda Chi sono io? Chi sei tu? Che cos’è tutto?'. E ha ritratto persone, scorci di paesaggio, cibo, interni, merci, e ogni genere di cosa che le tornasse alla mente, nello sforzo di districarsi tra la pulsione a vivere intensamente e creativamente e la malinconia (mai enfatizzata) che ci accomuna, nella consapevolezza che tutto è caduco. Il registro del suo originalissimo diario è un’ironia sottile, a tratti folgorante. Un tripudio di piccole epifanie che si dipanano attraverso l’osservazione delle cose comuni, tante e tanto varie da fare di tutte le nostre vite, senza distinzione, un palcoscenico di fatti speciali. A volerlo. A volerci impegnare nell’essere attenti, curiosi e attivi.


Maira coglie in essenza l’identità di tutto quanto la circonda, lo fa usando il pennello e brani di testo sempre molto divertenti. La sua natura vivace e ricettiva la rende capace di uno sguardo fulmineo, la sua presa sulla realtà è veloce e il modo in cui ce la porge è al tempo stesso ingenuo e finemente pedagogico. Quanti ragazzini riescono, oggi come oggi, a guardare ed a vedere quello che li circonda? La ricchezza di dettagli che si sommano formando interi microcosmi, tutto intorno a noi. Senza contare che, nel suo inventario colorato e vorticante, Maira ci sfida continuamente attraverso associazioni spesso colte e tuttavia facili da decrittare. Magari con l’aiuto di una vecchia, cara enciclopedia…


I Principi dell’Incertezza è un libro strano, vivo e saltellante, una sequenza interminabile d’immagini e di riflessioni che risucchia l’attenzione creando sorpresa e generando commozione. E’ un’opera complessa, eppure facilissima da 'attraversare'''. È un concentrato di bellezza reso con rapidi guizzi. Se avessi un figlio adolescente, glielo prescriverei proprio come un balsamo, contro la noia e il male di vivere…
(… non avendolo, da illustratore, posso dire che è sul mio comodino 'pronto all’uso' da diversi anni. Quando lo sfoglio, mi riversa addosso una sferzata di energia sempre nuova, il bene di un’incertezza esistenziale che diventa subito una gran voglia di partecipare, raccontandolo, del Tutto).

Daniela (Tordi)


sabato 25 maggio 2013

 

SE SON ROSE, FIORIRANNO

Ho letto con molta curiosità il post FIORELLINI DI MELO FIORELLINI DI MELE e mi sono immediatamente procurata gli ingredienti per provarli. Il primo tentativo ha avuto qualche problema di forma, ma il secondo era perfetto. Tanto perfetto che una volta messo in tavola ha stimolato la fantasia dei presenti e si è creato una sorta di brain storming mangereccio, chiacchiere varie tra ricordi ed evocazioni, da cui mi sono portata a casa l'idea di trasformali in fiori sì, ma salati.
Per mettere a punto la nuova ricetta il primo passo è stato scegliere tra i vegetali quelli che meglio si adattavano a comporre i petali, ma subito mi è stato chiaro che pomodori e melanzane andavano benissimo per forma e dimensione, ma anche perché ottimi se insieme. Secondo trovare il modo di insaporirli. E qui ho attinto all'esperienza fatta con altre ricette.
Quindi fiori, e questa volte direi a buon diritto rose, di melanzane e/o pomodori insaporiti con acciughe, capperi e origano.
A voi la ricetta.


Ingredienti (per 8/9 rose)
1 melanzana del tipo allungato il cui diametro non superi 8/9 cm
2/3 pomodori rossi, ma non troppo maturi, di forma tondeggiante e dello stesso diametro
10 filetti di acciuga sottolio
1 scalogno medio
una dozzina di capperi
2 cucchiai di zucchero di canna
origano
olio, sale
un rotolo di pasta sfoglia



Lavate la melanzana, tagliatela a fette di circa 3 mm di spessore e disponete le fette in una padella antiaderente senza condimenti e cuocete a fuoco medio fino a che la superficie è dorata. Girate le fette sul secondo lato e quando sono pronte mettetele su un piatto, fino a quando non avete terminato tutte le fette. Conditele con olio di oliva e un po' di sale.
In realtà per questa preparazione ve ne basteranno poche, ma le restanti tenetele da parte.
Lavate e tagliate a fette i pomodori, questa volta di circa 5 mm di spessore.




