mercoledì 31 ottobre 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


GNAM! A ME PIACE..., Yusuke Yonezu
Minedition, 2012


ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)
 
"Al gatto piace tanto il pesce.
Al topolino piace tanto il formaggio.
Gnam, gnam! Che bonta!"



Dietro a 6 dichiarazioni di gusto che vedono diversi animali preferire un frutto piuttosto che una verdura, o un buon pesce e del buon formaggio, si nasconde il settimo invitato a tavola. Si tratta di un bambino a cui, naturalmente tutte le scelte dei singoli che lo precedono, sono graditissime. Con l'aggiunta dell'anguria. 


Cartonato per piccolissimi divertente e ben progettato.
Semplice nel testo che si ripete come una sorta di filastrocca quasi sempre uguale, allegro nei colori che sono ben accoppiati e non del tutto consueti, efficace nel suo effetto sorpresa della pagina bucata.
Uscito in Italia in coedizione per la Minedition (acronimo per Michael Neugebauer edition) si preannuncia il primo di una serie più lunga ad opera di Yusuke Yonezu, giovane illustratore giapponese.
Ne siamo contenti, perché il panorama di libri per i piccolissimi in Italia è davvero carente. Salvo rare eccezioni che vi abbiamo già segnalato, i cartonati di qualità sono da considerarsi merce rara.


Per questo motivo, dello stesso autore aspettiamo con trepidante attesa la serie Guess what? dedicata 'apparentemente' alla frutta, alle 'dolcezze', al cibo e ai fiori.
Ma, attenzione, ciò che sembra spesso non è. Dietro a un tulipano si può nascondere un gatto e dietro a una distesa di pratoline si potrebbe celare un agnellino....L'effetto sorpresa è assicurato.


Davvero geniale, e anche di questo aspettiamo l'edizione italiana, è Moving Bloks. Un libro costruito sul colpo d'occhio e sulla 'costruzione visuale'. Pagina dopo pagina, si delineano allo sguardo attento di un bambino diversi mezzi di trasporto riconoscibili anche da un piccolissimo. Attraverso la giustapposizione di colori primari e forme geometriche (sarebbe più corretto dire di prismi, visto che riescono a trasmettere, nonostante la bidimensionalità della pagina, un loro volume) ecco che compaiono macchina, treno, aereo e, per esagerare, anche un missile.


A chi non avesse la pazienza necessaria, e volesse cimentarsi con questi bei libri subito, consigliamo l'acquisto via telematica. Facile, rapido e indolore!

Carla

lunedì 29 ottobre 2012

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


DUE GRADITI RITORNI


Gli autori del divertente Buongiorno Dottore ritornano con una storia meno cattivella e, in Buongiorno Postino, nessuno finisce nella pancia di qualche lupone affamato.
Michaël Escoffier e Matthieu Maudet ci raccontano di un paziente postino che raggiunge i quattro angoli del mondo, annunciando con la sua trombetta l’arrivo di un bebè;


 in riva ad un fiume, sopra un albero, 


in mezzo alla neve, 


il nostro postino consegna il giusto neonato a ciascuna coppia di genitori, tutte le volte tranne una….
Cartonato dedicato ai più piccoli, anche dai tre anni, da leggere insieme col sorriso sulle labbra.


Più impegnativo il nuovo libro di Mario Ramos, Fuoco a scuola, con il lupetto Lu che sta attraversando un brutto momento, perché è costretto a stare lontano dai suoi genitori; viene anche ingiustamente accusato di essere un piromane, mentre il suo amico del cuore, il maialino Ciccio, si scontra con gli altri compagni di scuola; ovviamente, tutto si risolve nel migliore dei modi e Lu può festeggiare con i biscotti preparati dalla nonna. Questa storia è molto seria e non si ride come in Sono io il più forte, ora disponibile nella fortunatissima versione tascabile. L’argomento è impegnativo, i pregiudizi, la superficialità con cui si additano presunti colpevoli, e, possiamo dire, anche il conformismo di chi si accoda ai ‘giudizi’ così banalmente formulati. La lettura quindi richiede una presenza adulta che aiuti anche a decodificare le situazioni di cui, magari, il giovane lettore può essere stato anche testimone. Lettura adatta a partire dai sette anni.

Eleonora

“Buongiorno postino”, M. Escoffier e M. Maudet, Babalibri 2012
“Buongiorno dottore”, M. Escoffier e M. Maudet, Babalibri 2010
“Fuoco a scuola”, M. Ramos, Babalibri 2012
“Sono io il più forte”, M. Ramos, Babalibri 2002, ed. economica 2012.


