mercoledì 30 novembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL FILO ROSSO SONO IO

IL MAGNIFICO LAVATIVO, Tuono pettinato
Topipittori, 2011

NARRATIVA A FUMETTI per MEDI (dai 7 anni)


Fa ridere. Questo libro fa morir dal ridere.
Il Magnifico lavativo è un bambinetto che poi diventa un ragazzino e che quindi decide di affacciarsi, con qualche perplessità e un po' di pigrizia, all'adolescenza.
E la storia che ci fa ridere è proprio la sua storia: quella di questo bambino pisano di nome Andrea, con molti interessi e una passione: disegnare, meglio se a fumetti.
Dopo un'introduzione creata ad arte per fare confusione nella testa del lettore, la storia si ordina e si articola nelle tra grandi tappe che hanno scandito la vita di tutti noi: asilo, elementari e medie. Ma ognuna di esse è a sua volta frammentata in una sequenza di episodi tra loro non concatenati se non dal fatto che sono riemersi dalla memoria del suddetto Tuono pettinato, così: in ordine sparso.
Quando il Magnifico nell'85 racconta la storica nevicata che coprì l'Italia e quindi anche Pisa, Torre e Battistero compresi, e lui andava sullo slittino, io ero a Berlino, appena laureata con il mio dottorato da fare. Questo per dire che Tuono ed io non siamo proprio coetanei. Eppure in molti degli episodi che lui disegna io rivedo me stessa: per esempio nelle 'passioni' travolgenti ed effimere (il Magnifico entrò in fissa per il Museo Egizio e per gli Egizi tutti); un certo 'straniamento' alle manifestazioni pacifiste (ma poi andiamo anche a quelle per la guerra, vero mamma?), certa 'ritrosia' per il cimento sportivo (io, quasi quasi mi tufferei domani, ora si è fatto tardi), una certa insolita tachicardia accompagnata da eccessiva sudorazione durante il fatidico 'gioco della bottiglia' con i tuoi compagni di classe (altro che riti di passaggio a caccia di leoni...). E così andare.


Credo che se questo fenomeno di identificazione, o di affinità elettiva con il protagonista, ha luogo, il merito risieda in un fattore, principalmente: penso che Tuono pettinato abbia saputo toccare corde emotive talmente profonde ed autentiche che sono comuni a molti di noi.
Questo fenomeno di identificazione e di affinità di sentire a me è capitato più volte, ma non sempre, leggendo altri titoli di questa bella e intelligente collana di autobiografie. E la cosa curiosa è che mi sono identificata in infanzie che cronologicamente o geograficamente ben poco avevano a che spartire con la mia. Ma tant'è. E allora la riflessione successiva che mi viene da fare è che forse le infanzie raccolte nella collana Gli anni in tasca di Topipittori (un po' scritte, un po' a fumetti) abbiano un filo rosso che che le tiene insieme, un filo rosso che chiamerei capacità di saper sentire, da adulti, come un bambino. in altre parole, riuscire a saper discernere il pensiero dei grandi dal pensiero dei piccoli ed avere la capacità di dar voce ad entrambi.



Raccontare bene la propria infanzia è arte rara. Non basta saper ricordare e poi snocciolare episodi uno dopo l'altro come perle di un rosario. Bisogna saper guardare indentro e saper scegliere tra i propri ricordi quelli che ancora oggi ci toccano, ci emozionano, ci fanno sorridere o commuovere perché solo quelli sono la prova che tra quel bambino di allora e noi c 'è identità. Non altro.

Carla

martedì 29 novembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DANZANDO DI FIABA IN FAVOLA

DI TOPI E LEONI, DI ORSI E DI GALLINE, Lev Tolstoi, Brunella Baldi
Lapis Edizioni, 2011

ILLUSTRATI per MEDI (dai 6 anni)

"Spesso intelligenza e coraggio sono la forza di chi è piccolo e debole.

Un leone si era addormentato quando un topo gli passò sopra di corsa. Il leone si svegliò e lo afferrò. Il topo allora prese a supplicare il leone di lasciarlo andare.
- Se mi lasci andare - gli disse - poi sarò io ad aiutarti...."

Il resto della favola è noto a tutti.
La cosa forse un po' meno nota è che questo non è il testo originale di Esopo, ma una riscrittura di Lev Tolstoi. Il grande romanziere russo, ad un certo punto della sua vita, decise di dedicarsi alla rielaborazione in chiave pedagogica di alcuni testi di lettura dedicati all'infanzia. 
Nei quattro Libri russi di lettura Tolstoi volle raccogliere favole - da quelle di Esopo a quelle orientali passando per La Fontaine -, fiabe della tradizione popolare del suo paese, ma anche prese dalle raccolte dei fratelli Grimm. A queste si aggiunsero anche alcune sue composizioni originali. Nella riscrittura dei classici,come anche nei suoi racconti originali, per Tolstoi la costante doveva essere un linguaggio che fosse chiaro e semplice. Ed è per questa ragione che il romanziere molto pescò nel repertorio della tradizione popolare russa, raccontando l'ambiente contadino, la natura, la spiritualità e il senso morale del popolo russo.
In questa prospettiva le favole e le fiabe dei Quattro libri russi di lettura hanno un dichiarato intento edificante, ma nello stesso tempo ci raccontano un mondo agricolo, una campagna innevata, un contesto che un bambino russo, figlio di contadini e contadino anch'egli, avrebbe subito riconosciuto come suo.
Di topi e leoni, di orsi e di galline è il risultato di una acuta selezione di otto racconti presi da questi quattro libri.
E qui entra in gioco il secondo grande punto di forza di questo libro, se consideriamo come primo punto il fatto che i testi sono di Tolstoi.
L'operazione di 'tradizione' e intendo nel senso più letterale del termine latino 'tradere', ovvero, affidare, consegnare - che Lapis, sapientemente, ha voluto fare.
Mi pare che non si tratti dell'ennesima rimasticazione di testi precedenti, anche se di grande valore, ma di una vera e propria scelta culturale nei confronti di un testo. E questa scelta la verifichiamo leggendo la nota conclusiva di Stefano Garzonio, docente di Letteratura russa. Con lui possiamo ripercorrere le varie tappe che un racconto orale, o scritto che sia, fa nel corso del tempo. Ne seguiamo i diversi passaggi, gli intenti che ogni volta hanno mosso coloro che ne hanno curato le edizioni e possiamo anche verificare come una narrazione, nel suo essere tramandata, subisca ad ogni riscrittura lievi mutazioni. Così le favole di Esopo o quelle della tradizione indiana, assumono, attraverso la penna di Tolstoi, un nuovo sapore russo e nella edizione fatta da Lapis si trasformano ancora un volta, grazie al breve commento, il più delle volte in rima, di Rita Valentino Merletti che si trova ad introduzione di ogni favola.
Terzo elemento di forza sono i disegni di Brunella Baldi. Non credo che sia un caso, che, sugli scaffali delle librerie, attualmente sono ben tre i libri di questa illustratrice. 