Mettete a soffriggere in una padella antiaderente lo scalogno tritato finemente. Appena imbiondisce aggiungete i 2 cucchiai di zucchero rimestando bene, e a seguire i filetti di acciuga tagliati a piccoli pezzi e i capperi interi. Quando il tutto si è amalgamato aggiungete le fette di pomodoro girandole in modo che il condimento aderisca. Lasciate cuocere per una decina di minuti (i pomodori devono ammorbidirsi senza sfarsi) girando ogni tanto facendo attenzione a non rompere le fette. Direi che quando la buccia inizia a staccarsi sono pronti.
Spargete origano a piacere, spegnete e lasciate raffreddare bene.
Come per la versione dolce, stendete la sfoglia e tagliatela a strisce di circa 4 cm. Iniziate tagliando una striscia per ogni lato, ottenendo 4 strisce con un lato curvo e poi nel quasi quadrato che avrete ottenuto tagliate le altre.
Sia le fette di pomodoro che quelle di melanzana le dovete tagliare a metà.
A questo punto potete fare rose di solo pomodoro, e/o di melanzane e pomodoro.
Per i primi stendete sulla striscia le fette di pomodoro facendo sporgere un pochino il lato curvo e avendo cura che si portino insieme un po' del condimento, capperi compresi.
Risvoltare la pasta sul lato lungo, ricoprendo le fette e arrotolare il tutto.
Per la versione mista, disponete per prime le fette di melanzane e sopra ogni fetta aggiungetene una di pomodoro sempre con il condimento. Chiudere nello stesso modo.
Disporre su una teglia coperta di carta da forno lasciando un po' di spazio tra l'una e l'altra.
Cuocere in forno a 200° per circa 15/20 minuti, fino a che la sfoglia non si è gonfiata e dorata.
Servire calde o tiepide.


Alla fine della preparazione, come previsto, mi sono ritrovata ancora delle fette di melanzane e in più una padella, quella in cui hanno cotto i pomodori, piacevolmente 'sporca' del sughetto di cottura. Avendo anche a disposizione delle fette di petto di tacchino e della salvia ho pensato di fare degli involtini.
Per cui: strato di carne battuta+melanzana+filetto di acciuga+ foglia di salvia o capperi. Arrotolati, chiusi, cotti e rosolati nella padella 'sporca' con l'aggiunta di un goccio di olio e un po' di sale.
Davvero niente male.

Gabriella

venerdì 24 maggio 2013

FAMMI UNA DOMANDA!

MA QUESTE SON DOMANDE DA GRANDI!

Spesso, quando si pensa ai libri di divulgazione per bambini, si pensa soprattutto alle magnifiche invenzioni di pop up e libri animati che rendono immediatamente comprensibili classificazioni tassonomiche, strutture cosmiche, gli ominidi e chi ne ha più ne metta. Ma per scienziati già un po’ cresciuti sembra esserci poco. Qui vi propongo due validi esempi che smentiscono questa impressione.



Il primo, Storia dei semi di Vandana Shiva, affronta tematiche complesse e attualissime: la protezione della biodiversità come tutela delle culture che crescono in determinati contesti ambientali, e come tutela di un’agricoltura dalla parte dei contadini e dei consumatori invece che condizionata e soggetta alle multinazionali. L’autrice, laureata in fisica, ma da sempre impegnata sul piano ambientale, insiste con chiarezza su un concetto: devastazione ambientale e povertà vanno a braccetto. Lo sviluppo dell’agricoltura intensiva, basata sullo sfruttamento indiscriminato del territorio e sull’uso di semi brevettati, ha prodotto, fra l’altro, la grande povertà dei produttori, i contadini del terzo mondo in particolare. Che la questione dei brevetti sui semi, ovvero la possibilità di coltivare solo utilizzando le sementi brevettate dalle multinazionali, sia di grande attualità lo dimostra anche la discussione in Europa sui cosiddetti orti urbani. Non si muove foglia, o seme, senza che il denaro non riempia le tasche delle multinazionali. 

