venerdì 2 dicembre 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


SPALLE INDIETRO E BRACCIA APERTE

Capretta curiosa! Paola Ancillotto, Fabiana Bocchi


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"AtteNtA BetSy, NoN uSCIre DAllA FAttorIA!
le DICoNo lA mAmmA lA NoNNA lA zIA
Il PADre Il FrAtello Il CuGINo
Il GrANDe Il veCChIo Il PICCINo.
'Il moNDo, SAI, è PIeNo DI PerIColI!'
'MA Io voGlIo veDere CoSA C’è
oltre Il reCINto, SullA CollINA,
Al DI là Del ruSCello!' rISPoNDe BetSy.
rISChIoSo... NoN tI AlloNtANAre!
StAI quI, PIuttoSto, e CoNtINuA A BelAre.'"

E così la capretta Betsy rimane lì, a dormire sul cesto della biancheria e il suo pupazzo pende per le orecchie nel tempo necessario perché si asciughi.


Betsy obbediente è anche curiosa così, indossato il vestito rosso del coraggio con i puntini bianchi della femminilità, mette su il passo dell'intraprendenza: gamba tesa in avanti, spalle indietro e braccia aperte. Tirandosi dietro il carettino con il pupazzo, tutta lei si lancia verso la scoperta della collina. 


Cammin facendo, il passo si fa più incerto, torna indietro, quando le sue orecchie sentono suoni sconosciuti o fruscii nell'erba. L'incedere rallenta, le ginocchia si piegano. Betsy si ferma, ascolta, immagina e poi ogni volta riparte, curiosa a scoprire che la paura è stata solo un pensiero. Oche, asinelli, galline, cervi e cerbiatti sono i begli incontri che fa. Quell'ombra sospetta sul tronco dell'albero sembra di nuovo qualcosa che non è...
Tutto sommato, comunque, la bellezza della scoperta diventa ancora più piacevole se si è in due.


Irrimediabilmente attraente il punto di partenza di questa piccola storia un po' in rima e un po' no: 'Il moNDo, SAI, è PIeNo DI PerIColI!' 'è rISChIoSo... NoN tI AlloNtANAre! StAI quI, PIuttoSto, e CoNtINuA A BelAre.'"
Forse perché è femmina, ma di certo perché è piccola, a Betsy viene suggerito di starsene a casa a belare. E forse perché e femmina, ma di certo perché è piccola, a lei invece va di andare a vedere cosa c'è oltre il recinto.
Il resto viene da sé ed è una riflessione che ritorna tre volte e che racconta che l'immaginazione ha nelle nostre testoline un potere grandissimo, generatore di paure e brividi, ma anche di sogni e progetti. Da questo altalenare di timore e intraprendenza nasce il giusto passo che dovrebbe cadenzare i percorsi di crescita di bambini e bambine.
Prudenza fa un po' rima con intraprendenza. Ed è per questo che libri così fanno il loro giusto mestiere: raccontano sotto metafora un paio di cose importanti da sapere: senza mai dirlo espressamente, all'adulto che legge si dice non tenere tuo figlio a casa a belare, e a piccoli e piccole in ascolto gli si soffia nell'orecchio: vai pian piano a vedere cosa c'è sulla collina! E se trovi un amico, sarà ancora più divertente...


Tutto ciò, ed è l'altro motivo che mi fa dire che Capretta curiosa! sia un buon libro, ha una sua corrispondenza precisa nell'illustrazione.
Anche in questo caso nulla è più lontano dalla didascalia al testo. La pagina tagliata a metà segna il confine, potrebbe dirsi 'il recinto' oltre cui sarebbe meglio non spingersi. E invece, come fa la capra protagonista con il limite che le hanno imposto, la linea immaginaria tra il colore e il bianco, normalmente dedicato al testo, può essere superata allegramente. Mastelli, cestini, rametti e cespugli, oche e galline sconfinano delicatamente ma inesorabilmente.
Su questo uso non così consueto della pagina si nota anche una buona capacità da parte di Fabiana Bocchi nell'uso del colore pastoso e nella resa delle ambientazioni (sia gli interni, sia i boschi) che denuncia, in alcuni casi cita, libri di un autore molto amato: Michael Sowa che, ad evidenza, ha contato un bel po' nella sua formazione.