 
Sebbene io non sia un'esperta della materia, mi piace dirvi che della Baldi mi hanno sempre colpito due cose. La prima: la visione aerea, la prospettiva dall'alto, che si trova in molte delle sue tavole (analoghe prospettive si trovano nelle tavole di Carll Cneut, che le usa per 'attirare e catturare' nella pagina del libro, come sull'orlo di un pozzo, lo sguardo del lettore). La seconda: il senso un po' onirico e poetico, quasi come se nei suoi disegni si fosse in un perenne sogno un po' straniante.
Questi due caratteri messi insieme mi fanno pensare che lei disegni 'sospesa' nell'aria. Mi pare che lei veda il mondo dall'alto, un mondo 'sognato' e perennemente avvolto in una nebbiolina che ne sfuma i contorni troppo netti. Chissà se tutto questo ha a che fare con la danza che tanto la appassiona?
Altre ancora però sono le cifre che mi piacciono di questa illustratrice che balla sospesa: le architetture e l'intero mondo sempre un po' storto, la predilezione per gli animali, in particolare certi trampolieri o uccelli dal lungo becco ricurvo (uno per tutti quello che accompagna molte delle poesie della Dickinson. Andate a vedere il post a quel libro dedicato), che hanno un'aria così mite che quasi disarmano. Oppure, ancora la sua gamma cromatica, me la fa amare: è delicata, sfumata come il disegno, anche se in alcune tavole 'si accende' in modo inaspettato di colori forti che ti saltano incontro.


E poi, ogni volta, mi perdo nell'infinito 'guardaroba' di vitellini vestiti alla marinara, galletti in in blu jeans e cani in dolcevita, falchi in livrea, elefanti in salopette a fiori e topi in paltò, serpenti in giacchetta a pois...e gli altri andateveli a cercare voi...



Carla


lunedì 28 novembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SE SEI UN SOGNATORE, FATTI AVANTI

CHI VUOLE UN RINOCERONTE A UN PREZZO SPECIALE?, Shel Silverstein
Orecchio acerbo, 2011

ILLUSTRATI per PICCOLI, MEDI e GRANDI (dai 4 anni)

Se sei un sognatore, fatti avanti,
se sei un sognatore, un mentitore,
un desideratore, un compratore d'elisir d'amore...
se sei un fingitore, vieni al mio focolare:
dobbiamo tessere storie con fili d'oro luccicanti.
Vieni avanti!
Vieni avanti!
(Invito, Shel Silverstein, in Strada con uscita, Salani 1994)

Questa è la prima poesia che compare in uno dei libri culto della mia vita di lettrice con i bambini.
Idealmente, la recito dentro di me ogni volta che sono sul punto di aprire un nuovo libro di 'zio Shelby'. Io lo so che lui rinnova questo invito ad ogni bambino che ha in mano un suo libro. E' un invito, ma è anche un tacito patto che Silverstein stabilisce con i suoi lettori: se vuoi leggere le mie storie devi essere sognatore, mentitore, desideratore...altrimenti vai a farti una passeggiata e torna solo quando ti sentirai pronto ad essere tutte queste cose assieme.
Allora, se siete pronti...


...Chi vuole un rinoceronte a un prezzo speciale?

E' molto comodo sedersi in braccio a lui.


Ma è meno comodo se è lui a sedersi in braccio te.



Se sei un bambino, un rinoceronte per casa presenta quasi solo vantaggi. 
E' utile per giocare (travestimenti, salto alla corda, sulla spiaggia, lungo il fiume), per difesa (divora le brutte pagelle, intimidisce tuo padre, e poi anche tua madre), come utensile (apre le lattine, fa da attaccapanni, è un utile aratro), come amico (tiene caldo il letto d'inverno e condivide lo spuntino di mezzanotte) e poi ti rassomiglia in tante cose (odia fare il bagno nella vasca, adora giocare a nascondino)...
Ecco, sì. Questo rinoceronte sembra proprio un rinoceronte/bambino generatosi nella testa di un bambino. Attenzione però, non è un rinoceronte cucciolo: è proprio una miscela perfetta tra un bestiolone e un bambinetto. Guardate i disegni e concentratevi sugli sguardi: vedrete che è tenero come un rinoceronte/bambino, ingenuo come un rinoceronte/bambino, imprevedibile come un rinoceronte/bambino, divertente come un rinoceronte/bambino, si infuria, si diverte o piange come un rinoceronte/bambino.
Che meraviglia!
Ho in tasca la certezza che se chiedessi a dei ragazzini a bruciapelo: vorreste un rinoceronte in casa? loro, altrettanto a bruciapelo, mi direbbero: oh, nooo. Ma sono altrettanto sicura che dopo un solo secondo, mi direbbero: beh, però, forse sì. Son fatti così: i piccoli son capaci di immaginare i molti lati positivi che l'opportunità offrirebbe. Ne vedrebbero immediatamente una fonte inesauribile di divertimento per loro e per gli amici, e al contempo di terrore per i grandi, ne valuterebbero una certa qual utilità pratica. E sopra ogni cosa ne vorrebbero l'affetto, facendo di lui un irrinunciabile compagno di vita, e chi se ne importa se supera di un bel po' le due tonnellate di peso e ha quel corno così ingombrante.
Ed è proprio qui la grandezza dei piccoli: loro sanno essere illimitati!
Ed illimitato è stato anche Shel Silverstein: nella sua attività di artista poliedrico che ha saputo dire così tante belle cose in musica, in teatro, nei libri (per questo Orecchio acerbo conserva nei suoi libri anche il testo in lingua originale) e con una matita in mano. In altre parole un tessitore di storie con fili d'oro luccicanti...vieni avanti, vieni avanti...