 
Tutto questo è spiegato in un testo semplice e gradevole, affiancato dalle illustrazioni di Allegra Agliardi. E’ direi un testo interessante anche per quei genitori o insegnanti che vogliono saperne di più senza dover affrontare testi troppo complessi. Sapete cos’è la biopirateria, avete un’opinione definita sugli ogm? Qui potete trovare delle indicazioni e dei dati interessanti.

 
Ma se preferite argomenti cosmici, vi suggerisco, sempre per giovani scienziate/i Stelle, pianeti e galassie, della prolificissima Margherita Hack, qui insieme a Massimo Ramella. Il testo appartiene alla collana Quattro passi nella scienza, già segnalata: impaginazione vivace, taglio giornalistico, contenuti abbastanza approfonditi, per quei lettori già grandicelli, ovvero sopra i dieci anni, che hanno interesse all’approfondimento. Qui l’argomento è la storia dell’astronomia, per comprendere meglio come si è arrivati alle attuali teorie fisiche e cosmologiche. Non vi spaventate, è tutto molto chiaro e direi affascinante, nel raccontare il lungo percorso dal sistema tolemaico, con la Terra al centro dell’Universo, a oggi. Magari qualche ragazzina/o potrebbe decidere di seguire questo percorso e diventare la Margherita Hack o il Carlo Rubbia del futuro.

Eleonora

“Storia dei semi”, V Shiva, Feltrinelli 2013
“Stelle, pianeti e galassie. Viaggio nella storia dell’astronomia dall’antichità a oggi.” M. Hack e M. Ramella, Editoriale Scienza 2013




giovedì 23 maggio 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

 
COME UN BAMBINO
Orlando, l'avvoltoio coraggioso, Tomi Ungerer

Donzelli, 2013



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)



"Orlando era un avvoltoio messicano. Un giorno mentre sorvolava il deserto, trovò il corpo di un cercatore d'oro.

Frugando tra le cose del cercatore d'oro, trovò una foto della moglie e del figlio.

Per l'uomo non c'era più niente da fare, perciò Orlando raccolse tutti gli oggetti in un fagotto e volò via."



Il fagotto contenente i pochi resti del cercatore d'oro passarono di mano in mano finché non tornarono ad essere appesi al becco di Orlando che, come postino, 
li recapitò alla povera vedova e al povero orfanello, che a loro volta partirono sulle tracce del loro congiunto, sempre con Orlando al seguito. Ma a parlar troppo di pepite d'oro si finisce per entrare nel mirino di qualche malintenzionato, ma Orlando era sempre lì e risolse anche questa.

In un crescendo di incastri felici e sullo sfondo di un pueblo indiano ogni tassello ritrova la sua giusta collocazione e Orlando diventa -e vorrei ben vedere- l'unico avvoltoio amato di tutto il Messico.



Che dire? Ci risiamo: un'altra bella storia di Tomi Ungerer. Come in molti altri suoi capolavori del genere, ovvero storie costruite su un animale inconsueto come protagonista, penso al boa Crictor, al pipistrello Rufus, alla cangura alata Adelaide, allo strano animale del signor Racine, anche in questa di Orlando l'avvoltoio, animale inviso per la sua propensione a nutrirsi di carcasse di animali morti e per il suo collo glabro, Ungerer racconta una vicenda come la potrebbe raccontare un bambino: con la semplicità dell'onnipotenza dove tutto diventa possibile pur di arrivare a un lieto fine.
Nella descrizione degli animi dei protagonisti, si ritrova tutta l'ingenuità di un bambino così come nella semplificazione delle sequenze narrative. In altre parole, tutto quel che deve succedere succede e lo fa al momento giusto. Facile e geniale. Il pensiero bambino lo si ritrova anche nella pervicace tendenza a far convogliare l'intreccio verso un finale positivo a tutti i costi, compreso il colpo di scena sul finale.

Inguaribile ottimista! D'altronde, avete mai conosciuto un bambino pessimista?