A. Hacke, M. Sowa, Un orso di nome Sabato, E/O 2007

Carla

mercoledì 30 novembre 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


DALLA PARTE DEI MOSTRI

Chi, in una classe o in gruppo, non ha vissuto la situazione di sentirsi isolato o viceversa di fare parte dei gruppo dei 'fichi'? E' un'esperienza comune, il più delle volte facilmente risolvibile, altre volte implica risvolti drammatici.
Dalla descrizione di una situazione di questo tipo parte il racconto di Nicola Brunialti, scrittore molto amato dai giovani lettori e lettrici, Alicia faccia di mostro, edito da Lapis.
La storia inizia con la giovane protagonista, Alicia, una ragazzina cui un incidente ha provocato una vistosa cicatrice sul viso, alle prese con il bullismo idiota della sua classe e dei ragazzi che la circondano. Nonostante la lunga chioma occulti il più delle volte la cicatrice, Alicia è additata come un mostro e lei vorrebbe solo scomparire.
Tipica situazione in cui il gruppo isola un individuo ritenuto più fragile utilizzando una sua 'debolezza': l'essere grasso o magra, avere un difetto di pronuncia, vestire in modo 'inadeguato' o avere, appunto, un qualsiasi difetto fisico.
Nella vita piuttosto triste della ragazzina compare un nuovo arrivato, il bel Tommy, che sembra non notare affatto la sua cicatrice, quanto piuttosto la stupidità dei suoi nuovi compagni di scuola. Alla ragazza non pare vero di poter frequentare qualcuno che non la faccia sentire un mostro.
La mamma di Tommy, Morgana, è un infermiera dello strano ospedale vicino alla città e propone alla ragazzina, che soffre di potenti emicranie, di farsi visitare lì. Dopo qualche resistenza, la famiglia accetta di sottoporre Alicia a un difficile intervento. Durante il ricovero, però lei scopre di essere circondata da mostri veri, in carne e ossa. In un primo momento la sua reazione è quella del rifiuto e della diffidenza, salvo poi trovarsi a sventare un complotto contro questo strano ospedale, dove niente è come sembra.
Non voglio svelare di più sulla trama che scorre via veloce grazie alla scrittura felice di Brunialti, che sa perfettamente come costruire le situazioni, i colpi di scena, sostenendo il ritmo narrativo per tutto il racconto. Vedo in realtà due aspetti: da una parte la volontà di aggredire il meccanismo odioso dell'esclusione, quello che in gruppo di adolescenti, ma anche di bambini, definisce chi sta dentro e chi sta fuori e diventa oggetto di scherno, di provocazioni e qualche volta di violenze. Metterlo davanti agli occhi dei ragazzi e delle ragazze, che sicuramente nella loro esperienza scolastica sono incappati in episodi del genere, è meritorio; e farlo con un racconto così facile, accattivante, rende il messaggio accessibile anche ai più riottosi. E' come se l'autore, senza salire in cattedra, ma mettendosi all'altezza dei suoi lettori, dicesse 'sto parlando proprio di te'.
L'altro aspetto, ed è quello che mi rende perplessa, sta nella virata narrativa in cui i mostri ospiti e medici dell'ospedale si palesano per quello che sono, cioè proprio quei mostri dei fumetti e delle storie di paura, ma in carne e ossa, normali come noi. Nel momento in cui l'autore ha dato carne ai suoi personaggi, è come se avesse scelto una fascia d'età diversa, uno sguardo più infantile.
Resta un messaggio forte, importante soprattutto perché invita le lettrici e i lettori, dai dieci anni in poi, a confrontarsi con un tema complesso: chi sono veramente i 'cattivi', cosa si nasconde sotto la cosiddetta normalità. E' questo un argomento che sicuramente l'autore tratterà, con la consueta passione, nei numerosi incontri con i suoi fan.


Nel leggere questa storia mi è tornato mente il capolavoro della Houdart, Mostri Ammalati, pubblicato in Italia da Il Castoro nel 2005, ora riproposto da Logos in una versione più piccola, da titolo Mostri malati. Ho scelto alcune immagini per affiancare la bella copertina di Baronciani, per la singolare coincidenza di questa uscita contemporanea.


