mercoledì 23 agosto 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IN DUE

Molly e Mae. Due amiche, un viaggio, Danny Parker, Freya Blackwood
(trad. Sara Ragusa)
Terre di mezzo, 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"BINARIO
Molly conta, poi trova Mae sotto la panchina e si mettono a ridere.
Conta Mae... e trova Molly nascosta nell'edicola. La mamma invece le sorprende che giocano con la gomma da masticare. Le sgrida. Ma è troppo tardi, si sono già appiccicate."

Effettivamente Molly e Mae sono piuttosto 'appiccicate': sono due bambine, amiche (e perché non due sorelle? in originale il titolo è solo Molly&Mae), che stanno per fare un viaggio in treno con una mamma (di entrambe? di una?). In attesa del treno, giocano lungo i binari a nascondino, a fare foto nella macchinetta automatica, ballano, condividono, per sempre?, caramelle e segreti.


Si parte, i giochi continuano e il tempo scorre come loro lungo il vagone. Come il treno, sono sempre in movimento. Quando il treno fa le sue fermate anche loro fanno le loro: litigano e si allontanano per un po'. Il grigio che si vede dal finestrino corrisponde al loro umore, ma per fare pace basta costruire un ponte di parole gentili. Un ponte come quello che il treno sta oltrepassando. Il viaggio prosegue e anche la loro intesa.

Molte le cose che le parole non dicono, ma che sono sotto gli occhi di chi ha per le mani questo albo in arrivo dall'Australia.
Credo che un adulto abbia subito chiaro cosa Danny Parker abbia voluto 'nascondere' in questa storia di un viaggio in treno di due bambine: un'amicizia o, più in generale, il senso che dovrebbe avere un'intesa tra due.


Il primo valore di questo libro risiede proprio in questa prospettiva ad ampio raggio. Mi pare di constatare che Danny Parker sia autore che ami i 'grandi temi' e che gli piaccia raccontarli secondo una visuale il più ampia possibile, metaforica, proprio perché rivolta a giovanissime menti, ma nello stesso tempo quotidiana (il sottotitolo del suo libro Tree riassume bene il concetto: a little story about big things).
In questa prospettiva nell'edizione originale australiana i gap in cui l'immaginazione di un bambino può spaziare, correttamente, non sono stati colmati: si respira un'aria di indeterminatezza, spesso di allusione: "ci sono colline e vallate, curve e rettilinei, ponti e gallerie"...
La raffinatezza del testo, studiato nel minimo dettaglio ed essenziale, non ci dice chi siano quelle due bambine, da dove arrivino e dove siano dirette. Al contrario, come farebbe un qualsiasi piccolo narratore, Parker mette subito in essere un'azione che le vede assieme.
Ed è questa la cosa che per l'autore conta: il loro essere in contatto, il loro modo di entrare in relazione reciproca, con tutti gli alti e i bassi che ogni rapporto porta con sé: le curve e i rettilinei, i ponti e le gallerie.
Chi agisce sono le due bambine, ma la vera protagonista è la loro relazione, il loro specialissimo modo di stare insieme. 
Quasi nulle le interazioni tra loro e il mondo dei grandi che le circonda. Appare una mamma a un certo punto della storia e poi torna immediatamente sullo sfondo soffuso, così come disegna la Blackwood tutti gli adulti viaggiatori che popolano le stazioni di partenza e arrivo e i vagoni del treno.


A tal proposito va segnalato il secondo grande merito del libro, ovvero l'intesa profonda che si crea tra testo e figura. La Blackwood, che più volte ho apprezzato per il suo tratto 'classico', mette in campo una sensibilità acuta nell'assecondare la indefinitezza dei contesti in un tempo che passa, a partire dai risguardi e dai panorami che il treno attraversa: "la pioggia annacqua il panorama, i campi e le fattorie sbiadiscono".


Nello stesso tempo ha cura di sottolineare attraverso la composizione della pagina l'andamento del viaggio, del treno in particolare, onnipresente nel suo attraversamento da sinistra a destra lo specchio della pagina, e non manca di evidenziare la gestualità delle due bambine nelle loro manovre di allontanamento e riavvicinamento: in un non dichiarato gioco di sopra-sotto il sedile. 


Il continuo cambio di ritmo, da quello sincopato del principio in stazione per assecondare il testo scandito minuto per minuto, a quello 'allungato', di viaggio in treno che attraversa la campagna e le pagine del libro, fino alla conclusione 'corale' di una grande stazione vista dall'alto, è una scelta sapiente che conferma di nuovo la qualità di questa illustratrice australiana.