Noterella al margine:
Ho imparato che i libri di Escoffier-Maudet, pur raccontando storie semplici, hanno in sé sempre una sorpresa. In questo caso non mi pareva sufficiente la penultima tavola con l'errata consegna. Troppo scontata. Così ho cominciato a cercare e naturalmente l'ho trovata.  
Vi metto sulla strada: non è per nulla esornativa la presenza di animaletti come camaleonti tra le scimmie, galline nella savana, tartarughe sugli alberi: sono lì per una ragione precisa che solo alla fine, come un vero coupe de théâtre richiede, si disvela nella sua tragica comicità.
Non ho avuto cuore di chiamare Eleonora per raccontarle in anteprima tutto questo. In fondo, è domenica per tutti.

Carla  


domenica 28 ottobre 2012


TATIN DI POMODORINI



Ecco qua un'altra tatin salata, (trovata questa volta nel prezioso libro di ricette 'In cucina. Appunti e ricette. Un anno con i migliori food blogger italiani' Arsenale Editrice) che mescola i tradizionali sapori mediterranei, pomodoro, acciughe e origano, con un delicato dolce amaro dello zucchero appena caramellato.

Ingredienti:
  • 500 gr di pomodorini
  • 40 gr di burro
  • 4 cucchiai di olio extra vergine di oliva
  • 1 cucchiaio colmo di zucchero di canna grezzo
  • 6 filetti di acciuga sott'olio
  • 1 spicchio d'aglio tagliato finissimo
  • sale, origano a piacere
per la pasta brisée
  • 200 gr di farina
  • 100 gr di burro
  • un pizzico di sale.
Come sempre iniziate preparando la pasta brisée mescolando la farina con 100 gr di burro lasciato ammorbidire a temperatura ambiente, un pizzico di sale e mezzo bicchiere di acqua fino ad ottenere un impasto morbido. Avvolgetelo in un canovaccio pulito o nella pellicola e lasciatelo in frigorifero mentre preparate il resto della torta.


In una teglia rivestita di carta da forno disponete i pomodorini, lavati e tagliati a metà, lasciando la parte piana verso l'alto. Salateli generosamente e metteteli in forno già caldo a 160° per circa 40 minuti.
Sfornate e lasciate raffreddare un po'.
In una teglia, che dovrà essere o una pirofila o un'antiaderente da forno, fate scaldare a fuoco basso il burro e l'olio a cui aggiungerete lo zucchero e il sale, e successivamente le acciughe tagliate a piccoli pezzettini, mescolando continuamente. Quando avrete raggiunto una base cremosa e un po' collosa, sempre mantenendo la fiamma bassa perchè il tutto non caramelli troppo, aggiungete l'aglio e l'origano. Fate insaporire per qualche minuto e poi spegnete.
Trasferite i pomodorini sulla crema, sempre con la parte piatta verso l'alto, lasciando libero un corridoio lungo il bordo della teglia di un paio di centimetri.
Infine coprite con la pasta brisè che dovrete rincalzare lungo i bordi e bucherellare al centro.
Cuocere a 180° per 25/30 minuti.
Come tutte le tatin a fine cottura va velocemente rovesciata sul piatto di portata, appena sfornata.
Ottima tiepida.


Gabriella

venerdì 26 ottobre 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA POETICA DEL GORILLA

KING KONG, Anthony Browne (tratto dalla storia di E.Wallace e M.C. Cooper)
Donzelli, 2012


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"A Denham, però, mancava ancora l'unica cosa necessaria per girare il film. Quella sarebbe stata la sua opera migliore, ma gli serviva una donna giovane e bella. Aveva provato con tutte le agenzie di New York, e tutte avevano respinto la sua richiesta: 'Lei corre troppi rischi -gli dicevano- e non vuole neanche rivelarci dove è diretta la sua nave. Nessuna attrice accetterà questo incarico'. Ecco perché Denham vagava per le strade di New York, in cerca del volto giusto per il suo film, il volto della Bella."

Mentre è lì che va controcorrente rispetto alla fiumana di gente, il regista nota una mano bellissima. Si ferma e subito si rende conto che quella mano sta per rubare una mela dal banco di un fruttivendolo. A guardare negli occhi la ladruncola si accorge che ha davanti il volto che tanto stava cercando.
Il resto della storia è noto. È quella del famoso film del 1933. La ragazza accetta 'al buio' l'opportunità che gli offre il regista, non ha alternative: è sul lastrico.
La partenza, la rotta misteriosa, l'arrivo sull'isola, l'amore, lui il grande gorilla che soggioga l'intero villaggio indigeno. Il racconto prosegue attenendosi fedelmente alla sceneggiatura di Edgar Wallace e di Merian C. Cooper.


Il grande gorilla vede, nella bellissima donna bianca, la rarità dei suoi capelli biondi: se ne innamora e la vuole per sé. Prima catturata lei dagli indigeni che vogliono sacrificarla al loro signore e padrone Kong, quindi catturato lui dagli uomini di Dehnam che vuole farne l'attrazione del suo film, il tutto inframmezzato da un viavai di dinosauri che con pervicacia King Kong uccide in varissimi modi.
L'arrivo a New York, la fuga del gigante e il rapido declino verso il finale tragico che tutti ci ricordiamo.