Eleonora

“Alicia faccia di mostro”, N. Brunialti, Lapis 2016


lunedì 28 novembre 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

C'ÉTAIT GÉNIAL À LIRE!* 

Brutti, sporchi e gentili, Guillaume Guèraud, Andrea Chronopoulos
(trad.Flavio Sorrentino)
Biancoenero edizioni 2016


NARRATIVA PER MEDI (dai 9 anni)

"Poi in un angolo ho visto che da un mucchio di cuscini rossi, sporchi e lerci, emergeva una barba bianca. Faceva pensare a un Babbo Natale di seconda mano. Era il nonno.
Saverio ci ha presentati. 'Nonno, ti presento il nostro gruzzolo!' 'Quale bozzolo?' ha chiesto il vecchio".

Alighiero De La Tour, un ragazzino dodicenne che vale molti soldi, il conto in banca dei genitori ha molti zeri, è stato rapito da una banda un po' sui generis. Una improbabile famiglia di spiantati che vive ai margini di una discarica in una roulotte disordinata e piena di cianfrusaglie. E con un cane, senza nome.
Un padre e una madre che con i soldi del riscatto vorrebbero un'automobile che funzioni e una lavatrice; un nonno, che ha perso l'udito ma non il sense of humour, che invece ambisce ad avere un nuovo televisore; i due figli, Saverio che si esprime a ceffoni e non troppo sveglio, e Giulia, detta Genietto.
Essendo lei la letterata della famiglia, le viene affidato il compito di scrivere la missiva per il riscatto. E mentre gli altri, con il gruzzolo che il rapito porta con sé in cartella, organizzano un barbecue indimenticabile, Alighiero e Giulia, in cima a un mucchi di rifiuti, si guardano negli occhi e si amano.
Sarà l'ennesimo caso di Sindrome di Stoccolma, oppure sotto c'è qualcosa di più?

Breve, scattante, ritmato, spiritoso, questo piccolo racconto di Guillaume Guèraud ha il pregio di essere una storia piuttosto improbabile che mette radici, al contrario, in un terreno fertile di alcune verità.
La prima, e forse la più evidente, è che i soldi non fanno la felicità. O forse dovrei dire meglio: che si può essere felici anche senza soldi.
La seconda è che quando si incontra il primo amore si decide che sarà per sempre.
La terza è che nella vita bisogna saper fare i conti con l'imprevisto, soprattutto se si è un po' distratti. Occorre saper fare di necessità virtù e pazienza se il pollice è andato...
Il punto di partenza è un esilarante rapimento pieno di goffaggini che una famigliola di spiantati, solo all'apparenza crudelissimi, sta compiendo. Il rapito è un ragazzino un po' solo,  occhialuto e allergico alla polvere, che il caso ha voluto far nascere da due genitori ricchi e un tantino anaffettivi. Il resto viene da sé: la dabbenaggine dei rapitori si sposa alla perfezione con la sua solitudine e con quel vago senso di noia che la ricchezza porta con sé. Nonostante abitino in una roulotte scassata, nonostante vivano accatastati, tra loro c'è parecchia umanità e con essa anche un bel po' di movimento: entrambe cose che al piccolo Alighiero sono mancate finora.
Ed ecco che su tutto arrivano, a sorpresa anche per il lettore, gli occhi verdi di Giulia, che convincono definitivamente il rapito a non voler più tornare a casa.
Il ribaltamento di prospettiva, il punto di vista di chi trova finalmente la forza e la giusta ragione di prendere commiato dalla propria vita precedente a cui si aggiunge un finale che non è un finale rendono questa storiellina piccola piccola un libro interessante.
Ora resta da capire in quali mani metterlo. Forse non a bambini e bambine troppo piccoli, per intenderci quelli che alla parola bacio arricciano la bocca e dicono: che schifo!! (per loro conta solo il bacio di mamma, il resto è evitabile), ma a ragazzini e ragazzine di poco più grandi lo consiglio con serenità. Ancora di più lo proporrei a coloro che con i libri non hanno dimestichezza, che considerano la lettura un percorso in salita (quale peraltro è), dove si suda spesso inutilmente. A ragazzini e ragazzine un po' distratti che sugli scaffali delle librerie o delle biblioteche trovano ben poco che, per mole, non li spaventi, salvo poi ricadere nell'ennesimo libro da supermercato.
Qui dentro c'è una storia piccola, ma molto ben raccontata, con un ritmo filmico (e non a caso), spesso contrappuntata di piccole gag assurde. Insomma un libro che riconcilia i riottosi alla lettura con i libri e, magari, li incuriosisce verso altri titoli dello stesso autore, il quale, nel frattempo tra un cinema e l'altro, ha collezionato premi letterari importanti in Francia ed è diventato un autore molto amato.