carla



E poi lui, come il rinoceronte, adora sorprenderti.



sabato 26 novembre 2011


LE MADELEINES DI MAPIE

Curiosare tra i libri degli amici è un’attività che mi piace moltissimo. In alcune case ce ne sono anche in cucina, in genere un po’ scoloriti dal vapore, con copertine slabbrate e pagine unte. Qualche giorno fa, a casa di una simpaticissima signora ultraottantenne, ho trovato questo libro del 1967, edito dalla casa editrice Tallandier:
La cuisine de Mapie di Mapie de Toulouse-Lautrec

L’autrice (1901-1972) è una curiosa signora che sposò in seconde nozze il nipote del pittore. Vi consiglio di vederla e ascoltarla in questi due brevissimi filmati:

 
Nel primo, che troverete nel sito dell’INA (Institut national de l’audiovisuel), Mapie, accomodata in salotto, indossando un improbabile cappello (ma forse vuole ricordare quello della dama nel quadro?), racconta come preparare un punch per curare l’influenza, con il sottofondo di un cane che abbaia. Al termine del video, Mapie si cambia d’abito e in un sontuoso vestito nero (ovviamente con cappello in tinta) sorseggia la sua preparazione. Veramente divertente.
Nel secondo, dall'archivio della SONUMA (Société de numérisation et de commercialisation des archives audiovisuelles), girato durante l'Esposizione Universale del 1958, Mapie presenta un suo libro di ricette destinate alla cucina di tutti i giorni, dispensando consigli alle massaie.


Dal libro di Franca (questo è il nome della proprietaria del libro) ho deciso di provare la ricetta di uno dei biscotti più classici e infarciti di citazioni letterarie che ci possa essere: 
la madeleine

125 farina
125 zucchero
125 burro
3 uova
1 cucchiaio da minestra di rum 

Rompete le uova in una ciotola, aggiungete lo zucchero e con le fruste elettriche montate il tutto fino ad ottenere un composto bianco e spumoso.
Aggiungete la farina setacciata, il burro che avrete fatto sciogliere senza che prenda colore e il rum.
Imburrate gli stampi da madeleines e con un cucchiaino versatevi il composto.
Le ho fatte cuocere per 15 minuti a 180 °C. Fatele raffreddare e poi toglietele dallo stampo aiutandovi con la punta di un coltello. Si conservano per almeno 10 giorni in una scatola a chiusura ermetica.

Lulli


venerdì 25 novembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


GLI AMORI DIFFICILI

L'AGGIUSTACUORI, Arturo Abad, Gabriel Pacheco
Logos, 2011

ILLUSTRATI per MEDI (dagli 8 anni)

"Mattia ha un segreto.
Al calar del sole, si chiude dentro e passa ore intere a modellare cuori: cuori teneri, di marzapane...cuori duri, di porcellana...cuori trasperenti, di cristallo...
Appena ne finisce uno, lo ripone in uno scrigno di legno e lo chiude a chiave."


Mattia, di mestiere, aggiusta i cuori degli altri. Con il filo d'argento, li ripara. Ma quando chiude la sua bottega pensa al suo, di cuore. Al suo cuore innamorato. Ogni giorno costruisce cuori da regalare a primavera a Beatrice che vive sulla montagna. Beatrice però non si cura di Mattia, dei suoi regali e del suo amore. Appoggia i cuori impacchettati su una mensola e li dimentica lì.
Quindi non può sapere che Mattia ogni volta che ne costruisce uno vi nasconde un pezzetto del suo cuore. Un pezzetto oggi, un pezzetto domani, il cuore di Mattia è alla fine. Bottega chiusa e nessuna visita a Beatrice quella primavera. Ma la gelida ragazza nota l'assenza e questa volta è lei a mettersi in cammino verso Mattia e lo trova con il petto vuoto, senza più neanche un briciolo di cuore. Raccogliendo i singoli pezzettini che lui con amore aveva riposto nei tanti doni che le aveva fatto, ricompone quello di Mattia. Ma, contrariamente a quanto tutti speravano, Mattia per primo, ella riprende il sentiero del ritorno, lasciando ancora una volta il ragazzo in solitudine. Ma qualcosa è cambiato: adesso anche lei ha un suo piccolo segreto che la primavera successiva la farà sorridere alla finestra nell'attesa dell'arrivo di Mattia...