Grandi 'mostri' a confronto: da un lato King Kong e la sua drammatica storia di un amore impossibile, dall'altro il talento smisurato di Anthony Browne.
Se già la storia in sé è garanzia di appeal da parte del lettore, visto che va toccare un'icona del nostro immaginario collettivo: l'amore tra un mostro e la personificazione della bellezza. Un amore negato in partenza. E visto che il film King Kong può essere considerato a sua volta un campione della cinematografia mondiale ed icona esso stesso nella fantasia di ognuno di noi, il fatto che l'illustrazione sia di un autore di culto come Browne non fa altro che ribadire la grande bellezza e pregio di questo libro Donzelli.
Fin dalla prima immagine, ancor prima che la storia cominci, Browne già comincia la sua narrazione che, come al solito è ricca di suggestioni che portano il lettore altrove, lungo un percorso parallelo, per programma mai didascalico rispetto al testo ma sempre evocativo di letture ulteriori delle vicende che le parole raccontano.
E così la povera ladra di mele si trasforma in una novella Eva tentata dal successo, ma allo stesso tempo è anche la personificazione dell'attrice bella per antonomasia, ovvero Marilyn Monroe (riconoscibile anche con i capelli castani quando anche nella realtà era ancora Norma G.).

Premonitrici sono le ombre o alcuni particolari del disegno, come per esempio le mani di personaggi 'fuori scena'. Allusivi sono alcuni tagli prospettici di singole tavole e su ogni disegno trionfa, è proprio il caso di dirlo, l'iperrealismo e il surrealismo a cui Browne ci ha educato.
Riferimenti o richiami, oppure allusioni generano nel lettore un insopprimibile richiamo ad altre letture 'parallele', ad altri continui esercizi di immaginazione.
Magnifico.
Come tutti i più grandi illustratori, anche Browne ha la capacità di lasciare o addirittura di creare 'spazio vuoto' tra parole e immagini, con l'unico scopo di dar modo al lettore di avviare sempre nuovi percorsi narrativi.


Colto, intelligente, con una tecnica pittorica che fa venire i brividi, Anthony Browne ci ha sempre abituato a non dare mai nulla per scontato e a dare della realtà che ci circonda, o delle persone che abbiamo intorno una spiegazione inquietante, mai definitiva. Non tutto è sempre così come lo si vede.


E la storia di King Kong in qualche modo dimostra lo stesso.
Da sempre affezionato al gorilla, fin da uno dei suoi libri più noti, Gorilla (1983), mai pubblicato in Italia, Browne è in grado di usare una chiave poetica -mimetica o metaforica- che sembra poi accompagnarlo per tutto il suo tragitto di illustratore e autore. La poetica del gorilla sta nel fatto che esso è la prova provata della coesistenza, in un'unica creatura, di forza e dolcezza, di fierezza e mansuetudine.
Dentro un bestione possente di centocinquanta chili per un metro e ottanta di altezza, coperto di lucente pelo nero si nasconde un animo gentile, capace di apprezzare la bellezza, di provare amore, di sacrificarsi pur di non mettere in pericolo la fragile donna d'oro.



Carla

giovedì 25 ottobre 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

CASE DI COSE A CASO


CASE, Chiara di Palma, Ana Aranda, Aurora Cacciapuoti, Beatriz Martin, Giuseppe Vitale
Il gioco di leggere edizioni, 2012

ILLUSTRATO PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Il sorriso è la casa di trentadue denti...
La vetrina è la casa di una maglietta...
Le righe sono la casa di un pensiero...
Il bidone è la casa di un rifiuto..."


Un libretto piccolo e quadrato che parla di case.
Ruota intorno al concetto di casa come 'luogo ultimo' e accogliente che noi ci scegliamo. Piccolo o grande, ricco o spoglio, poco importa.
In una riflessione che anticipa il libro vero e proprio è la stessa autrice dei testi, Chiara Di Palma, a raccontarci la sua idea di casa.


Seppure non dimostrando un gran talento nello scrivere, tuttavia ci pare che, lasciata da parte certa retorica sul concetto di casa dei sogni e condivisione di case, l'idea di fondo del libro è, comunque, divertente e utilizzabile in un discorso più ampio con i bambini.
Se condividiamo il concetto di partenza secondo cui per ogni cosa si può trovare una casa, il gioco coi si moltiplica e diventa infinito.
Per ogni oggetto, o persona, frutto o animale preso in questione c'è una rima d'occasione. Tuttavia, anche di queste ne salverei soltanto una parte: talvolta infatti il senso della frase mi pare un po' forzato nel suo essere vincolato dalla rima.
Cerco di spiegarmi: il nonno è la casa di un ricordo... la trovo una bella e suggestiva immagine, meno riuscita è la seconda parte del verso in cui si dice: fallo parlare se è diventato sordo. 