Carla


Noterella al margine. Sebbene questo tipo di libri patisca necessariamente di una illustrazione 'subalterna' al testo, ciò nonostante mi piacerebbe da parte dell'editore una cura maggiore nelle scelte di chi dovrà disegnare tra le parole.

* giudizio entusiasta di un ragazzino francese, dopo averlo letto.


venerdì 25 novembre 2016

FAMMI UNA DOMANDA!


ENIGMI IRRISOLTI

L'estensione dell'evoluzionismo all'uomo è stata ed è fonte di scandalo per chi vi vede la negazione del disegno divino; ma è, ed è quello che ci interessa qui, l'oggetto di studio per tutti bambini della terza elementare, da quando sono cambiati i programmi scolastici.
La grande attenzione per la preistoria finora non è stata supportata da un grande fiorire di proposte da parte dell'editoria non scolastica; soprattutto, carente la divulgazione rivolta ad una fascia d'età superiore.
Alle bambine e ai bambini dagli otto, nove anni ma secondo me ben accetto anche dopo i dieci anni, che ancora non siano riusciti a raccapezzarsi nell'ingarbugliato mondo dell'evoluzione umana, viene in soccorso Telmo Pievani con Sulle tracce degli antenati. L'avventurosa storia dell'umanità. Si tratta di un bel libro di divulgazione, con una struttura originale ed un linguaggio chiaro, senza essere troppo semplificato; l'argomento è complesso e molti sono i luoghi comuni che spesso sono presenti nei libri di testo.


Quello proposto dall'autore è un viaggio a ritroso nella storia dell'uomo, alla ricerca dell'antenato comune che rende noi sapiens e gli scimpanzé cugini con un misero 1,6% di DNA a separarci.
In questo viaggio nel tempo, il ragazzino protagonista dell'impresa incontra dieci 'antenati', via via più lontani nel tempo e nella distanza evolutiva e di ciascuno di essi viene fornito un identikit, una descrizione delle caratteristiche fisiche, delle abitudini alimentari, delle migrazioni. Per raccontare le diverse caratteristiche di ciascun 'ominino' non si può non nominare i fortunati scopritori di reperti fossili che hanno più volte rivoluzionato l'idea precedente di storia umana. Fra questi non posso non ricordare che il professor Leakey, scopritore del 'ragazzo di Turkana', è quello stesso professore che incoraggiò le ricerche sul campo di Jane Goodall e Diane Fossey, che abbiamo incontrato in Primati.

Se la descrizione dettagliata di ciascun protagonista del nostro passato può sicuramente aiutare giovani scienziati e scienziate , mi sembra ancora più importante la sottolineatura di alcuni concetti chiave, che aiutano anche ad orientarsi nel mondo di oggi. In primo luogo viene respinta l'idea di un'evoluzione lineare, dal più semplice al più complesso: noi non siamo il frutto necessario dell'evoluzione, ma l'esperimento, casuale, di maggior successo; abbiamo a lungo condiviso la terra con altri 'ominini', sicuramente ben adattati all'ambiente in cui vivevano. L'immagine più efficace è quella di un cespuglio con molti rami, alcuni dei quali isteriliti, altri ancora presenti in noi attraverso tracce di DNA.


Siamo dei migratori nati; molto del successo evolutivo è dato dalla capacità di adattarsi ad ambienti differenti e a cambiamenti repentini. La nostra storia è costellata di migrazioni epiche, di sovrapposizioni di popoli. Certo con tempi ben diversi da quelli che registriamo oggi.
E, ultima osservazione, siamo una specie 'infestante', l'autore non usa questo termine , ma io si: abbiamo delle capacità distruttive gigantesche che vanno di pari passo con la capacità di controllare l'ambiente in cui viviamo e le altre specie con cui condividiamo il pianeta.
Naturalmente questi aspetti di maggior riflessione sono colti e ha senso sottoporli ai lettori più grandicelli, animati da quelle grandi domande cui fatichiamo a fornire risposte adeguate. Per i più piccoli, il libro propone un viaggio affascinante nel nostro passato, con illustrazioni e schemi che rendono più chiari i passaggi; le illustrazioni sono di Adriano Gon e i realistici ritratti degli antenati sono di Katerina Kalc.
Editoriale Scienza ancora una volta dimostra grande rigore e coraggio nel proporre un testo che colma una delle lacune più evidenti nella produzione editoriale di impronta divulgativa. Una bella prova di sapiente innovazione, puntando su uno degli più importanti autori italiani sul tema dell'evoluzionismo.

Eleonora

“Sulle tracce degli antenati. L'avventurosa storia dell'umanità”, T. Pievani, Editoriale Scienza 2016



mercoledì 23 novembre 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


 UNA BAMBINA IN STILE RICHTER

Io sono soltanto una bambina, Jutta Richter (trad. Bice Rinaldi)
Beisler 2016

NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"La nonna è proprio accanto al divano, solo che oggi il suo fiuto sembra non funzionare per niente. Allungo il braccio e le do dei colpetti sul piede.
'A Murkel stanno nascendo i cuccioli!'
'Smettila di dire stupidaggini!' risponde lei. Murkel è un gatto maschio e ai gatti maschi i cuccioli non gli nascono di certo!'"

Invece ai gatti maschi nascono i cuccioli se non sono maschi ma sono femmine. Ed è appena successo che il gatto Murkel, fino a quel momento creduto un esemplare di soriano maschio, sia in verità un soriano femmina. E si dà il caso che sia sotto il divano della casa della nonna di Hanna a sfornare cuccioli. Sotto il divano a godersi la bellissima quanto inaspettata scena c'è questa bambina di otto anni e poi la nonna che, però, sotto quel divano entra a fatica, viste le sue rotondità.
La scena seguente la vede incastrata a tal punto che deve arrivare Eberhard, il secondo papà di Hanna, a farla uscire da lì con la forza dei suoi muscoli.
Per la piccola Hanna, è periodo di cambiamenti: da una parte la nascita dei gattini riaccende in lei il sogno sopito di avere un micio tutto per sé da coccolare e accudire. Dall'altra, il trasloco in una casa ben più grande di prima. E forse questo potrebbe davvero essere il momento giusto per avere un gatto.

Una bambina in pieno stile Jutta Richter. Una bambina assolutamente normale che ha molti desideri, una certa attitudine al litigio con chi si rivela poco amichevole con lei, la prima fra tutte la sua compagna di classe Daniela, autentico serpente a sonagli nascosto sotto trine e pizzi. Una bambina che ha una famiglia alle spalle composta da una mamma bassetta ma tosta, un secondo papà gigantesco, ma tenero e una nonna piuttosto moderna che gira in cabrio. E forse da oggi in poi, un gatto da accudire.
Cosa distingue i bambini di Jutta Richter, tanto da farli sembrare fratelli tra loro da un racconto all'altro?
Direi, senza tema di essere smentita, la loro autenticità. Il loro essere bambini e bambine che potremmo incontrare all'angolo della nostra via che discettano del mondo - quasi incomprensibile - degli adulti che li circondano.
Hanna, dunque, è prototipo di una infanzia che guarda con un certo disincanto al mondo dei grandi. Nella frase che chiude ogni capitolo, ovvero ogni sua riflessione sul mondo degli adulti 'beh, io sono soltanto una bambina', si avverte quella giusta distanza tra il modo proprio dei piccoli di leggere la realtà, diretto e logico, e quello dei grandi: maestre, psicologhe scolastiche e genitori, che arzigogolano su tutto. Hanna, come è giusto che sia, non esercita l'arte del compromesso: la sua vita è fatta di colori pieni, niente sfumature intermedie. Hanna sa amare e odiare solo così.
Uno dei meriti di Jutta Richter che le riconosco sta proprio in questa sua capacità 'oggettiva' di raccontare l'infanzia. Senza mai bamboleggiare o addolcire le numerose angolosità che la vita quotidiana presenta. Non crea famiglie modello, ma famiglie dove c'è amore e rispetto, dove si litiga o si cambia parere, dove si possono avere liberamente passioni o manie...

E a tal proposito, se è vero che infanzia e mondo animale si intendono parecchio, si arriva all'altro punto di forza della Richter, ovvero la passione affettuosa che nutre per i quattro zampe. Nel precedente libro Io sono soltanto un cane (Beisler 2013), protagonista assoluto era Anton, un cane ungherese, sognatore di puszta e prima ancora un gatto divino (Dio, l'uomo, la donna e il gatto, Salani, 2011) si percepisce un'attenzione, un rispetto, quasi una deferenza -anche in questo caso autentica - nei confronti del quadrupede di turno.
Allineata con altri autori tedeschi che Beisler ha avuto il merito di sdoganare in Italia, anche la scrittura di Jutta Richter si distingue per asciuttezza (poco o niente sconfina nell'immaginazione), precisione fotografica, coerenza nelle ambientazioni e nei caratteri dei suoi personaggi. Su tutto questo però lei ha il gusto di cogliere la naturale comicità che talvolta un giornata qualsiasi offre.
E quindi con un libro di Jutta Richter in mano si ride, spesso.

Carla

lunedì 21 novembre 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


 FARE FILO'


'Fare filò' è un'espressione dialettale che viene dalla tradizione contadina, veneta ed emiliana: descrive il raccontare storie davanti al fuoco, o nelle stalle, nelle lunghe sere d'inverno. I grandi raccontano ai piccini storie vere e fantastiche, di quelle che fanno trattenere il fiato.
Il ritorno dei Cantalamappa, dei magici Wu Ming, con le illustrazioni di Daniele Castellano, mi ha ricordato proprio questo, così come me lo raccontava mio padre quand'ero piccola. Gli episodi di questo nuovo viaggio fantastico ai quattro angoli del pianeta sono in parte veri, con documentata fonte storica, in parte un po' romanzati e c'è sempre qualcosa di inventato per il gusto di stupire il pubblico di ragazzine e ragazzini, del tutto ignari degli episodi di cui si va parlando, veri o fantasiosi che siano.


Vero l'episodio dell'isola Ferdinandea, emersa nel 1831 al largo della Sicilia, per poi sprofondare nuovamente negli abissi marini. Vero l'incredibile episodio dell'Arbez Hotel, collocato a metà fra il territorio francese e quello svizzero, salvezza di un partigiano in fuga, durante la Seconda Guerra Mondiale, e di chissà di quanti altri inseguiti dai Biechi Bruni.
Veri ed emozionanti gli episodi ambientati in America Latina, in particolare quello che si riferisce alla cosiddetta 'guerra dell'acqua', in Bolivia, dove un nugolo di ragazzini, a capo di un ben più minaccioso branco di cani randagi, è riuscito a mettere in fuga l'esercito mandato a reprimere una rivolta popolare contro il potere di una multinazionale dell'acqua.


Dunque si parla di leggende, di animali estinti, di cattivi veri come i Biechi Bruni e i Biechi Neri, o la SuperBanca InterMondiale, di popoli oppressi e animali dimenticati; di occidentali creduloni e di aborigeni discriminati.
Con penna leggera e molta ironia Wu Ming  riesce ad aprire molte finestre sul mondo e sulla storia, dimostrando che quello che è avvenuto e che avviene magari qualche chilometro più in là può essere importante anche per noi.
Procedendo fra realtà e finzione, con i nomi trasfigurati e qualche avventura messa lì a dare più sapore al racconto, il nostro inesauribile collettivo di scrittori dimostra la propria capacità di proporre uno stile narrativo efficace ed intellettualmente onesto, dichiarando sempre da quale parte del mondo ci si schiera e non è certo la parte dei biechi bruni di qualsiasi latitudine e nemmeno di una multinazionale pronta a vendere a caro prezzo l'acqua ai contadini.

 
Come nel precedente, Cantalamappa, la cornice narrativa è costituita dai racconti di un'anziana coppia di viaggiatori, che nei brevi passaggi in quella che considerano casa raccontano al simpatico vicino, l'io narrante della storia, le avventure che hanno vissuto e gli strani personaggi incontrati. Ciascuno dei diversi episodi può essere lo spunto interessante per approfondire e per capire meglio il mondo in cui viviamo, provando a leggerlo dalla parte dei più deboli, con intelligenza e curiosità, e con un pizzico di necessaria indignazione.
Lettura piacevole e stimolante, per ragazze e ragazzi combattivi, a partire dai dieci anni.

Eleonora

“Il ritorno dei Cantalamappa”, Wu Ming, Electa kids 2016



domenica 20 novembre 2016

DOLCE O SALATO? DOLCESALATO


Mentre stavo preparando un crostata riflettevo sulla pasta frolla. Esistono varie scuole di pensiero su come deve essere e io appartengo allo schieramento che la vuole rigorosamente senza lievito e portata in cottura fino a dorare molto (e forse ho anche già espresso questo concetto in questo blog).
Tornando alla frolla, pensavo proprio che la crostata che stavo per sfornare aveva una consistenza di pasta che mi sarebbe piaciuto avere anche in una torta salata, ma proseguendo nelle mie speculazioni ho anche realizzato che quella consistenza derivava dal portarne la cottura fino al punto in cui lo zucchero contenuto nella pasta inizia a caramellare.
A questo punto però mi era ovvio che una pasta salata non ci poteva arrivare.
Mentre tutto questo avveniva, a fianco a me mia madre stava cucinando in padella delle zucchine e casualmente io avevo anche avanzato un pezzettino di frolla.
Senza rifletterci più di tanto ho steso la pasta in una piccola terrina, ho rubato un po' di zucchine dalla padella della mamma, le ho mescolate con un cucchiaino di marmellata di limoni e ho infilato il tutto in forno, domandandomi cosa diavolo ne sarebbe venuto fuori.
Ne è venuta fuori un piacevolissimo dolcesalato. E benché prevalessero le parti dolci il tortino è da inserire nei piatti salati.
Ovviamente, visto il risultato, ho ripetuto la preparazione, e anche senza la fortuna del principiante o forse meglio della beata incoscienza, la formula funziona.

Ingredienti
Per la pasta frolla
300 gr di farina
120 gr di burro
100 gr di zucchero
2 uova
Sale

Per la farcia
2/3 zucchine
1 scalogno
Olio, sale
1 cucchiaio di marmellata di limoni

Questo blog è pieno di ricette che prevedono la pasta frolla, ma dato il caso aggiungo anche la mia.
In una terrina versate la farina, lo zucchero, il sale e il burro tagliato a pezzetti e con le mani sbriciolatelo insieme agli altri ingredienti. Quando sarà ridotto a piccoli pezzettini aggiungete le uova (nella lista degli ingredienti ne ho segnate 2, ma dipende dalla dimensione, potrebbe bastarne anche uno. Deve consentirvi di amalgamare la pasta). Impastate quanto basta per ottenere una palla liscia con cui fodererete, con le mani, gli stampini da crostatina. Non serve imburrarli.
Tagliate finemente lo scalogno e le zucchine a rondelle. Mettete in padella un goccio di olio, fate rosolare un poco lo scalogno e quando inizia a dorare aggiungete le zucchine. Salare a piacere e cuocere a fuoco medio, girando spesso in modo da far rosolare uniformemente le zucchine senza farle annerire. Lasciate raffreddare un poco e unite la marmellata di limoni.
Disponete le zucchine nelle crostatine, decorate con qualche strisciolina di pasta che spennellerete con un po' di marmellata diluita con un goccio d'acqua.

Infornare a 180 gradi fino a che saranno  ben dorate.


Gabriella