Il viso sognante di Mattia, i riccioli della bisbetica Beatrice, ribelli e rossi, di quel rosso che accende le tavole di Pacheco, i boschi colorati a primavera e candidi nell'inverno e il lago di azzurro in cui l'illustratore messicano, come frequente cifra personale insieme al grigio o al seppia, immerge tutto creando un'atmosfera rarefatta, onirica per lui così consueta, tutto questo ci porta a ragionare di amore.
Mi piacerebbe sentire cosa mi direbbero sul tema i bambini. Mi piacerebbe anche che vedessero che in questo testo e in questi disegni che sono sempre a cavallo tra sogno e realtà, Mattia dimostra di sapere cosa vuol dire amare. Ama, senza volere nulla in cambio, ama regalando se stesso, ama perché non potrebbe essere diversamente. Mi piacerebbe fargli vedere che Beatrice, al contrario, è avvezza solo a prendere: prende i cuori regalati, prende il cuore di Mattia, ma lei non si concede. E anche quando è a un passo dall'aver capito cosa significa voler bene, perde la sua occasione per nascondere un po' di sé nel cuore di un altro...ah, quanta strada questa ragazza deve ancora percorrere prima di poter dire a qualcuno, con sincerità, ti amo!

Carla

noterelle a margine:
Solo cinque titoli di Pacheco in Italia. Aspetto con ansia che Kalandraka Italia decida di pubblicare in italiano I quattro amici (I musicanti di Brema), intanto potete vederne qui alcune tavole
Sòlo para hispanohablantes, dieciseis preguntas a Gabriel Pacheco
E in ultimo, la recente intervista in RDD



giovedì 24 novembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL NARRATORE  DI HEIDELBERG
 
IL DONO INCANTATO DEL BRIGANTE, Rafik Schami
Garzanti, 2011

NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"Con le mani tremanti l'aprì e lesse il titolo scritto in svolazzanti caratteri arabi, tra le variopinte decorazioni della prima pagina: La mia avventurosa vita e le mie esperienze oltremodo sorprendenti con uomini e animali, scritte da un devoto servo di Dio, lo smisuratamente giusto e coraggioso brigante Adel. 
Un sorriso sfiorò le labbra di Adel al pensiero che suo padre avesse creato tutto quel mistero attorno a una semplice fiaba di briganti. Pieno di curiosità voltò pagina. Dal libro uscì sibilando un fumo bianco..." (p.12)

Un bambino incuriosito da un libro misterioso e parlante che giace nascosto sotto chiave è l'inizio del primo racconto, Il cammelliere di Heidelberg.
Questo strabiliante tomo scritto con svolazzanti caratteri arabi, un fumo che si sprigiona alla sua apertura, un cammello e il Cammelliere che compare nel titolo sono tutti elementi che ci conducono ad un'ambientazione mediorientale, tra deserti e carovane, ma nel titolo c'è anche Heidelberg, romantica città tedesca circondata da selve e boschi, posta al centro dell'Europa.
Proprio in questa commistione tra mondo fiabesco della migliore tradizione mediorientale e un Occidente moderno risiede la cifra distintiva di questo racconto, ma in verità dell'intero libro: otto storie che viaggiano tra la fiaba più classica tra morbidi cuscini e incensi e quella contemporanea di gusto tutto occidentale. 

 
Ne Il cammelliere di Heidelberg l'elemento magico apre e chiude questo lungo racconto costruito sulla memoria delle proprie origini e sulla nostalgia della propria terra. Gusto decisamente da Mille e una notte ha il racconto Fatima ovvero la liberazione dei sogni, salvo poi richiamare alla memoria la fiaba di Barbablu e la sua camera segreta.
Ne Il corvo acrobata oppure in Albin e Lila o nel Leone Benilo i protagonisti sono gli animali che, in chiave un po' favolistica, incarnano atteggiamenti e caratteri umani. 


Bobo e Susu, il mio racconto preferito tra gli otto, è una storia d'amore struggente e meravigliosa con un coupe de théâtre finale tra una topolina e un elefante. Immaginifico e assurdo il racconto de Il drago e il matto come anche L'albero volante, che chiude il libro; quest'ultimo piacerà tanto ai bambini e sarebbe piaciuto tanto anche a Rodari, perché racconta di un albero che decide di non decidere quale albero essere, si alza in volo con le rondini e prende a schiaffi un pellicano.
Come d'abitudine accade nelle fiabe che arrivano dal Medio Oriente, vorrei chiudere tornando al punto di partenza, ovvero la sapiente commistione tra antico e moderno, tra Oriente e Occidente, tra realtà e magia.
La ragione di questa sapiente fusione di elementi diversi sta nell'autore stesso del libro: Rafik Schami strepitoso e pluripremiato romanziere siriano esiliato ed emigrato in Germania nel 1971. Grande affabulatore, Rafik Schami ha sempre raccontato nei suoi romanzi il suo mondo di un tempo e il suo mondo di adesso. Ne Il dono incantato del brigante tocca tutti i temi a lui più cari che abbiamo letto nei suoi numerosi romanzi 'da grandi': la nostalgia della sua terra e della sua cultura, il rispetto per le diversità, l'elogio della pazienza e della gentilezza, la grande ironia e autoironia, e dentro ogni cosa un grande senso di magia e di meraviglia...

Carla

mercoledì 23 novembre 2011

OLTRE IL CONFINE (libri dall'estero)


PENSARE E RIPENSARE

LA DUDA, Pia Valentinis
Libros del zorro rojo, 2010

ILLUSTRATI per PICCOLI, MEDI e GRANDI (dai 5 anni)

La prima cosa disegnata da Pia Valentinis che mi capitò tra le mani furono carte da gioco. Trentadue carte con soggetti diversi, ma tutti legati alle culture dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo: Giufà o Simbad il marinaio, l'ulivo e la sinagoga, il pane e il cielo stellato. Il gioco delle carte del Mediterraneo era stato pensato perché i bambini ci giocassero inventando storie ogni volta nuove con gli elementi raffigurati sulle carte. Una sua bella idea che risale almeno a una decina di anni fa.