Carla


lunedì 21 agosto 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


 IL REAL CONIGLIO SALVI LA REGINA!


Santa Montefiore e consorte, Simon Sebag Montefiore, confezionano una perfetta storia british, dedicata ai giovani lettori e lettrici: Il Gran Consiglio del Real Coniglio. Tutto ruota, infatti, attorno a Buckingham Palace e alla sua coronata abitatrice.
Chi avrebbe mai pensato che a difendere la Regina ci fosse una consorteria di conigli, molto speciali per altro, oltre al nutrito manipolo dei cani Welsh Corgi, ben noti a tutti gli estimatori di vicende Reali. E invece è proprio così e a farcelo scoprire è un coniglietto mingherlino, con una benda su un occhio, coinvolto suo malgrado nello sventare un complotto ai danni della Regina. A tramare contro di lei è un gruppo di sudici ratti, che vogliono immortalare la medesima in camicia da notte, penetrando all'alba nella sua camera da letto. Scandalo. Assiste casualmente alla scena del complotto Shylo, il coniglietto cui accennavo prima, durante le sue corse attraverso i prati per raggiungere Horatio, vecchio coniglio, privo di un braccio e dai molti avventurosi ricordi. E' lui a svelare a Shylo l'esistenza di questo gruppo segreto, il Gran Consiglio del Real Coniglio, votato, come i moschettieri, a proteggere la Regina e anche la sua privacy.


Shylo, raccolto il poco coraggio a sua disposizione, raggiunge Londra e in particolare un certo salice, fra i cui rami pendenti può incontrare qualcuno in grado di introdurlo al Real Consiglio; e così avviene. Da qui, con una serie di colpi di scena, si dipana la parte più avventurosa di questa storia, con inseguimenti fra i tunnel sotto il palazzo e fra gli ambienti più riservati. Inutile dire che gli spregiudicati ratti avranno la peggio contro i feroci corgi della Regina, mentre il coniglietto Shylo, intrepido ed imprevedibile eroe della storia, entra a far parte della misteriosa e potente consorteria dei conigli.
Fin qui la trama, che delinea un classico romanzo d'avventura per bambine e bambini a partire dai nove anni. Come dicevo è una storia molto legata al mondo britannico, ai suoi miti, Regina compresa, i suoi luoghi simbolici, i riferimenti letterari, dal Bianconiglio a Beatrix Potter. Questo può farlo sembrare lezioso, ad un lettore o lettrice che non siano cresciuti con quell'immaginario; e non è sufficiente infarcire la trama con personaggi palesemente ispirati agli eroi dei film d'avventura più noti. Tuttavia si tratta di una lettura gradevole, dotata di un ritmo sostenuto, senza momenti di caduta o lentezze eccessive.


E' inoltre un libro molto curato sul piano formale, impaginato con cura e arricchito dalle illustrazioni di Kate Hindley. E questo è sicuramente un merito.
E', dunque, una divertente lettura estiva, adatta a introdurre i più giovani alla dimensione della storia 'lunga', quella che di solito terrorizza i bambini e le bambine alla prese con le imposte letture estive, il cui numero di pagine misura il grado di tortura cui sono sottoposti. Potrebbero imparare che ci sono storie in cui le pagine scorrono via in un battibaleno. Più o meno veloci come un coniglio coraggioso.

Eleonora

“Il Gran Consiglio del Real Coniglio”, S. Montefiore e S. Sebag Montefiore, Mondadori 2017



domenica 13 agosto 2017

ECCEZION FATTA!

  BLOG IN PAUSA
qualche giorno di silenzio ci farà bene...





Le tre principesse pallide
(MaríA JOsé Martín Francés, Carole Hénaff, Kalandraka 2016)

venerdì 11 agosto 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QWERK!

Principessa Criceta. Carlotta l'invincibile, Ursula Vernon 
(trad. Sara Marconi)
Il Castoro 2017


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"Fino ai miei dodici anni niente può toccarmi! La maledizione ha bisogno che io arrivi viva ai dodici anni, o non funzionerebbe!' 'Mmh...'
'Sono invincibile! Yeeehh!' 'Mi pare l'abbia presa bene.'
La Principessa Carlotta festeggiò la sua nuova libertà saltando nel fossato dalla torre più alta del regno. Sopravvisse a tre tuffi e a una panciata: la maledizione doveva davvero mantenerla in vita fino al suo dodicesimo compleanno."

Al compimento dei suoi dieci anni Carlotta, che di fare la principessa standard non ne ha mai avuto troppa voglia, apprende dai suoi genitori che sulla sua testa pende un maleficio scagliatole dalla terribile Rattilde, la solita fata-madrina cattiva, non invitata alla festa di battesimo: al compimento dei suoi dodici anni la Principessa Carlotta si pungerà su una ruota da criceto e cadrà in un sonno eterno con tutta la corte, a meno che un principe non la baci.
Questa condanna avrebbe messo di cattivo umore chiunque, ma non Carlotta che della circostanza sa vederne il lato positivo: due anni allo scadere dell'ultimatum, durante i quali lei può fare mille diverse cose, e possibilmente tutte pericolose. Tanto non può morire, visto che deve arrivare viva e vegeta al fatico dodicesimo compleanno.
Settecentotrenta giorni di 'vita spericolata', ecco quello che l'aspetta. In tal modo Carlotta si gode due anni di esistenza irripetibili, fortifica il suo carattere e allena il suo coraggio.
Il fatidico dodicesimo compleanno è in arrivo: Rattilde non vuole perdersi lo spettacolo che, tuttavia, colpo di scena dopo colpo di scena, si delinea ben diverso da quello programmato. 


I rovi crescono, il castello cade addormentato, ma Carlotta è ancora lì che scorrazza in cerca di un principe baciatore. Qualcosa nei piani di Rattilde deve essere andato storto...

Primo titolo di una serie, Carlotta l'invincibile, è un libro che fa ridere. Parecchio.
Impastato con la fiaba della Bella Addormentata, da questa prende immediatamente la giusta distanza e va verso la parodia. Non persone ma criceti, ratti, idre e quaglie sono i protagonisti di questo esilarante racconto di rivincita sul destino.


La criceta Carlotta è una principessa piuttosto originale: volitiva, amante dell'avventura e della matematica, curiosa, poco incline al cerimoniale e alle convenzioni, sebbene non perda mai il suo diadema. I suoi regali genitori mostrano anche loro lati inaspettati del carattere: il re pare preoccupato esclusivamente dell'impatto che potrebbero avere i rovi sui muri di cinta del castello, mentre la madre cerca di trovarle un principe adatto ben prima dello scadere dell'incantesimo. 


Il divertimento assoluto arriva però con i comprimari, ovvero la quaglia da equitazione, Alfredo, che per tutto il libro dice solo QWERK; l'idra da compagnia del principe Sandro, Testolinda (un'idra di origine longobarda? e brava Sara Marconi!) la Megera della Desolazione Degradata, che parrebbe un cameo concesso dalla strega di Hansel e Gretel, mentre invece si rivela una utile consigliera, oltreché una straordinaria pasticcera e infine il Gattorco che, contro ogni maldicenza, si nutre di tofu gusto-persona, che non è affatto cattivo di sapore.


Non credo ci sia alcun male se l'impianto generale è un po' prevedibile con la sconfitta dei cattivi e la vittoria dei buoni, con i codardi che diventano coraggiosi, con il finale che resta aperto per lasciare spazio ai due titoli successivi, ma credo che ci sia un gran bene nel modo come la Vernon scrive e illustra i suoi libri.


Il ricorso a due linguaggi diversi tra loro, la prosa e il fumetto, e la loro compenetrazione puntuale è un godimento assoluto per il lettore. Non è esattamente una novità la commistione di questi due codici espressivi, tuttavia la Vernon li alterna senza mai creare cesure tra i due e senza mai cedere alla didascalia di uno nei confronti dell'altro. Nulla che è detto nel fumetto ripete o chiarisce ciò che è scritto nel testo e viceversa. Si tratta di un unico flusso narrativo a due voci.
Questo genera una vivacità di lettura, un continuo richiamo alla curiosità e all'attenzione del lettore che in tal modo non cade mai nella routine del leggere sovrappensiero.
In questo genere di libri, gioco-forza, l'illustrazione - a piena pagina, a piccole o grandi vignette con il ballon, mi pare mutuata dal fumetto, su cui riconosco la mia grande ignoranza. E quindi mi taccio, salvo riscontrare una sorprendente somiglianza tra la Vernon e la criceta: entrambe rotonde e sornione.



Carla

mercoledì 9 agosto 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


SECONDA PROVA


Ho letto, con colpevole ritardo, il secondo romanzo di Holly Goldberg Sloan, Il mondo da quaggiù. Sicuramente influenzata dall'ottima impressione ricevuta dal precedente romanzo, Il mondo fino a 7, avevo grandi aspettative nei confronti di un'autrice che considero fra le più interessanti, nel panorama contemporaneo.
Ma ancora una volta si è affermata la regola della seconda prova: ovvero un paragone con la precedente che mette in luce soprattutto i limiti.
Ma andiamo con ordine: Il mondo da quaggiù, tradotto da Loredana Baldinucci per i tipi di Mondadori, racconta le vicende di Julia durante un'estate speciale che la fa diventare davvero grande. Julia è una ragazzina un po' bassa, ma lei non se ne fa un problema; il suo vero problema è l'essere rimasta a casa mentre le amiche sono in vacanza, proprio quando il suo adorato cane, Ramon, muore. E' un lutto difficile da affrontare e forse per questo la mamma la iscrive insieme al fratello ai provini di uno spettacolo teatrale, organizzato dall'università. Dovrebbe recitare come comparsa, uno dei Mastichini, ne 'Il Mago di Oz', messo in scena da un regista affermato, sulla falsa riga del film interpretato da Judy Garland.
Julia non sa ballare, né cantare, ma viene presa lo stesso; comincia per lei un'avventura che le consente di conoscere il mondo del teatro; conosce tanti altri bambini, scelti per lo stesso ruolo, ma anche degli attori nani, dei veri professionisti, fra cui Olive, con cui lega immediatamente. Lo spettacolo diventa il centro della sua vita e la porta a fare conoscenza con la vicina di casa, la signora Chung, che si scopre essere stata ballerina, costumista, scenografa. Nonostante la sua età non giovanissima, viene coinvolta anche lei nell'impresa. L'estate passa così, con le prove quotidiane e l'inevitabile altalena di stati d'animo, esaltazione, entusiasmo e delusioni. Il contatto con persone più grandi le fa capire con maggiore chiarezza le motivazioni degli adulti e, soprattutto, quanto sia importante la determinazione nel raggiungere i propri obiettivi.
Lo stile della Holly Goldberg è, come nel romanzo precedente, leggero, fluido, senza battute d'arresto, convincente nel raccontare la normalità dal punto di vista di chi è un po' più in basso. Ma il personaggio di Julia non ha la stessa forza, la stessa incisività di Willow, la protagonista del Il mondo fino a 7; così, nello stesso modo, il mondo descritto qui sembra avere l'atmosfera fatata di una favola, confondendosi con i personaggi fantastici del Mago di Oz. Tutti meravigliosamente onesti, al massimo combattuti nei sentimenti nei confronti di questa o quella attrice. Tutti rigorosamente dalla parte della protagonista, impegnata a rendere memorabile quell'estate.
Non basta la capacità di costruire un romanzo come un oliato meccanismo; qui mi sembra manchi quel pizzico di realismo, di cattiveria, necessari a dare una credibile rappresentazione della realtà. Questo non significa che si tratti di un romanzo mediocre; semplicemente non così incisivo come il precedente. Anzi, prevedo che avrà un discreto successo, proprio per il messaggio rassicurante che dà.

Eleonora

“Il monda da quaggiù”, H. Golberg Sloan, trad. di L. Baldinucci, copertina di C. Bazzoni, Mondadori 2017




lunedì 7 agosto 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUANDO SI SENTE ODORE DI OCEANO
A M e a F, che -come me- sono in cerca di acqua vera e balene di sogno e che -come me- hanno apprezzato questo libro anche quando era solo coreano.

Il segreto della fontana blu, Kyung-Sik Choi
Terre di Mezzo 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Le previsioni dicono che questa
sarà un'estate strana. La più strana di sempre.
Il tempo sarà incostante e fuori dall'ordinario.

In mezzo ai palazzi c'è una fontana
a cui nessuno presta attenzione.
È come se un getto d'acqua fosse sul punto
di zampillare da un momento all'altro,
eppure non succede mai."

Non è l'unico fatto strano: nelle giornate di pioggia intorno a quella vecchia fontana dal perimetro sconnesso, dimenticata tra i palazzi qualcuno sente odore di oceano, nonostante l'oceano sia molto lontano.


Quel giorno c'è aria di temporale. Il cielo si oscura e sotto i piedi del bambino che spesso sta seduto sulla vasca della fontana all'improvviso il terreno si crepa per esplodere come un vulcano. Una balena, enorme, esce da terreno; il suo sfiatatoio è la fontana e il bambino con il suo cane si trovano a cavallo del cetaceo che salta, come le balene sanno fare, nel cielo per poi rituffarsi in un mare blu profondo. 


Il bambino e il cane sono con lei, zampa nella mano e mano nella pinna, circondati da sola acqua. Quando la balena riemerge in superficie, il bambino e il cane notano che gli sfiatatoi delle altre balene sopraggiunte sono fontane. A ogni balena, una fontana diversa che zampilla acqua come non mai, a voler soddisfare l'arsura di sempre.
Tra gli spruzzi multicolori il bambino e il suo cane giocano, fino a riatterrare in un mondo reale, ai bordi della vecchia fontana.
Ha cominciato a piovere.
Una pioggia vera che bagna cane e bambino di ritorno a casa, ma quella stella marina che si intravede sotto la maglietta?


Al suo primo libro, Kyung-Sik Choi, sa già maneggiare con destrezza i fondamentali dell'albo illustrato.
Provo a metterli in sequenza disordinata.
Primo: il tema. Si tratta di una delle innumerevoli declinazioni che questo animale ha nella letteratura tout court. Da Giona a Simbad, passando per Melville, e non solo in ambito occidentale, ma anche e di più in molte altre culture e letterature, dalla Polinesia alla Lapponia.
Se mi limito agli esempi illustrati più recenti e interessanti a mio avviso, non posso non citare La balena della tempesta, La balenottera azzurra, Se vuoi vedere una balena, Ein Garten für den Wal. E in particolare mi pare interessante, tema nel tema, l'occhio della balena (Come? Cosa? o La piscina) che sa sempre guardare con tenerezza e curiosità il lettore, quasi a voler smentire la propria imponenza. Qui, come altrove, la balena accompagna i piccoli attraverso mondi per loro inarrivabili, il mare profondo, ed è essa stessa personificazione della meraviglia, sorta di 'guida' dal mondo della superficie a quello della profondità.
Immensa e fragile, silenziosa e sonora, affettuosa e minacciosa, misteriosa ed epica, anche in questo caso la balena non si sottrae e incarna il potere dell'immaginazione di quel bambino.
Secondo: la storia. Utilizza uno schema narrativo molto conosciuto, secondo cui la sospensione del racconto fantastico prende l'avvio da una situazione molto concreta per poi distaccarsene e quindi ritornarci, con coupe de théâtre finale, a smentita di quanto si è creduto fino a quel momento.
La vecchia fontana in città è la partenza per il protagonista, la balena e il suo viaggio sott'acqua e in cielo sono il suo sogno, il ritorno tra i palazzi è il punto di attracco finale. La pioggia che comincia a cadere non fa che confermare il fatto che sia stato tutto frutto dell'immaginazione di quel bambino. Tuttavia la stella marina rimette, giustamente, tutto in discussione. Come è corretto che sia: i nostri viaggi immaginari lasciano traccia di sé. Alcuni fatti lo attestano: il pavimento crepato intorno alla fontana, le gocce blu del mare, e la stella
Terzo: la forma. Un disegno a china che sul bianco e nero imperante del volume ammette la presenza quasi solo di un altro colore: il blu del mare, dell'altrove, dell'immaginario, dell'invenzione. Ai prismi squadrati, solidi fatti a retino, si contrappone il liquido blu oppure un vapore di pulviscolo colorato (ma quanto ricorda Peter Sís?).


Laureatosi nel 2000 a Yonsei, in ingegneria dell'architettura, Kyung-Sik Choi costruisce con un senso della profondità e della prospettiva, memori della sua formazione e competenza in fatto di spazialità. L'idea stessa che una fontana possa essere 'sfiatatoio' di balene sotterranee potrebbe nascere da una sensibilità per gli oggetti architettonici di una città, in senso più generale.A questo si aggiunge un consapevole uso dell'inquadratura, sempre diversa e originale.


La costruzione del testo, espressione formale tanto quanto il disegno, si limita a poche frasi che sono disposte sulla pagina come fossero versi. In un lingua vicina al parlato (a chi il merito della traduzione?) si fa cenno a un particolare su cui poi non si insiste, salvo poi tornarci nella chiusa finale, che ha il pregio di riannodarsi alla perfezione per chiudere il cerchio e lasciare un che di sospeso e non detto. Al centro della storia, dove la libertà di interpretazione è sovrana, la parola si sottrae.
Se tiro le conclusioni direi che siamo di fronte a un altro buon libro pubblicato da Terre di Mezzo.

Carla

venerdì 4 agosto 2017

FAMMI UNA DOMANDA!


 A CHE PUNTO SIAMO

Nel corso di questo primo semestre del 2017 ho spesso sottolineato come nell’ambito della produzione editoriale no-fiction ci fossero aspetti positivi e negativi.
Intanto, i cambiamenti: negli ultimi anni abbiamo visto un profondo mutamento dei libri di divulgazione e dei libri ‘da fare’, cambiamenti caratterizzati da un maggior peso della cura grafica del libro e dal ruolo dell’illustrazione.
Esempi caratterizzanti sono stati i libri di Duprat e della coppia polacca Mizielinski, con libri che hanno sensibilmente mutato l’approccio ai libri di divulgazione. Il fatto che questi libri avessero un importante apparato iconografico e che l’immagine assumesse un ruolo centrale non significa che si trattasse di libri semplici. Al contrario, il contenuto di Il libro delle terre immaginate o di Sottoterra/Sottacqua è consistente e articolato. Dunque questi mutamenti non vedono una maggiore semplicità del contenuto, ma l’uso dell’immagine come veicolo di concetti e nozioni anche difficili.
Nello stesso tempo, le collane PiPPO e PiNO, di Topipittori, ad esempio, hanno portato nell’ambito dei libri ‘da fare’, a scopo didattico e non, la raffinatezza e la qualità editoriale propri dell’albo illustrato.
Mentre resiste, ma in misura molto ridotta rispetto al passato, l’illustrazione fotografica nel libro di divulgazione, con la anglosassone Dorling & Kindersley, come sempre all’avanguardia, si sono fatte strada altre tendenze, miranti a mescolare i linguaggi dell’albo illustrato a quelli del libro informativo, non sempre con risultati esaltanti.

Se, quindi, appare evidente un ripensamento del libro che non racconta storie o che nel farlo parla anche d’altro, si sono evidenziate anche delle criticità. Intanto, la selettività degli argomenti trattati, che rendono scarsa o nulla la produzione in alcuni ambiti o escludono lettori e lettrici della fascia d’età delle medie, per i quali la produzione è molto ridotta. Scandalosa la scarsità dei titoli in ambito storico, o la scomparsa di argomenti molto richiesti. In secondo luogo, ho trovato sconcertante la presenza di errori, e non solo di refusi, in libri che provengono da editori importanti, che dovrebbero essere in grado di garantire la qualità dei propri libri. E’ una questione di onestà intellettuale, non si possono propinare a bambini/e e ragazzi/e dei testi inesatti, facendo conto sul fatto che non sono in grado di cogliere immediatamente le differenze. I bambini non vanno mai presi in giro, proponendogli versioni 'aggiustate' di aspetti della realtà, né tanto meno rimasticature di teorie più o meno antiche. Che dire della teoria dei quattro elementi, ancor viva da Empedocle fino alla sapienza alchemica, che ogni tanto risorge nei progetti di qualche maestra?
Il primo requisito di un buon libro di divulgazione è che il suo contenuto sia corretto, espresso con un linguaggio chiaro e comprensibile, che vengano definiti concetti e parole chiave, che non si diano per acquisite nozioni, che magari ad alcuni possono risultare oscure. Il secondo requisito, che non si sostituisce al primo, è la leggibilità, l’approccio visivo che aiuta a comprendere intuitivamente i concetti più difficili; la vivacità di un testo che non annoi, la capacità di incrementare la spontanea tendenza dei più piccoli a guardare al mondo con mente aperta. Il terzo, l'aggiornamento necessario rispetto ai contenuti, l'evidenza anche dei lati oscuri, o contraddittori, di quello che ancora non si sa.

Infine, la solita nota dolente, che riguarda un po’ tutti noi, insegnanti, bibliotecari, librai: il ritardo culturale con cui guardiamo al settore dei libri no fiction, ritardo che limita anche la nostra produzione editoriale. Basterebbe osservare la differenza fra l’editoria anglosassone e la nostra per capire quanta strada ci sia ancora da fare. Ma se poi, anche di fronte al poco che abbiamo, pensiamo che questi testi vengano dopo, che non hanno la stessa rilevanza dei testi di narrativa o degli albi, è evidente che faticheremo a raggiungere quella ricchezza di proposte che è necessaria per dare risposte adeguate ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze che continuano imperterriti a farsi e farci domande.

Eleonora