Con un'ironia invece tutta adulta, la storia di dipana attraverso i disegni.

Così come per il testo anche il disegno è fatto di pochi e semplici elementi, composti, armonicamente disposti nella pagina ma con la conseta efficacia al fulmicotone che ne rappresenta la cifra inconfondibile.

Le sfumature del marrone sopra ogni paesaggio e il rosso cremisi per raccontare alcuni particolari. Misurato anche in quello.


Questo libro Tomi Ungerer l'ha pubblicato per la prima volta nel 1966, solo quarantasette anni fa.
Da collezionare: non è mai troppo tardi!



Carla

mercoledì 22 maggio 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

CON PAROLE CHIARE

Una giornata speciale, Amaltea, Giulia Orecchia
Lo Stampatello, 2013



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Sofia, Anna e Vladi sono nati in Russia. Hanno conosciuto i loro genirtori quando Sofia aveva cinque anni, Anna tre e Vladi due. Possibile? Sì perché nessuno dei tre è uscito dalla pancia della loro mamma."

Sofia, Anna e Vladi hanno visto per la prima volta i loro genitori quando erano, insieme ad altri bambini, in una grande casa che li accoglieva tutti insieme, in attesa che ciascuno di loro facesse conoscenza con i propri genitori.
Sofia si chiede il perché e la risposta semplice che le dà la mamma è nei fatti: perché la vita non li aveva ancora fatti incontrare. Ma perché, non siamo usciti dalla tua pancia? è la domanda successiva.
Il racconto di una giornata che all'inizio era andata un po' storta, con la campagna allagata e nessuna possibilità di fare il picnic e poi il Parco Acquatico chiuso per inventario, ma poi, invece, si era risollevata con una imprevista gita al mare, con belle corse sulla spiaggia e pranzo al ristorante, questa è la chiave per capire: insomma una giornata cominciata male ma finita benissimo in grande allegria è un po' la stessa cosa che è successa a noi quando siamo diventati una famiglia.


Che bel modo per raccontare un'adozione! Raccontare la storia, partendo dal finale, ovvero dalla gioia che c'è nell'essersi trovati.
La tensione verso la felicità, la volontà nel perseguire un obiettivo, un sogno che finalmente si realizza, una bella sorpresa e -come dice Arianna Papini in La quaglia e il sasso- dopo è solo amore.
Temo sempre i libri a tema. Sono spesso ad alto rischio di retorica e talvolta li vedo naufragare nel didascalico. 
Con Lo stampatello, mai. Sarà perché è una casa editrice di gente 'tosta', ma i loro libri stanno continuando a mantenere fede al loro motto di partenza: Dimmelo in stampatello, ovvero spiegamelo con parole chiare.
Parole chiare, metafora trasparente, poesia latente sono gli ingredienti di questo bel libro che ci appare sereno anche nelle illustrazioni: Giulia Orecchia solare e misurata e ironica...

A ben vedere la chiave di lettura che Amaltea propone mi pare, d'altronde, applicabile anche in senso più in generale: non è forse così che difficoltà, fatiche, delusioni che spesso sono all'inizio di un percorso, si stemperano sempre, se guardate voltandosi all'indietro? Credo di sì.
E questo è un buon modo di leggere la vita e insegnarlo ad un bambino sarà cosa saggia. 

Carla

lunedì 20 maggio 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

COSCIENZA SPORCA

Tutta colpa...della pupù, Michaël Escoffier, Kris Di Giacomo
La Margherita, 2013



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 agli 8 anni)

"Trovato un bell'albero sul quale appartarsi...si mette in posizione. Poi, a cose fatte, si accorge che la carta igienica è finita.(Oh, no! Acc!) Allora Ugo cerca qualcosa di adatto allo scopo...Delle foglie? No, pungono.
Del muschio? No, gli si sporcherebbero le zampe. (Toh, queste vecchie mutande potrebbero farmi comodo!)".