Pia Valentinis appartiene alla rara categoria degli illustratori evocatori (le fa compagnia Mara Cerri, a mio modo di vedere). Tra tutte le tavole sue che ho avuto modo di vedere, non ho mai riscontrato nessuna sbavatura didascalica. Non è mai narrativa nell'illustrare, ma la contrario dimostra sempre una straordinaria capacità di trovare poetiche quanto simboliche sintesi di quello che il testo racconta lì accanto.
In questo senso furono emblematiche le sue illustrazioni di un gran bel libro di rime: Mammalingua di Bruno Tognolini. Tanto la vena poetica di Bruno che in quel libro toccò altissimi vertici, quanto le tavole della Valentinis hanno avuto la capacità di portare a galla quello che è il più profondo sentire di un essere umano di fronte alla grande emozione di una nascita.
Il libro La duda, il dubbio, è un gran bell'albo illustrato, pubblicato dai bravi editori spagnoli, di Libros del zorro rojo. 


E' un felice quanto riuscito esempio di alchimia tra testo e immagine. Entrambi i linguaggi espressivi, se compenetrati con intelligenza e sensibilità, danno vita a una sorta di valore aggiuntivo al libro che non è più semplicemente l'insieme di un testo scritto e di un'immagine che lo illustra, ma è molto di più: un elemento terzo, del tutto nuovo rispetto ai singoli ingredienti che lo hanno generato, non più leggibili o distinguibili singolarmente. Come dice Fabian Negrin, che gli albi illustrati li sa fare, negli albi illustrati esiste uno spazio vuoto tra testo e immagine, una zona di non detto, in cui il lettore può insinuarsi per trovarvi ulteriori spazi di immaginazione.
Raccontare a parole cosa sia un albo illustrato richiederebbe pagine e pagine, mi limito a darvi questa definizione e vi suggerisco di guardare alcune tavole. 
 
                            Che cosa mi metterò oggi?


 
                            Potrò?

                             Quanto dovrò aspettare?

                            Mi avrà visto? 

L'altro elemento che rende grandioso questo libro sta nella semplicità delle domande che prendono la forma del dubbio. Il fatto che siano semplici equivale a dire che sono di una autenticità e di una nettezza che quasi spaventa e proprio per questo sono universali. Lo sono a tal punto che ogni domanda, o dubbio che sia, assume valori e significati anche molto diversi a seconda del lettore che in quel momento ha in mano il libro.
Almeno una volta nella vita ci è capitato di dubitare di essere come gli altri ci vedono, oppure di aver fatto la cosa giusta in quell'occasione, di potersi fidare, di aver proprio esagerato... 

                            Lo avrò fatto bene?

Come ben si vede la Valentinis, attraverso i disegni rigorosamente in bianco/nero (tecnica che le è particolarmente congeniale) e un unico colore dominante, dà ogni volta una sua personalissima lettura di una domanda universale e lo fa sempre con grande ironia e poesia.

                            Cosa sarò da grande?

Terzo e ultimo motivo che mi fa amare questo libro sta nel fatto che nell'era della perfezione si vada a parlare con i bambini dell'eventualità che al mondo si possa sbagliare, o sia legittimo cambiare idea o sia lecito fermarsi a riflettere e si possa essere incerti sulla strada da intraprendere.

O no?

Carla

martedì 22 novembre 2011

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

MESSICO e NUVOLE

C’è un rituale irrinunciabile nell’ultimo giorno della Fiera del libro per ragazzi a Bologna: quando quasi tutti stanno smontando gli stand, si va in giro per cercare di comprare qualcuno dei libri stranieri adocchiati nei giorni precedenti; la mia tappa fissa è lo stand del Messico, dove l’inflessibile Raoul mi dice: ‘questo no, quello no, quest’altro forse, ripassa più tardi..’. Dopo queste contrattazioni estenuanti, di solito riesco a portarmi a casa qualcosa.
Quest’anno mi è andata bene: a Bologna sono riuscita ad accalappiare Un Abrazo, di Maria Baranda, che comincia così:


Cuando es larga la noche
y fria y oscura y no hay luna que alumbre
los suenos que estan en mi cama…
Un abrazo!

Si tratta di un piccolo cartonato che ruota intorno a quei momenti di solitudine, o di noia, o di stupore, in cui è forte il desiderio di condividere, di sentire vicino anche solo l’orsetto (o il coniglio) di peluche. 


Piccolo, delicato, ben illustrato da Cecilia Varela, è entrato con mia grande gioia nella sacca che alla fine della fiera è già piena di cataloghi, di appunti, e di qualche altra perla pescata negli stand.
Avrei voluto prendermi, in realtà, un altro libro messicano (anzi, più d’uno, visto che raramente sono tradotti in Italia, e il Messico è un paese emergente, anche per quanto riguarda l’editoria per ragazzi); ma il buon Raoul mi aveva detto di no. Questa volta, però, sono stata fortunata, perché un editore intelligente ha pensato bene di acquisirlo e ‘No’, di Claudia Rueda, mi si è materializzato davanti la scorsa settimana. 


Avevo avuto notizia di questa bella acquisizione già qualche settimana prima e quindi ho pregustato il piacere di ritrovarmelo di fronte. Mi ricordavo di aver visto a Bologna Giovanni insieme ad Anna, mitica libraia torinese, svolazzare intorno a quel libro, parlottando, ma non speravo di vedere il libro in Italia così presto.
Cos’ha di speciale questo libro? 
 Descrive mamma orsa e il suo orsetto, quando incalza l’inverno e comincia a nevicare; l’orsa richiama il suo piccolo per farlo entrare nella tana dove passeranno l’inverno;  il piccolo però non ha nessuna intenzione di andare a dormire e trova mille scuse per rimandare il momento, finché non rimane solo in mezzo alla bufera…come finirà? Ovviamente bene, ma con un finale intelligente, in cui all’orsetto è concessa una resa con l’onore delle armi. 