 
Trovo condivisibile e di questi tempi anche coraggiosa la scelta dell'editore di chiamare quattro illustratori esordienti, il cui talento è stato messo in luce da Monica Monachesi della Scuola Internazionale di Illustrazione di Sàrmede e per questo libro direttrice atristica, pur tuttavia anche qui non salverei tutti.
Tra i quattro massimamente preferisco Beatriz Martin Terceño che trovo più poetica e più innovativa dei suoi compagni e compagne d'avventura.




Carla

martedì 23 ottobre 2012

ECCEZION FATTA

ovvero tutto quello che libro non è ma ci ronza intorno...

GIORIZ E TALINA

Questo è un intermezzo molto personale, dettato da un anniversario e, in parte, da quello che mi succede intorno proprio in questi giorni. 


Gioriz e Talina sono i miei genitori, si sono conosciuti giovanissimi e, nonostante le ripetute separazioni come la guerra e la prigionia, si sono amati tutta la vita. E, potrei dire, oltre. Lui, genio e sregolatezza, architetto e pittore, nonché bravo disegnatore;  lei fine letterata, nonché instancabile lettrice ad alta voce, pervicace amante di animali di tutti i tipi.


Crescere nel loro amore è stato una grande fortuna e un grande privilegio: ho imparato ad apprezzare fin da piccola le buone letture e la bellezza, il piacere dell’invenzione e il rigore del metodo. Ho ricevuto, nonostante le differenze e le distanze a volte profonde, importanti lezioni di vita, come l’onestà intellettuale, la coerenza, il senso della giustizia, il dovere dell’indignazione.
A loro sto pensando in questi giorni, Gioriz ci ha lasciato quarant’anni fa. Mi conforta ripensarli e ripensare a noi tutti insieme, compresi i miei magici fratelli, croce e imperdibile delizia di tutta una vita.


Della loro storia mi sono rimasti, come testimonianza, le lettere e i disegni che hanno attraversato il Mediterraneo, durante la guerra in Africa, e poi l’Atlantico, a causa della prigionia di Gioriz nel mitico campo di Hereford, nel Texas, nelle cui baracche Giuseppe Berto scriveva e Alberto Burri cominciava a dipingere. Racconti e incontri di questo genere hanno riempito la mia infanzia di avventure immaginifiche e di incontri straordinari.

Ecco alcuni esempi di queste lettere…



Mi fa piacere ricordarli e ricordarli insieme, così come hanno passato la maggior parte della loro vita; in un momento in cui di un certo stile di vita, ingenuamente basato sull’onestà, si fa carta straccia. Nel macrocosmo come nel microcosmo, nella vita politica come in quella di tutti i giorni.



Eleonora


UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


LETTURE DA BRIVIDO

Sto giocando un po’ con i doppi sensi quando accenno al ‘brivido’: i due libri di cui vorrei parlarvi sono sicuramente ricchi di suspense, fanno trepidare il lettore dalla prima all’ultima pagina. Il primo dei due, però, è da brivido in senso stretto, perché ambientato durante una tempesta di neve.


In In Trappola, di Michael Northrop, il protagonista Scotty Weems, è un ragazzo di quindici anni, con tutti i problemi dei suoi coetanei: evitare i bulli, far strada nella squadra di basket per colpire al cuore la reginetta della scuola. Solo che, per una serie di coincidenze, resta bloccato a scuola insieme ad altri sei coetanei e a un professore, che presto esce di scena. Infatti, è iniziata una tormenta di neve, che presto si trasformerà in un ciclone, bloccando il gruppetto di ragazzi senza possibilità di soccorso. All’inizio, con tipica reazione da ragazzi, tutti più o meno pensano che sarà questione di qualche ora e ancora funzionano gli stereotipi delle relazioni fra di loro: il bullo, la bella, il dark (o metallaro che dir si voglia), l’amica timida. E il protagonista con i suoi due amici. Il tempo passa la tormenta non si arresta, anzi innalza muri di neve intorno alla scuola. Bisogna far fronte alle necessità, trovare da mangiare, riscaldarsi, anche perché non c’è campo, non si può chiamare aiuto e bisogna cavarsela da soli. A questo punto cadono le maschere sociali e ognuno cerca di trovare in sé le risorse necessarie alla sopravvivenza: saper scassinare una serratura diventa fondamentale, così come saper trafficare con i motori, o avere le capacità logiche per comprendere la reale situazione in cui ci si trova. Anche aver avuto un allenatore particolarmente esigente può diventare di vitale importanza. Non vi svelo la fine, posso dirvi che il romanzo si legge d’un fiato, provando ad immaginare, da lettrice un po’ smaliziata, quanto il finale risponderà alle aspettative e devo dire che riesce a mantenersi in equilibro fra il necessario happy end e il realismo che attraversa tutta la narrazione. I personaggi sono credibili, credibile anche, a un certo punto, il ricorso alla preghiera, da parte di alcuni, quando tutto sembra perduto. All’inizio suona un po’ fastidioso il linguaggio gergale, ma è anche vero che il lessico adolescenziale è piuttosto povero e denso di parole ‘chiave’. E’ una storia forte, che può mettere in difficoltà qualche mamma, ma credo che appassionerà i ragazzi, ovviamente lettori già maturi, dai dodici anni in su.