La circostanza e il contesto sono chiari a tutti? Ugo, un camaleonte che pare un lucertolone, ha mangiato abbondante questa mattina e, adesso, deve fare la cacca (vi prego, un referendum per abolire pupù...). Si provvede ma, all'occorrenza, si accorge che la carta igienica è finita. Vede un paio di vecchie mutande bucate lì incustodite che potrebbero essere utilizzate all'uopo e, sebbene con qualche titubanza, se ne serve.
Ehi tu vergognati! Una voce dal nulla. Nessuno in vista, Ugo si chiede da dove arrivi e chi abbia pronunciato quelle parole. Sono la tua coscienza, tuona la voce. E così prende l'avvio un dialogo serrato tra i due (sottolineato per il lettore da tipi di caratteri tipografici diversi per ogni voce), sul cattivo uso che Ugo ha fatto di un oggetto non suo.
La grande colpa di Ugo: aver preso una cosa che non gli appartiene e averla sporcata in modo così volgare...

C'è solo un rimedio per lavare la propria coscienza: lavare quelle mutande. La voce della coscienza lo sgrida e lo guida verso la redenzione della sua anima (ma anche delle mutande, evidentemente) e poi gli suggerisce di sparire per sempre.
All'orizzonte, il lucertolone, e in primo piano?
Taaa daaaà! La voce della coscienza...
A voi scoprire con il libro tra le mani chi si nasconde dietro quella voce.

Albo illustrato che ruota ancora sul tema del furto. Ciò dipende da un'ossessione degli autori e degli editori o è solo un segno della decadenza dei tempi?

 
L'ineffabile coppia Escoffier-Di Giacomo colpisce ancora. Ancora un albo esilarante, di più: da sganasciarsi (almeno così è capitato a me nel leggerlo e nel ripensare alla faccia della 'Coscienza'...) dalle risate. Sulla stessa lunghezza d'onda dei libri di Jon Klassen, che abbiamo ricordato qui e qui, anche in questo ultimo titolo pubblicato in Italia, assistiamo all'esaltazione della cattiveria...sano, necessario e buon sentimento che alberga in noi (da Medardo di Terralba in poi, spero nessuno più dubiti in merito). Michael Escoffier, ideatore dell'ennesimo 'scherzo cattivo'. Qui in coppia con la bravissima Kris Di Giacomo (che conosciamo per altrettanto humor), in passato ci aveva già fatto molto ridere in Buongiorno dottore, o nel successivo Buongiorno postino.
In Tutta colpa... il loro sense of humor gioca sempre sull'effetto sorpresa. Con Escoffier, in particolare, gioca sull'ingenuità del piccolo lettore, su certa purezza d'animo e ne butta sempre all'aria le convinzioni. Sembra sempre voler dire ai suoi lettori: attenti bambini, il mondo è pieno di ladri, di ingordi, di bugiardi, di furbi, di dispettosi...
Vi ricordate in proposito la sala d'attesa del dottore da cui lentamente sparivano i pazienti e il gioco sottile degli animali in cerca del proprio uovo dopo il passaggio del distratto postino?
Ecco, ci risiamo. Escoffier ci fa ridere a crepapelle, di nuovo!

Carla

Due noterelle al margine, sul lavoro dell'editore.
Lo avrete capito: mi irritano i vezzeggiativi inutili, per cui chiamare la cacca pupù, mi pare urtante, ma forse è solo un mio problema. Non stimo chi riserva questo tipo di linguaggio 'addolcito' al pubblico bambino.
Ma quasi altrettanto mi sfastidio nel vedere atteggiamenti ammiccanti nei confronti dei piccoli e penso al titolo di questo libro. Era proprio così necessario sottolineare l'importanza della 'pupù' per la storia, tanto da premiarla dandole la copertina? O l'editore lo ha fatto, piuttosto, per attirarlo verso il libro? Il libro sarebbe stato altrettanto bello anche se il camaleonte nella mutande bucate ci si fosse solo soffiato il naso o pulito di sugo il muso...Leggere per credere.
La bellezza del libro sta altrove: nel furto, nell'oggetto mutande con molteplici usi (che già di per sé avrebbe attirato i bambini), nel colpo di scena finale in cui si disvela chi c'è dietro la 'Buona coscienza'. In America o il Francia dove è stato pubblicato, il titolo gioca su questi elementi: Brief Thief (Ladro di mutande) o Ni vu ni connu (In incognito). Lo noto solo io che in Italia la mancanza di stile sia piuttosto endemica?...


sabato 18 maggio 2013

IL PASTICCIO SBOTTONATO


PREMESSA
Dopo un bel po' dal suo ultimo post, la cuciniera Lulli riappare su Lettura candita (evviva) e con lei stile, buongusto e qualità si diffondono...
Bentornata!
Carla e co.
 