Ovvero, fuor di metafora, quando un bambino, che ha tenuto il punto fino a quel momento, cede, merita che la sua non sia una resa, ma una dignitosa tregua, preludio di nuovi, e salutari, tira e molla, che, a quanto pare, non finiscono certo con l’infanzia.
Le illustrazioni sono semplici, immediate, adatte ai bimbi piccoli, direi dai 3/4 anni, e la realizzazione grafica è raffinata, con un difficile gioco fra lucido e opaco che riesce a rendere anche una nevicata sulla neve.
Insomma, bello e intelligente, quindi grazie all’editore italiano, Lapis, che ce l’ha portato, grazie a Giovanni e ad Anna, che l’hanno scelto.



Eleonora



Un abrazo!”, M. Baranda, C. Varela C., Ediciones el Naranjo 2009
No”, C. Rueda, Lapis 2011.




 

lunedì 21 novembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

CRRR... CRRR... CRRR...


IL PENTOLINO DI ANTONINO, Isabelle Carrier
Kite edizioni, 2011

ILLUSTRATI per PICCOLI (dai 5 anni)

"Antonino trascina sempre dietro di sé il suo pentolino."


Questo pentolino gli è caduto sulla testa, e Antonino non è più come gli altri: è molto sensibile, è un talento con i pennelli, ama molto la musica, ed è sempre in cerca d'affetto. Ma questo pentolino che si deve sempre trascinare dietro crrr... crrr... crrr... fa di lui un bambino diverso. Gli complica la vita, si incastra dappertutto gli impedisce di fare ciò che fanno gli altri e Antonino fatica, si arrabbia, piange. La gente si infastidisce, lo trova strano ed inquietante. Antonino vorrebbe tanto liberarsi del suo pentolino crrr... crrr... crrr... ma è impossibile e allora decide di nascondersi agli occhi degli altri, e infatti tutti gli altri smettono di accorgersi di lui. Tutti, tranne una: una signora gentile con il vestito a fiorellini e un piccolo pentolino verde custodito nella tasca. 
Sarà lei ad insegnare ad Antonino a convivere con il suo pentolino. Confeziona per lui due cose: una nuova fiducia in sé stesso e una bella sacca rossa per contenere il suo pentolino, che all'improvviso smette di essere un ingombro fastidioso. Pur non avendo cambiato nulla di sé, e pur avendo sempre con sé il suo pentolino, ora Antonino ha una vita che è ogni giorno più bella e più semplice: con gli amici giocare al parco, allestire mostre di successo dei propri quadri e, soprattutto, avere tanto amore intorno.

Ma cosa si nasconde dentro il pentolino cui Antonino è legato per la vita?

Dentro il pentolino c'è forse un handicap, uno svantaggio, una difficoltà, un intralcio, un ostacolo. Qualcosa che lo fa andare a una velocità diversa, che lo rende strano agli occhi degli altri, lo fa faticare, lo rende nervoso, lo fa sentire solo, piccolo, indifeso e addirittura invisibile.
Un pentolino che non lo lascia mai, che è costretto a tirarsi sempre dietro crrr... crrr... crrr... Un pentolino da cui non ci si può dividere, di cui non si può ignorare l'esistenza e con cui è necessario imparare a convivere. Il trucco sta nel trasformarlo in qualcosa di positivo ed ecco che la particolarità diventa un valore.
Tutti noi, magari anche solo per un giorno della nostra vita, abbiamo avuto un nostro pentolino da trascinare crrr... crrr... crrr... che ci ha rallentato il ritmo, che ci ha fatto sentire diversi dagli altri. Con le difficoltà bisogna fare i conti e tanto prima riusciamo a trovargli un loro senso, una loro dimensione positiva, tanto prima impariamo ad accettare il nostro pentolino, ovvero noi stessi per quello che siamo con le nostre paure, i nostri limiti, tanto prima anche la vita ci sembrerà meno in salita.
Messaggio ricevuto: semplice e potente.
Come semplici e potenti sono anche i disegni di Isabelle Carrier, che per il tratto così simile a quello dei bambini stessi, ricordano tanto i teneri Mumin (qui sotto immortalato il mio amato Mumin da compagnia). 

 
Un semplice tratto a matita: una nera, una rossa e una verde e basta. E' un segno semplificato che prende forza dal fondo bianco che si allarga intorno, ma che proprio in virtù di questa sua estrema semplicità sprigiona una potenza enorme.
Il pentolino di Antonino è una storia piccola, lieve, fatta di poche cose e poche parole, pochi colori ma gigantesca nella sua capacità di raccontare con insolita sensibilità e sotto metafora la difficoltà che accompagna gli Antonini, grandi o piccoli che siano.

crrr... crrr... crrr...
...Carla

sabato 19 novembre 2011

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

ON THE ROAD

Questa volta mi piace suggerire tre libri abbastanza lontani dalle tipologie classiche della narrativa per ragazzi, in questo caso rivolta a giovanotti/e sopra i dodici anni. I romanzi che vi propongo son per ragazzi, ma non rientrano nelle consuete categorie della cosiddetta letteratura di genere, che sia il fantasy o l’horror o in gotico più o meno romantico; non hanno messaggi o testimonianze di grande impatto, ma sono storie interessanti, scritte, sia pure con stile diversissimo, con grande efficacia. 