Stessa fascia d’età, e qualche lettura in più nel proprio percorso, per l’altro romanzo L’Ultimo Volo, di Shane Peacock: una nuova avventura del giovane Sherlock Holmes, alle prese con un omicidio nel mondo degli acrobati. Anche in questa avventura il giovane investigatore comincia a delineare meglio la sua complessa personalità: senso di giustizia e l’ambizione sono le motivazioni, qualche volta anche in conflitto fra loro, che lo spingono a cacciarsi in situazioni pericolose; ambiguo è il suo rapporto con Malefactor, il giovane bandito di strada, che lo aiuta in più di una occasione, ma che cerca di rubargli l’affetto della giovane figlia di Conan Doyle, entrambi personaggi già presenti nel precedente romanzo L’Occhio del Corvo. Dico che è necessario un lettore un po’ più esperto perché l’autore esplicitamente, e direi con molta perizia, si propone di restituire le atmosfere proprie non solo del creatore del vero Sherlock, ma anche di Dickens, con un’attenzione del tutto particolare alla descrizione degli ambienti e dei personaggi delle zone più malfamate della Londra dell’epoca vittoriana. Questa coerenza stilistica può rendere meno facile la lettura; ma la trama avvincente, il ritmo sostenuto della narrazione, tutta al presente, con il lettore che segue in presa diretta le imprese del dolente giovane Sherlock, trascinano anche il più riluttante verso un finale mozzafiato, con tanto di conflitto a fuoco con una pericolosa banda di delinquenti.
Come vedete, il natale commerciale ci porta in dono, oltre a montagne di pubblicazioni più o meno d’occasione, anche belle storie da leggere rigorosamente al calduccio.

Eleonora

In trappola”, M. Northrop, San Paolo Edizioni 2012
L’ultimo Volo”, S. Peacock, Feltrinelli Kids 2012


lunedì 22 ottobre 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA DIFFICILE ARTE DEL REGALO

I REGALI DI LULÙ, Freya Blackwood
LO editions, 2012

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)



"A Lulù piace molto fare regali.
A volte i suoi regali non sono della misura giusta, non vanno bene, hanno un sapore strano, o non sono per nulla adatti.
Ma altre volte i suoi regali sono proprio azzeccati,..."

Lulù è una bambina proprio carina, con le guance rubizze. A vederla si potrebbe dire che abbia più o meno quattro anni. Sta prendendo dimestichezza con la difficile arte del regalo.
In giro per casa trova oggetti in apparenza senza padrone, lì abbandonati. Una scarpa, un paio di occhiali, una tazza di latte.
Irresisitibile per lei il richiamo ad essere generosa e a trasformarlo in dono.
Ma scegliere il regalo giusto richiede esperienza e buona conoscenza dell'altro, ovvero del destinatario. Regalare una scarpa a una lumaca, o gli occhiali al cane oppure offrire alla gallina un po' di latte non sortisce grande effetto e grande soddisfazione: tutti la guardano perplessi e lei stessa, a ben vedere, è piuttosto interdetta.
Meglio lasciar perdere lumache, cani, gatti e galline e provare a trovare i giusti destinatari di quei bei 'regali'. Dare gli occhiali alla nonna, la scarpa al papà e la tazza di latte alla mamma sortirà invece gioia in chi lo riceve e soddisfazione in chi lo dona.
Torna Freya Blackwood con un nuovo bell'albo (qui e qui ne abbiamo già parlato). E come in ogni albo illustrato ben fatto anche in questo testo e immagini si compenetrano a perfezione e, raccontando con linguaggi diversi la stessa storia vista da punti di vista diversi, offrono ad una trama sottile un respiro ben più ampio.
Le immagini ci raccontano Lulù alle prese con vari oggetti trovati sul suo cammino e il successivo desiderio di trovargli un nuovo proprietario. Distratti testimoni di questo primo giro di regali sono i membri della famiglia di Lulù, mamma, papà, nonna, sorella più grande e fratellino bebè. Tutti loro, sempre messi sullo sfondo del disegno, sembrano essere esornativi rispetto alla storia 'in primo piano' di Lulù che fa regali qua e là. A ben guardare, ad una seconda lettura più attenta, tutti loro sono interdetti, perché stanno cercando qualcosa di improvvisamente e inspiegabilmente scomparso...


Nella doppia pagina centrale, l'unica senza parole, spetta al disegno dare la svolta: da un lato riuniti tutti i membri della famiglia e, dall'altro, Lulù tra gatto, gallina, vitellino, lumaca e cane che tentano di liberarsi del regalo inadatto.
Lulù e anche il piccolo lettore che la segue capiscono. E allora i regali trovano finalmente il loro giusto destinatario, con soddisfazione e sorrisi da entrambe la parti.


Ma... C'è un ma, perché in un colpo di teatro finale di Freya Blackwood nelle ultime due tavole le cose vanno un po' diversamente.
La difficile arte del regalo prevede, oltre alla capacità di sapere scegliere il regalo giusto per la persona giusta, anche e soprattutto, lo slancio a voler regalare, ad essere generosi e talvolta capaci di saper rinunciare a qualcosa di proprio per la felicità di un altro.
A quel che so, si può nascere generosi, ed è una fortuna. Diventarlo col tempo, invece, è tutta un'altra cosa...

Carla

Noterella al margine. Grande cura nella traduzione di Paola Gallerani che nella scelta di vocaboli allude con puntualità anche al tipo di oggetto cui fa riferimento, giocando sulle sfumature che la lingua italiana offre.


domenica 21 ottobre 2012

Il MUHALLABIA del canguro

Molte cose nascono dal caso. Lo sosteniamo spesso dalle pagine di questo blog. Ad agosto mi rintano con la famiglia in un paesino ligure dell'interno dove l'unico alimentari ha pane, prosciutto, qualche pesca, due zucchine e poco altro.
Questo fa sì che ciclicamente si 'scenda a valle' a procurare ingredienti più esotici. Mi ero intestardita a voler fare dei biscotti francesi alle tre farine (nei prox la ricetta) così ero in cerca di tre diverse farine. Non avendo trovato quelle richieste nella ricetta avevo ripiegato sulla farina di riso, poi, incerta se il risultato sarebbe stato soddisfacente, ho deciso di non usarla e così è rimasta lì. 


E qui arriva il caso: il professore, archeologo che a lungo ha bazzicato il Medio Oriente per questioni di studio, la vede e riesuma dalla sua memoria una vecchia ricetta imparata in Turchia: il muhallabia.
Si mette a farlo e ottiene un grande e inaspettato successo di pubblico e così per tutta l'estate continua a produrne (siamo un po' monomaniaci, alle volte).
Nessuno di noi però lo chiama con il nome giusto, ma viene volgarmente chiamato in famiglia: wallaby (uallabi), il nome di un tipo di canguretti un po' più piccoli del canguro standard.
Non lo facciamo per sciatteria o per altre ragioni politicamente scorrette, ma solo perché ci piacciono tanto tanto i soprannomi...


INGREDIENTI
1 litro di latte
100 gr di zucchero
50 gr di farina di riso
pistacchi non salati o mandorle

Versate in un pentolino capiente la farina di riso e lo zucchero, aggiungete due cucchiai di latte e mescolate per ottenere una crema.
In un altro pentolino portate a ebollizione il restante latte.
Quando bolle toglietelo dal fuoco e lentamente versatelo nell'altro pentolino, quello con la crema di farina di riso e zucchero. Girate in modo che non si formino grumi. Mettelo sul fuoco basso e riportatelo a ebollizione, senza mai smettere di girare e fatelo bollire per otto minuti, quando cioè si sarà un po' rassodato.
Versatelo nelle ciotoline e sola da freddo grattuggiateci sopra o pistacchi o mandorle.
Finito.

Carla


venerdì 19 ottobre 2012

FAMMI UNA DOMANDA!

TRE MERAVIGLIE TRE
Ho già accennato ad alcune delle novità più importanti che l’editore L’Ippocampo presenterà nel corso di questa fine d’anno. Non ho menzionato alcuni titoli che sono già in libreria e che meritano la dovuta attenzione.

Se avete presente l’Inventario illustrato degli animali, non potrete che apprezzare i due nuovi titoli della collana, i cui testi sono di Virginie Aladjidi con le illustrazioni di Emmanuelle Tchourkriel, specializzata nel disegno scientifico realizzato, in questa collana, a china ed acquarello. 

In libreria già da qualche settimana sono presenti l’Inventario illustrato degli alberi e l’Inventario illustrato delle meraviglie del mondo. Il primo affronta un argomento, gli alberi, poco frequentato nella divulgazione dedicata ai bambini, ma che mi è molto caro, come già sapete: alberi di tutte le latitudini sono descritti brevemente, ciascuno con una tavola di grande formato che lo rappresenta con precisione certosina. Con lo stesso criterio si sviluppa il secondo volume sulle meraviglie del mondo, dove si affiancano monumenti e località molto note, dalla Torre di Pisa al Palazzo di Westminster, ad altri meno frequentati, come la Chiesa di Santa Parasceva a Maramures, in Romania. 

Su questi argomenti esistono dei pregevoli libri, illustrati da ottime fotografie, ma questi gli si affiancano con efficacia, rimandando alla raffinata illustrazione settecentesca dell’Encyclopédie, o ai grandi erbari, di cui mantengono l’accuratezza e la precisione.


Cambiando argomento, ma non editore, arriviamo ad un eccellente ed originale libro sull’evoluzione: Storie di scheletri, di Jean-Baptiste De Panafieu e Patrick Gries.

Pagine nere, su cui spicca una carrellata di ossa e di scheletri di animali dei tipi più diversi, ci parlano di analogie e omologie nella struttura delle creature prese in considerazione; di funzioni e caratteri adattativi; di selezione naturale e di somiglianze imprevedibili. Per rendere la lettura più coinvolgente, sono presenti domande a trabocchetto e quiz che metteranno alla prova anche i bambini più esperti nonché i loro genitori. E’ abbastanza inconsueto proporre ai bambini la descrizione del mondo animale partendo dalla struttura nascosta, di cui spesso poco si sa. Ma piacerà sicuramente, sia per la capacità di rispondere a tante curiosità, sia per quel pizzico di macabro che non guasta, mamme permettendo.
Ancora una volta, le scelte dell’editore italiano si sono rivolte al meglio dell’editoria francese (gli editori francesi sono rispettivamente Albin Michel Jeunesse e Gallimard Jeunesse) e di questo gli siamo grati.

Eleonora

Inventario illustrato degli alberi”, V. Aladjie e E. Tchoukrile, L’Ippocampo edizioni 2012
Inventario illustrato delle Meraviglie del Mondo”, V. Aladjie e E. Tchoukriel, L’Ippocampo edizioni 2012
Storie di scheletri”, J.B. De Panafieu e P. Gries, L’Ippocampo edizioni 2012


mercoledì 17 ottobre 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SOGNI DI BAMBINE, Nicoletta Ceccoli, Beatrice Masini
Rizzoli, 2012

ILLUSTRATI PER GRANDI (dai 10 anni)


"C'era una volta una bambina che si chiamava Lia e non sopportava di vedere gli animali prigionieri. Se fosse stato per lei, il mondo sarebbe stato un posto meraviglioso, senza gabbie, stie, reti, pollai, porcili, stalle, canili e tutto il resto, un posto dove gli animali potessero vivere fianco a fianco degli esseri umani senza alcun problema, in totale libertà."

Nel 2010 usciva per l'etichetta Venusdea un prodigioso albo di Nicoletta Ceccoli dal titolo Beautiful nightmares. Due anni di lavoro, centrotrentasei tavole in cui sono protagoniste altrettante fanciulle meravigliose uscite ciascuna da un sogno diverso.


Il sapore onirico che ha sempre distinto la poetica della Ceccoli, qui trova la sua massima espressione e non alludo solo alla quantità di illustrazioni, ma alla loro maturità. L'occhio spazia su soggetti che sono costruiti di stupore, di allusione che diventa illusione. Ogni tavola, come se fosse avvolta in una nebbiolina che lentamente si dissolve, porta in sé un particolare che sposta l'occhio dalla realtà riconoscibile alla sfera dell'irrealtà, dell'impossibile. Questa altalena tra vero e sogno culla e cattura il lettore, conducendolo verso una dimensione percettiva parallela.
Centotrentasei pagine silenziose, ma ricchissime di suggestioni, hanno trovato nel marzo di quest'anno un editore italiano coraggioso, Logos Edizioni (nella prestigiosa collana umor vitreo), sempre molto attento a diffondere l'illustrazione di qualità.


Successivamente, una seppur esigua parte di queste fanciulle, dodici per la precisione, sono diventate protagoniste di altrettante storie, scritte su di loro da Beatrice Masini. E questo è Sogni di bambine.


Con un intento che va verso una sorta di dissolvimento dell'inquietudine che necessariamente il sogno porta in sé, dagli incubi meravigliosi si è progressivamente giunti a più innocui sogni di bambine.
Laddove le immagini lasciavano spazio infinito all'immaginazione del lettore, qui le narrazioni di Beatrice Masini hanno il compito di suggerire un unico percorso interpretativo.


Così quelle creature eteree e misteriose, apparentemente fragili, diventano bambine con una vita reale. Spesso vittime della solitudine, così come capita a Isolde rinchiusa nel suo labirinto che aspetta un cavaliere anche stupido che la venga a togliere da là.
La piccola Tilde, che come il ben più noto protagonista del romanzo di Dahl Le streghe (Salani, 1987), si trova da un minuto all'altro trasformata in topo, o Melissa, la bambina ape, allevata in un alveare e vittima dell'invidia delle pungenti 'sorelle', o Selina la bambina che amava i tessuti leopardati a tal punto che la sua stessa pelle un giorno cominciò a macularsi, tutte loro sono protagoniste in azione in questo mondo parallelo. 


Solo in apparenza delicate e fragili, alcune di loro si rivelano fanciulle volitive che hanno il coraggio di scegliere la libertà, di seguire la loro vocazione. Altre invece, più indietro nel loro percorso di maturazione, sono ancora lì che si struggono nel cercare risposte alle grandi domande della vita.

Carla


martedì 16 ottobre 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LUNGA VITA A RUPERTO!

GLI UGHI E LA MAGLIA NUOVA, Oliver Jeffers
Zoolibri, 2012


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Gli Ughi avevano una caratteristica: erano tutti uguali!
Erano tanti, tantissimi...
Avevano lo stesso aspetto... avevano gli stessi pensieri...
e avevano le stesse passioni.
Finché un giorno, uno di loro -si chiamava Ruperto- ebbe l'idea di ricamarsi una bella maglia nuova."

Per due ragioni, questa bella maglia non passa inosservata: è arancione in un mondo di grigi ed è unica in un mondo di Ughi senza maglia.
Come troppo spesso accade, la novità suscita sconcerto e diffidenza, e anche qualche lacrima.
In un mondo di uguali essere diverso porta scompiglio.
Però Gilberto, amico di Ruperto, è di altro parere: essere diverso è interessante e così si genera la seconda maglia, uguale identica a quella di Ruperto.


Essere diversi in due comincia già a 'far tendenza' e così essere diversi diventa di moda. Tutti vogliono essere diversi e ovunque si producono, sferruzzando, maglie arancioni. Tutte uguali per essere diversi...


Ma Ruperto non finisce mai di stupire, sovvertendo l'ordine, così un giorno decide, con la sua bella maglia arancione, di indossare qualcos'altro...
oh, no! si ricomincia...

Il meccanismo è perverso e senza fine apparente.
A ben guardare nell'essere umano albergano due tendenze tra loro opposte ma in qualche modo anche tra loro in equilibrio: il desiderio di sentirsi diversi e di sentirsi uguali.
Ci piace sentirci diversi, perché ci piace emergere da un fondo uniforme, ci piace trovare conferma del fatto che siamo unici, ma ci piace allo stesso tempo anche essere uguali perché ci rassicura essere circondati da omologhi, ci piace riconoscere noi stessi negli altri.

Al mondo esistono i Ruperti, i trasgressori, gli innovatori, ma esistono anche i Gilberti, gli imitatori, gli omologatori.
Il grande Oliver Jeffers mette sotto gli occhi di tutti tale umana attitudine e ne ride. Che altro si può fare, se non sorridere dei nostri limiti, dei nostri tic?
C'è un lato ridicolo, ma al contempo anche un po' amaro, nel constatare che l'intero sistema 'umanità' per sopravvivere ha bisogno di neutralizzare, di rendere innocua quella parte di sé che vorrebbe andare altrove per rimanere diversa.
Il diverso è da sempre un problema.
Posso scegliere tra diverse soluzioni: lo nego, lo allontano, lo elimino, oppure lo neutralizzo rendondolo uguale.
Quella che sarebbe la più via più semplice, la più accogliente e, io penso, anche quella vincente è ancora di pochi.
Ma gli Ughi di Jeffers, pur presi nel meccanismo uniformatore, sanno anche godere del cambiamento.
Finché esisterà un Ruperto, l'umanità non sarà del tutto perduta.


Gli Ughi sono in perfetto stile Jeffers: minimalisti. Grandi fagioli oppure ovetti con esili gambe ed esili braccia. Niente piedi, un po' d'ombra. Vagamente assimilabili alle grandi capsule medicinali, terrore di ogni bambino, hanno una linea che li divide a metà, due punti per gli occhi, un trattino per bocca e un naso o un ciuffo pendente in mezzo alla fronte spaziosa.
Ghi Ughi son di poche parole: eh? ah! ma espressivi come poco altro al mondo.
Hanno la stessa forza comunicativa di quei tondi sghimbesci attraversati da una linea per la bocca e punti per gli occhi, che i bambini a tre anni disegnano impugnando la matita come il cambio di una fuori serie. Sono i loro primi ritratti. Gli Ughi, fatti da questo strepitoso illustratore, hanno la stessa freschezza e purezza espressiva. Magnifici. Come magnifica è la maglia che nella sua decorazione a zig zag tanto mi ricorda la greca del maglione più noto al mondo, quello dell'adorato Charlie Brown.


Carla

Noterella al margine: bel colpo di genio tramutare gli Hueys in Ughi!
Non vorrei farne un caso nazionale, ma qualche nonna più puntigliosa solleverà la questione: lavorare a maglia è ben altra cosa dal ricamare!

Per chi volesse saperne ancora di più su Jeffers, suggerisco tre vie:
una bella intervista, sebbene datata, in Seven Impossible Thinghs
e, modestamente, in questo stesso blog qui e qua