Ci sono alcune preparazioni che stimolano la nostra fantasia non solo per quel che riguarda gli ingredienti, la maniera di metterli insieme, le quantità, i tempi di cottura. Ma anche perché è possibile decorarle ogni volta in maniera differente e quindi personalizzarle in base alla persona che le riceverà.
Il pasticcio di tagliatelle in crosta è una di queste.
Si tratta di una scatola di pasta brisée. L'idea l'ho presa da un vecchio numero della rivista «La cucina italiana» del dicembre 1994, (p. 61), dove lo vedete in copertina:


Il coperchio è ornato con una bella decorazione tradizionale di fiori e foglie al centro e un merletto bucherellato al contorno.

Questi sono gli ingredienti che ho usato per uno stampo rotondo da 27 cm di diametro:

per la scatola:
farina tipo 0: 500 gr
burro: 250 gr
sale
acqua freddissima: 1 bicchiere

per il ripieno:
latte fresco intero: 500 gr
tagliatelle fresche all’uovo: 400 gr
champignon: 200 gr
spinaci puliti: 500 gr
panna liquida fresca: 100 gr
parmigiano grattugiato: 40 gr
farina: 35 gr
burro: 35 gr
aglio: 2 spicchi
olio extravergine di oliva
sale
pepe

per la decorazione:
1 uovo

Preparate la pasta brisée seguendo la ricetta che trovate qui  e mettetela in frigorifero per almeno un’ora.In una padella mettete un filo di olio e fatelo insaporire con uno spicchio di aglio.
Aggiungete gli spinaci e fateli appassire per pochi minuti fino a quando si saranno trasformati da un’enorme volume a un mucchietto minuscolo. Una volta raffreddati, tritateli a mano.
Pulite gli champignon, tagliateli a fettine sottili e cuoceteli in padella a fuoco vivo con un altro filo di olio e un altro spicchio di aglio.
Preparate la besciamella: in un pentolino fate sciogliere il burro; unite la farina setacciata e, girando con un cucchiaio di legno, fate cuocere per 5 minuti.
Aggiungete a filo il latte a temperatura ambiente e cuocete per 10 minuti a fuoco basso sempre mescolando. Alla fine aggiungete sale, pepe e la panna.
Lessate le tagliatelle, scolatele al dente e conditele con besciamella, spinaci, funghi e parmigiano.
Stendete la pasta e con i due terzi rivestite lo stampo. Ritagliate l’eccesso che uscirà dai bordi e riempitelo con le tagliatelle. Infornate a 200 °C per 25 minuti.
E ora viene la parte più divertente!
Stendete il resto della pasta e ritagliate un tondo del medesimo diametro dello stampo.
Mettete l’uovo in una ciotola e sbattetelo con una forchetta. Spennellatelo sul coperchio.
Con i ritagli inventatevi una decorazione.
Vi propongo questa che ho realizzato per un’amica che crea meravigliosi gioielli con i bottoni:



Con tagliapasta di due misure diverse ho ritagliato dei tondi sui quali, con una cannuccia da bibita, ho aggiunto i quattro fori. Li ho disposti a cascata, alcuni un po’ sovrapposti.
Con un altro pezzetto di pasta ho realizzato un filo che poi ho inserito in alcuni buchi.
Sul tutto ho nuovamente spennellato l’uovo, facendo attenzione che il liquido non andasse a tappare i buchetti dei bottoni.
Mettetelo in forno a 200°C per 15 minuti.

Una volta raffreddato appoggiatelo sul contenitore di tagliatelle e la scatola sarà completa.

Lulli