 
Il primo libro di cui vi voglio parlare è Sganciando la luna dal cielo, di Gregory Hughes, uscito da poco. E’ un libro di avventura pura: due fratelli, rimasti orfani, vanno alla ricerca dello zio, con fama di essere un grande spacciatore, viaggiando dal Canada a New York; ovviamente mille avventure e mille incontri, dal truffatore di strada al rapper dal cuore d’oro, mescolando realismo e una vena fantastica rappresentata, per esempio, dai poteri della piccola protagonista, di sangue quasi indiano (il cui nome nativo è ‘Piccolo Ratto’), oppure la varia umanità che popola le strade della Grande Mela e nasconde una grande generosità sotto i cattivi rapporti con la legge. Ma non manca la componente drammatica, l’incontro con un’organizzazione di pedofili, le sparatorie e un finale che non ci si aspetterebbe. Di questo libro ho apprezzato la leggerezza con cui tratta anche le situazioni più drammatiche, la descrizione della ‘fauna’ metropolitana, la varia umanità che riunisce il bene e il male con limiti che spesso si confondono; ho apprezzato l’originalità dei personaggi principali e, soprattutto, la descrizione del bellissimo rapporto fra fratello e sorella, fatto di un legame profondo e di piccoli screzi, di sensi di colpa e di lealtà; e poi, come è ovvio, l’amore per il viaggio, l’apertura mentale che porta a saper parlare con chiunque si incontri sul proprio cammino.


Un altro romanzo ‘on the road’, adatto forse a ragazzi appena un po’ più grandi, è Cielo di sabbia, di Lansdale, uscito quest’estate per i tipi di Einaudi. Anche qui territori immensi percorsi da tre ragazzini in fuga dalla siccità e dalla fame, dall’Oklahoma al Texas, lasciandosi alle spalle le rovine delle proprie case e le tombe improbabili dei propri cari. Incontri fra i più disparati, fra gangster, hoboes, pugili falliti e banditi sulla via della redenzione. Ma, incredibilmente, un mare di speranza, un tenace amore per la vita, l’idea che, in qualche modo, si riuscirà a cavarsela. Anche in questo romanzo, la protagonista femminile è interessante e, come Piccolo Ratto, piena di risorse e intimamente libera.

Shane Peacock, invece, ci porta in strade di tutt’altro genere: in L’Occhio del Corvo entriamo nei sordidi bassifondi della Londra vittoriana, pullulante di un’umanità miserabile, che si muove nella sporcizia e nella nebbia; il lettore viene portato per mano in questo labirinto, in cui gli omicidi sono contrassegnati dalla presenza dei corvi, seguendo gli esordi di un giovanissimo Sherlock Holmes. La ricostruzione d’ambiente è accurata, addirittura credibile il personaggio di Sherlock ragazzino, che si muove come un pesce nell’acqua nell’oscuro labirinto di strade e vicoli londinesi, pieni di oscuri presagi; un ragazzino che da lì dovrebbe prendere le mosse in quella lotta contro il male che lo impegnerà tutta la vita. Per chi ama Conan Doyle, è un interessante e riuscito esercizio di stile, ma è anche un vero giallo, con i suoi omicidi efferati, con i suoi risvolti drammatici. Ci sarà lo scioglimento dell’enigma, ma il giovane Sherlock pagherà un prezzo molto alto al raggiungimento della verità. Se, dunque, ci sono tutti gli ingredienti di un genere letterario, la scelta interessante è di non edulcorare, non annacquare l’aspetto anche cupo delle storie di Conan Doyle, avvicinando il giovane lettore ad un tipo di narrativa che indugia sulla descrizione d’ambiente, sui caratteri dei personaggi, sulle inevitabili battute d’arresto che anche una mente raffinata e sottile come quella del giovane Holmes è costretta a subire. Insomma L’Occhio del Corvo è un eccellente viatico per approdare a Conan Doyle e perché no? a Dickens.
Confidiamo che la Feltrinelli continui in questa ricerca, che mi sembra davvero interessante, sulla narrativa dedicata ai ragazzi di quella misteriosa età di passaggio per cui non sono più piccoli, ma non hanno ancora affinato un palato da veri divoratori di romanzi. 

Eleonora 

Sganciando la luna dal cielo”, G. Hughes, Feltrinelli kids 2011.
L’occhio del corvo”, S. Peacock, Feltrinelli kids 2011.
Cielo di sabbia”, J.R. Lansdale , Einaudi 2011.

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

UN ORSO SU CUI CONTARE

MATILDE E ORSO, Jan Ormerod, Freya Blackwood
LO editions, 2011

ILLUSTRATO per PICCOLI (dai 4 anni)

"'Voglio soltanto del tè', dice Matilde.
'Non troppo caldo, non tropppo zuccherato,
nella mia, miissima tazza,
seduta sulla miissima sedia.
E non voglio che nessun altro ci si sieda!'"

Questo è il tono perentorio con cui di solito la piccola Matilde si rivolge al grande orso che si prende cura di lei.
Matilde è una bimbetta biondina, carina, con le guance e le ginocchia rubizze, piuttosto esigente, talvolta bizzosa, un tantino permalosa, ma sempre molto intraprendente e sicura di sé. Con lei vive Orso, grande, accogliente, affettuoso e premuroso. Per quanto si dimostra sempre gentile con lei, parrebbe proprio essere un buon papà alle prese con la sua piccolina.
Matilde, in questo libro dal sapore di altri tempi, è alle prese con cinque brevi avventure che le capitano nel corso di una bella giornata e Orso ne è il coprotagonista: una gita in bici, una merenda, il racconto della sera.
Nonostante Matilde appaia davvero un po' troppo viziata, è impossibile non guardarla con tenerezza nei suoi tentativi talvolta un po' goffi di prendere la vita con grinta. Il suo obiettivo principale è quello di affrontare ogni cosa con cipiglio fiero e con sicurezza di sé. E se questa non le basta, perché lei è ancora piccolina, prende in prestito la forza degli altri, nel suo caso si affida all'Orso su cui è certa di poter sempre contare.
Matilde mi pare assimilabile a quei cuccioli di animali feroci, tigri, leoni o lupi che, con i propri genitori, si permettono morsi, giochi o scherzi che se fossero fatti da altri non sarebbero mai tollerati, ma che fatti da loro hanno il sapore di esercizi e prove utili e necessarie per poi poter affrontare, da adulti, la vita vera. In quel caso come in questo, i genitori sono la loro palestra di allenamento.
Ed è per questa ragione che la disponibilità apparentemente inesauribile di Orso non mi pare quella di un genitore che vizia la propria bambina, ma quella di un genitore che ne asseconda desideri ed entusiasmi per costruirne sicurezze e per farle capire che nella difficoltà su di lui potrà sempre contare. 


Mi rendo conto che il discrimine tra le due tipologie di genitori talvolta appaia molto sottile, ma sono convinta che ci sia e che faccia la differenza.
Matilde e l'orso è un libro molto classico, tanto nel disegno, quanto nell'impostazione generale che ricorda per ambientazione i libri di Beatrix Potter con Peter Coniglio e le altre famiglie di animali e per disegno le prime tavole di Lisbeth Zwerger. Colori tenui, acquerello, sfumato tratto a matita per raccontare un mondo anglosassone (in realtà australiano, vista la prima edizione) fatto di teiere, biciclette con il panierino, casette con giardini fioriti, vestitini a pois e pagliaccetti, vasetti di fiori e ritratti di famiglia alle pareti e soprattutto tanta quiete.

Carla

giovedì 17 novembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'ORA VUOTA

DORMI BENE, ORSACCHIOTTO MIO, Quint Buchholz
Beisler, 2011

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Di sera l'orsacchiotto si prepara per la nanna.
Si toglie i calzoncini con le mele
e si infila il pigiamino con le stelle.
Prima di dormire reclama la sua favola, recita la preghiera della buonanotte
e si lascia cullare da una dolce ninnananna.
Riceve i suoi cinque bacetti
e beve l'ultimo sorso d'acqua dalla tazza blu
perché gli rimane sempre un briciolo di sete.
Si ricorda di aver dimenticato i calzini da notte color rosso ciliegia
e da bravo se li mette.
Si accomoda nel suo lettino, ma...che freddo fa sotto le coperte!
L'orsacchiotto soffia il caldo con il fiato."

E' l'ora in cui i bravi bambini e i bravi orsacchiotti vanno a letto.
E' l'ora vuota.
Anne Herbauts chiamava così l'ora in cui c'è ancora troppa luce per accendere la lampada e già troppo buio per continuare a leggere, a cucire.[...] Pensiamo, sogniamo. E' l'ora grigia, tra il giorno e la notte, in cui l'ombra è luminosa, la terra scura e il cielo ancora chiaro. L'ora blu. Gli oggetti sembrano aspettare il silenzio.[...] E' lo spazio dei ricordi. Ora triste, ora bella, che torna ogni giorno uguale, immutabile, appena diversa da quando esiste, arriva e poi si spegne.(L'ora vuota, Fabbri 2003)

E' quel momento della nostra giornata che segna il limite tra il giorno rumoroso, colorato, movimentato e la notte tranquilla, scura e silenziosa. E' un momento che vado cercando alla fine di ogni mio giorno e che mi piace tanto.
Ma a me piacciono tanto anche le storie che parlano degli orsi di peluche (fino ad oggi, la mia preferita: Axel Hacke, Michael Sowa, Un orso di nome Sabato, edizioni e/o 2007 l'ho letta centinaia di volte a centinaia di bambini). 

 
L'orsacchiotto di Quint Buchholz non ha sonno: su una scala fatta di libri si arrampica e guarda fuori dalla finestra. Tutto è fermo come se fosse in sospeso, e lui dà spazio ai suoi ricordi e immagina la sua giornata di domani. E' un attimo e scende la notte. Vede arrivare i musicanti del chiaro di luna, mentre alle sue spalle c'è un amico bambino che in silenzio lo porta con sé sotto le coperte per cominciare la notte assieme.
E' una porzione infinitesimale di una giornata, ma di una intensità che toglie il fiato.
Che meraviglia!
Buchholz, che considero l'illustratore del silenzio, della solitudine, della malinconia, del surreale, dell'immaginario, dello stupore e del non detto, mi emoziona da morire. Le atmosfere sospese che caratterizzano tutte le sue tavole generano meraviglia nel loro essere così tanto vicine al reale (sembrano fotografie, talvolta) e nel contempo così sideralmente lontane dal reale stesso. La fantasmagoria del surrealismo di Buchholz, così vicino allo stupore che si prova davanti ai quadri di Magritte, è un modo di leggere il mondo che credo simile a quello dei bambini.
Nelle sue tavole c'è un mondo misterioso, aperto, affascinante, sorprendente, luminoso, fatto di grandi spazi e di oggetti piccolissimi, di prati sconfinati e di particolari impercettibili. Un mondo in cui, agli occhi di un bambino, tutto può accadere.
Sono rari, a mio parere, gli illustratori che riescono attraverso l'immagine a raccontare con così tanto rispetto, grazia e profondità il mistero che c'è dentro l'infanzia, Quint Buchholz è uno di questi*.


E' bello starsene all'asciutto mentre fuori scende la pioggia
e l'aria profuma di fresco, soprattutto quando si ha la merenda con sé.

*(se ne farete richiesta, vi dirò anche gli altri nomi della mia lista).

Carla


Noterella al margine: visto che di Buchholz sono pochi i libri che circolano in Italia considero ottima la scelta di Beisler di pubblicarne uno e ne riconosco la grande cura editoriale e anche la bella traduzione.
Vi consiglio di cercare anche la prima edizione di Mattia e il nonno (R. Piumini, Einaudi Ragazzi 1993), da lui magistralmente illustrata.
Se poi voleste godervi quasi 7 minuti di tavole mozzafiato, mettetevi comodi e guardate qui: