mercoledì 28 giugno 2017

FAMMI UNA DOMANDA!


CONTINUANDO A GIOCARE


Forse per assecondare la richiesta di leggerezza, imposta dalle vacanze estive, continuano ad uscire titoli che si muovono sulla delicata linea di confine fra divulgazione e narrazione, informazione e gioco. La scorsa settimana vi ho parlato di libri gioco nelle diverse varianti e declinazioni; oggi vi parlerò di libri di divulgazione che sono anche qualcosa di diverso.
Comincio da Una fantastica avventura. Trova e conta i più bizzarri e straordinari animali della Terra, di Brendan Kearney, giovane e brillante illustratore inglese, coadiuvato per i testi e le ricerche da Anna Claybourne. L'editore è White Star kids, che, evidentemente, sta investendo molto in questa tipologia di libri. Le caratteristiche di questo lavoro sono quelle tipiche di un libro di divulgazione sugli animali, anche se già nella scelta degli ambienti descritti si colgono spunti originali: si tratta di un virtuale giro del mondo che si concentra su alcuni ambienti particolari, anche poco noti per il pubblico di giovani lettrici e lettori, intorno ai sei, sette anni. 
 

Si parla, per esempio, del deserto californiano, o del deserto del Gobi, indicando le specifiche caratteristiche di quell'ecosistema. D'altro canto la descrizione delle diverse specie è piuttosto sommaria e qualche definizione lascia un po' a desiderare. E il gioco dov'è? Il gioco consiste nel trovare nelle diverse tavole gli esemplari delle specie indicate in fondo o al lato della pagina. Il nostro lettore attento non avrà difficoltà, se non in poche occasioni, a trovare quanto richiesto. Se, come dicevo prima, il testo scritto è veramente succinto, alla fine del volume si approfondiscono alcuni argomenti. Si tratta dunque di un esperimento equilibrato, che unisce argomenti esplicativi e gioco, curato nell'impaginazione e nella distribuzione delle parti scritte; bambine e bambini ne possono fare l'uso che vogliono, prediligendo uno o l'altro aspetto.

L'altro libro, L'animale perfetto, di Raquel Diaz Reguera,  pubblicato da Nube Ocho, editore spagnolo da poco sbarcato in Italia, appartiene alla tipologia dell'albo illustrato. Racconta la storia di una bimba che per trovare il travestimento perfetto, esamina le caratteristiche di diversi animali; in ogni doppia pagina c'è dunque una breve descrizione e una piccola scheda. Se questo aspetto ne può fare un semplicissimo libro di divulgazione sugli animali, adatto anche a bambine e bambini dai quattro anni in poi, l'impianto è a tutti gli effetti quello di un albo illustrato: quello che più importa è l'immagine, con i buffi travestimenti della protagonista e il suo tentativo di trovare il mascheramento perfetto. D'altra parte le informazioni in quanto tali sono sommarie e non tentano nemmeno di soddisfare la curiosità del lettore o lettrice; non credo sia nemmeno questo lo scopo, quanto costruire un bel divertimento, che gira intorno alla grande curiosità che i bambini nutrono nei confronti del mondo animale e al gusto del travestimento.


In realtà la carrellata degli esperimenti, che fanno incontrare tipologie diversi di libri per bambini, non finisce qui; direi anzi che il momento è molto fertile per esplorare questi interessanti territori di confine, in cui possono nascere idee e suggestioni nuove; mi sembra cresciuta l'attenzione all'aspetto formale, così come mi sembra che i progetti all'origine di queste edizioni siano originali e portati avanti con serietà.
Per la gioia dei giovani lettori e lettrici.

Eleonora

“Una Fantastica Avventura. Trova e conta i più bizzarri e straordinari animali della Terra”, B. Kearney, White Star Kids 2017
“L'animale perfetto”, R. Diaz Reguera, Nube Ocho 2017


lunedì 26 giugno 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

PARTIRE CON IL PIEDE GIUSTO

A piede libero, Mirco Zilio, Giacomo Agnello Modica
Uovonero Edizioni 2017



ILLUSTRATI PER GRANDI (dagli 11 anni)

"Un giorno, di punto in bianco, Piede Sinistro si mise in marcia e, poiché Piede Destro si rifiutava di tenere il suo stesso passo, Piede Sinistro non lo aspettò.
Improvvisamente si sentì libero. Poteva camminare veloce quanto voleva! E andare dove voleva, senza che quell'altro protestasse."


Tutto comincia con un distacco che deriva da due diversi modi di intendere la vita: uno dei due ama quella sedentaria, l'altro non vede l'ora di andare in giro. Nonostante l'oggettiva difficoltà di dividersi, ma siamo in una bolla immaginaria dove tutto è possibile, le due gambe con i relativi piedi si dividono. Si presume uno resti sul divano, mentre l'altro comincia la sua esplorazione del mondo. Caso unico, non passa inosservato, ma riesce comunque a soddisfare la sua curiosità e raggiunge i luoghi convenzionalmente più irraggiungibili: dall'Himalaya ai Caraibi, passando per Roma e per Parigi, ovviamente. Come spesso accade, però, la nostalgia di casa e del suo compagno o 'fratello' di corpo, lo riportano indietro. La sorpresa sta nel fatto che ad aspettarlo a casa c'è solo una scatola con la metà del loro antico corredo comune: le scarpe e i calzini sinistri, ricordi di una vita di coppia che - ad evidenza - non esiste più. Non resta che rimettersi in cammino e trovare in qualcun altro una compagnia. Ma in un mondo di 'piedi' accoppiati, convenzionalmente destri e sinistri sempre assieme, non è facile trovare la propria anima gemella. 


Eppure c'è. Sinistra, naturalmente. E arriva anche per questa insolita coppia di gambe il tempo del divano, il tempo della condivisione di un pezzo di strada, fermi o in cammino, non fa differenza.

Curiosa storiellina surreale (sarebbe piaciuta ai Surrealisti?) che nasconde, ma neanche tanto, un argomento interessante da mettere sul tavolo e da discutere con ragazzi ai quali cominciano a spuntare i peli sulle gambe e con ragazze che cominciano ad accorgersene, di questi peli in più...
Quei ragazzi e ragazze a cui le parola libertà e identità, cominciano a fare effetto.
Senza volerne negare la lettura ai più piccoli che di tutta la storia forse apprezzeranno il lato assurdo, e sperando che, en passant, cominicino così a coltivare in loro, magari inconsapevolmente, il seme dell'autodeterminazione della propria esistenza, A piede libero mi pare un libro adatto a chi si affaccia all'adolescenza.


Sembra confermarlo il tipo di disegno, l'immaginario a cui si allude con scarpe da tennis usurate, incontri con babbucce magrebine che lasciano intuire incroci di culture che si verificano di solito un po' più avanti rispetto agli anni delle elementari...
La libertà di poter scegliere chi si è, cosa fare e con chi fare pezzi di strada sono questioni direi nodali per tutti coloro che hanno in sé la voglia di camminare sulle proprie gambe. E se queste gambe sono due sinistre, io tra l'altro sono anche mancina, non dovrebbe fare differenza. Il condizionale nasce dalla constatazione che non mi pare che in questo paese si sia al di là del guado, del pregiudizio, verso una normalità fatta di tante sfumature differenti. E allora ben venga l'opportunità di poterne parlare attraverso un libro, zona franca per definizione, che lascia alla riflessione la giusta distanza e uno 'spazio di manovra' maggiore.
Per questa ragione mi sarebbe piaciuto un pizzico di coraggio in più da parte di Mirco Zilio nel non sentirsi obbligato a spiegare al lettore, in erba o più maturo che sia, per filo e per segno che forse non esistono piedi giusti e che di piedi ne esistono di ogni sorta...
Pazienza, si tratta comunque di peccato veniale. E d'altronde è una modalità nostrana piuttosto consueta quella di sentire il bisogno di didascalizzare ogni passaggio.


Al contrario, sottoscrivo e vorrei far sottoscrivere a tutti i ragazzotti e ragazzotte, a cui questo libro si potrebbe leggere, la frase conclusiva: cercare la propria strada, e soprattutto, non aver paura di trovarla, con accanto un piede 'adatto'.
Giovanissimo Giacomo Agnello Modica, al suo secondo libro, contribuisce fortemente a conferire una cifra a questo libro. Da un lato gli deve essere riconosciuta un'abilità nell'aver saputo trovare la soluzione al problema della gamba che gira da sola senza finire nella caricatura, dall'altro nell'aver fatto scelte in autonomia laddove il testo taceva, offrendogli così occasioni di creare.
Per rimanere in tema, direi che i piedi del giovane allievo di Emiliano Ponzi a Mimaster di Milano hanno davanti ancora un po' di strada da percorrere: dal punto di vista della composizione della pagina e sotto il profilo dell'immaginario cui attinge, ma è sulla buona strada e partito con il piede giusto.

Carla


domenica 25 giugno 2017

SCIAVUROSA, COLORITA, ABBONDANTE

Io credo ai segni. 
E questa volta tutto converge sulla caponatina.
Ieri sera alla cena delle Magnifiche 7 è stata più volte citata, ne è stato proposto uno studio comparativo con la ratatouille, dalla Sicilia alla Provenza, ne sono state tessute le qualità, ho provato a risentire il sapore inconfondibile del sedano, mi sono ricordata della lucentezza delle verdure che la compongono. 
E a mezzanotte e mezza, al ritorno a casa se l'avessi trovata in frigo, ne avrei mangiato un'intera scodella.
Ho dovuto aspettare dodici ore, ma alla fine si è materializzata con il suo sapore inconfondibile di sedano e con le sue verdure lucide.
La ricetta è frutto di una triangolazione. La fonte siciliana,  provata a Creta, arriva da un'archeologa senese che la trasmette a un archeologo ligure che la prepara a Roma. E io, da buona romana quale non sono, mi ci ficco e mi ci faccio il ciuffo!
Scusate se è poco.

Ingredienti
cipolla, una e di tropea
melanzane, tre piccole
peperoni, uno grande
capperi, un po' 
sedano, tre  coste
pomodorini ciliegino, un po'
olive nere 
aceto, un cucchiaio
zucchero, un cucchiaino
uvetta, un po'
pinoli, un po'



In una padella antiaderente fate soffriggere, in un po' di olio, le melanzane tagliate a dadini. Quindi toglietele e fate la stessa cosa con i peperoni tagliati. Toglieteli e preparate un battuto per un soffritto di sedano cipolla, fate andare per qualche minuto quindi aggiungete i capperi e le olive e quindi i pomodori a pezzetti e fate cuocere per 20 minuti, poi aggiugete peperoni e melanzane, l'uvetta e i pinoli e far cuocere per ancora 5 minuti. All'ultimo aggiungere l'aceto e lo zucchero. Dargli un minuto di fuoco ancora perché svapori un po' e poi spegnete.
La caponatina, un diminutivo che la rende ancora più familiare, pur essendo piatto blasonato, del casato di melanzana e sedano, va mangiata fredda e riposata (la cammarera Adelina nel piatto funnuto in frigorifero gliela fece trovare).




Carla

giovedì 22 giugno 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


SOPRAVVIVERE E' UN'ARTE


La leggerezza è dote rara, soprattutto se diventa la cifra stilistica nel raccontare le complicate vicende della vita: la morte di una persona vicina, la malattia, la fatica di crescere e di assumersi delle responsabilità. 
Maestra in questo è Marie-Aude Murail, ma non le è da meno Sjoerd Kuyper, scrittore olandese, in Hotel Grande A, pubblicato da La Nuova Frontiera junior.
In questo romanzo ci potrebbero essere tutti gli ingredienti del feuilletton: così come ce la racconta Kos, il giovane protagonista, la vita della sua famiglia è decisamente complicata. Non solo è morta la mamma, di cui tutti sentono la mancanza; anche il padre è doppiamente nei guai, essendosi ammalato gravemente proprio mentre l'albergo che dà da vivere a tutti è in grave difficoltà. 
Mentre lui è ricoverato in ospedale, tocca ai quattro figli provare a sbrogliare la matassa di debiti che si accumulano, clienti che se ne vanno e creditori che si presentano minacciosi alla porta.
Kos e le sorelle hanno un'età che a mala pena si affaccia, per la più grande, all'adolescenza; non hanno una grande conoscenza del mondo, e se questo non bastasse, ci si mettono i guai sentimentali. Libbie vive le sue prime maldestre esperienze di sesso con un malinconico ospite fisso dell'albergo, Briek attraversa un'inquietante fase dark, salvo innamorarsi di un atleta dell'isola di Tuvalu, e la piccola Pel ama talmente tanto gli animali da passare la notte in riva al mare insieme a una foca grigia. Ovviamente il cuore di Kos batte all'impazzata per la bella Isabel, che interviene qua e là nella narrazione, per raccontare la goffaggine del protagonista, del tutto inesperto di sentimenti e di relazioni con l'altro sesso.
Il cuore del racconto, che ha l'aspetto di una registrazione su nastro, è la descrizione dei tentativi di racimolare i soldi necessari per non far chiudere l'albergo. 
Le soluzioni sono improbabili e sono lo spunto per un susseguirsi concitato di situazioni esilaranti.
E qui sta proprio la grande capacità dell'autore di raccontare un intreccio complesso, e con aspetti anche drammatici, con grande ironia, sfruttando il punto di vista 'ingenuo' del suo protagonista. Ci si diverte moltissimo leggendo le pagine fitte di colpi di scena e di trovate, partenze, tradimenti e ritorni.
La situazione raccontata, ragazzini che all'improvviso sono costretti ad affrontare da soli le difficoltà della vita, mi ha ricordato Quindici giorni senza testa, romanzo troppo presto dimenticato di Dave Cousins. In quello però mancava completamente l'aspetto sentimentale, che invece qui è centrale.
Posso immaginare le perplessità di qualche mamma per le poche, pudiche pagine in cui si accenna agli approcci vagamente erotici fra i personaggi; ricordo a tutte, però, che fra i best sellers in voga fra le ragazzine (e intendo dai dodici anni in poi) ci sono dei romanzi che sono nei fatti una sorta di kamasutra per principianti. Al contrario, trovo sia felice, in questo romanzo, la descrizione, delicata ed ironica, dei primi approcci all'amore. Nello stesso tempo mi sembra particolarmente calzante il ritratto dei rapporti familiari, oscillanti fra affetto e incomprensioni, legami e gelosie: il groviglio di sentimenti che segna ciascuna famiglia, a modo suo.
Si legge questo romanzo scanzonato, e nello stesso tempo molto serio, con grande facilità, con quel respiro ampio che hanno le belle storie; lo consiglio, quindi a lettrici e lettori maturi, a partire dai tredici anni.

Eleonora

“Hotel grande A”, S. Kuyper (trad. Anna Becchi), La Nuova frontiera junior 2017



martedì 20 giugno 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA 'LEGGERA' ROBUSTEZZA

Gli ottimisti muoiono prima, Susin Nielsen (trad. Claudia Valentini)
Il Castoro 2017


NARRATIVA PER GRANDI (dai 13 anni)

"'Non sono fatalista. Sono pessimista. È diverso.'
'E perché sei pessimista?'
'È solo buon senso. Mai sentito parlare della teoria darwiniana dell'evoluzione? Quella della sopravvivenza degli esseri più adatti? Ecco, i pessimisti sono i più adatti. Sono quelli che si tengono alla larga dalle tribù vicine e dagli adorabili cuccioli di leone.'"

Al contrario, gli ottimisti davanti a un cucciolo di leone, ignari del fatto che la madre può essere nei dintorni pronta a sbranarli vanno a fargli ghiri ghiri sotto il collo. E muoiono per essersi fidati, per essere stati ottimisti e incapaci di prevedere il peggio.
In tal modo Jacob, ottimista nonostante tutto, verifica la grande distanza che c'è tra lui e Petula, detta Tula, pessimista di calibro.
Qualcosa però li tiene insieme: entrambi sulle spalle hanno un macigno da portare. Petula, la morte della sorellina soffocata da un bottone che lei stessa aveva cucito sul suo costume da Max (nel paese dei mostri selvaggi), Jacob, la morte di un suo caro amico in un incidente di macchina: un ubriaco alla guida...
Il loro incontro avviene al corso di arteterapia che accoglie ragazzi e ragazze 'che faticano' a trovare una loro pace interiore. Con situazioni familiari anche molto diverse, e in evoluzione, i ragazzi del gruppo lentamente cominciano ad aprirsi l'uno con l'altra, cominciano a trovare forme insolite di comunicazione, mettono in condivisione alcune passioni che hanno: Jacob, per primo, l'amore per il cinema.
In questo modo anche le tante fobie di Tula sembrano andare in ombra. Complice l'amore per Jacob. Una pessimista si sta convertendo all'ottimismo e sta allentando lo stato di allerta. Ma attenzione...mai abbassare la guardia.

Potrebbe essere manicheo il ragionamento, ma davvero il mondo si può dividere in pessimisti e ottimisti ed è altrettanto vero che la loro lettura della realtà dà risultati molto distanti tra loro.
Petula ha scelto di trovare un po' di sollievo al complesso di colpa che la tortura ogni giorno, collezionando fobie e paranoie e trafiletti di giornale con disgrazie altrui. Sempre a mille è il suo bisogno di controllo e protezione nei confronti dei suoi cari e anche di se stessa (non per autodifendersi, ma per proteggere i genitori dalla perdita di una seconda figlia...). Una sorta di pena del contrappasso dantesca.
Al contrario Jacob opta per la rimozione, la cancellazione dello Jacob colpevole. Tenta, goffamente, di ripartire da zero. Per questo si affeziona e si spende per il gruppo, per questo si innamora di Tula: sono la sua nuova occasione ed essendo un ottimista pensa di potercela fare.
In mezzo a loro c'è la vita che scorre.
Una sorta di affresco corale, che fa da sfondo ai due poli opposti - quello positivo e quello negativo - che si attraggono e respingono come la fisica ci insegna, a seconda delle condizioni in cui si trovano.
Nielsen, molto convincente, non rinuncia alla sua vena ironica e costruisce con la consueta 'leggera robustezza' un terreno di incontro per i suoi lettori, chiamandoli a confrontarsi e a ragionare in totale scioltezza su problemi e questioni molto autentiche. Primo fra tutti il non poter fare 'macchina indietro' nella vita e di conseguenza la ricerca di una soluzione adattativa che permetta di sopravvivere a chi si sente responsabile del male procurato ad altri.
Organizza un intreccio complesso che le consente di mettere a fuoco e sotto gli occhi dei suoi lettori e lettrici una serie di variabili di comportamento, di seguirne le evoluzioni fino al momento di coglierne la maturazione completa.
E tutto accade in una sospensione di giudizio davvero meritevole.
Per chi legge è interessante e coinvolgente poter vedere i punti di partenza e i traguardi di quel gruppo di ragazzi e di quel pugno di adulti che li circondano.
Proprio grazie a questa narrazione senza pietismi o condanne, quasi asettica eppure emotivamente partecipata, è prevedibile che si creino tra chi legge schieramenti e prese di posizione, così come avviene per tutto il romanzo tra gli stessi personaggi.
Con tutto questo che costituisce evidentemente il nocciolo di senso dell'intero romanzo, si intreccia, come potrebbe essere in una stoffa che si voglia impreziosire, un filo d'oro, rappresentato dalla sequenza di citazioni cinematografiche, letterarie e musicali (le tre passioni principali che danno nerbo alla storia) di cui il libro è farcito. 

Carla

domenica 18 giugno 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'ORO LIQUIDO

I doni degli dei, Giusi Norcia, Marcella Brancaforte


ILLUSTRATI


" 'Padre mi fai un regalo?' disse un giorno la dea Atena al saggio Zeus.
'Un regalo?'
'Proprio così.'
'E cosa vorresti, ragazza mia?'
'Voglio una città' fece lei.
'Una città tutta per me.' "

Tutto quello che passa per il mito è spesso frutto di ghiribizzi tanto umani quanto divini nella convinzione di ottenerli.
Atena, figlia di Zeus, vuole una città che sia sua e che porti per l'eternità il suo nome. Zeus, alla sua 'ragazza', vuole offrire ogni opportunità di felicità. Quindi anche una città.
Purtroppo però Atena ha scelto il posto sbagliato dove scavarne le fondamenta: quel luogo è già oggetto del desiderio di qualcun altro, qualcuno che nella divina gerarchia conta parecchio, Poseidone, il dio delle acque e fratello di Zeus.


Negare un desiderio alla propria figlia non vuole, ma anche con il fratello Zeus deve fare i conti. Decide così di 'metterla all'asta': ognuno dei due contendenti dovrà offrire alla nascitura città un dono e spetterà ai cittadini stessi decidere quale dei due regali si rivelerà maggiormente gradito per loro.
Poseidone dà vita a una fonte di acqua salata, scagliando il suo tridente nella roccia, un gesto pieno di potenza, e Atena invece, delicatamente, si inchina verso la terra e si limita a piantare un seme di un albero che di lì a poco crescerà rigoglioso, un ulivo, dal cui frutto, se premuto, sgorga una goccia di oro liquido, l'olio.
La vittoria appare scontata...



Un testo conciso, quello di Giusi Norcia, che racconta il mito legato alla nascita del nome Atene. Conciso è anche il formato dell'ultimo libro poster - i libri da parati - che VerbaVolant, piccola casa editrice siracusana, ha appena pubblicato. Ai disegni Marcella Brancaforte, siciliana doc, importata a Tuscania da molti anni.
La caratteristica dei disegni di Marcella Brancaforte che più mi colpisce è il tono 'classico', seppure qui velato di una sottile ironia che emerge qua e là. 
Le sue tavole sembrano sempre appartenere a un'epoca che porta in sé un po' di eternità, ironia compresa. I disegni, ma soprattutto le figure umane, sempre molto caratterizzate e riconoscibili come sue, i grandi occhi espressivi, le gote colorite, travalicano mode e stili.
Se un legame lo si vuole trovare a tutti costi, forse tanto per quel che riguarda la tavolozza dei colori quanto per quel che concerne il gusto 'scenografico' molto potente, lo si potrebbe cogliere con Luzzati, in particolare nei suoi allestimenti per il teatro.
Nel libro poster Il dono degli dei, proprio per il suo formato particolare, che con la scenografia per forza di cose ha delle tangenze, lo spazio vuoto, ovvero il bianco del foglio, viene tutto impiegato per accogliere la composizione. Non ci sono pause del disegno: è un unico grande e felice intreccio di manti, tronchi, figure, monumenti e fronde, tante bellissime fronde di ulivo.


La difficoltà intrinseca in questo tipo di oggetto sta proprio in questo: nell'essere contemporaneamente un 'libro' e quindi l'illustratore deve dimostrarsi capace di intrattenere con il testo scritto un dialogo figurato, ma nello stesso tempo, è anche un 'manifesto', dove chi disegna deve essere in grado di immaginare la stessa storia in una composizione unica che la riassuma e soprattutto ne restituisca immediatamente allo sguardo, il senso più profondo.
Ecco, Marcella Brancaforte ci è riuscita appieno.

Carla


venerdì 16 giugno 2017

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


SE GUARDARE E' UN GIOCO

I libri gioco, i cerca-trova o aguzza la vista o i libri labirinto sono visti essenzialmente come passatempo, divertimento puro che non richiede particolare cura editoriale o ricercatezza estetica; ci sono però valide eccezioni, come lo strepitoso Immagina, di Messenger, o i libri di Barroux, che uniscono le caratteristiche di un albo illustrato alla struttura classica del cerca-trova.


Oggi propongo una carrellata di testi usciti quasi contemporaneamente, a dimostrazione di un rinnovato interesse per una categoria di libri troppo a lungo trascurata.
Le fasce d'età interessate sono diverse e questo appare evidente anche per il diverso livello di difficoltà.


Cominciando, quindi, dai più piccoli, ecco Nascondino, di Silvia Borando per Minibombo: abbiamo qui una successione di doppie pagine, coloratissime e vivaci, in cui si dispiega una discreta quantità di oggetti tutti uguali, pagina per pagina. In mezzo a questi, si nasconde un intruso, collegato coerentemente alla forma o al contesto della tavola. Ad esempio fra le foglie autunnali si nasconde un riccio, fra le forbici una libellula, fra i dadi una coccinella. L'individuazione del nostro oggetto clandestino non è facilissima, richiede attenzione e pazienza, doti importanti per i bimbi e le bimbe che crescono. Dunque non è solo un passatempo, per giovanissimi lettori a partire dai quattro anni; è anche una buona palestra per imparare a guardare.


Sempre per lettori al di sotto dei sei anni, Guarda, cerca... trova! Un libro titanico per contare centinaia di animali, di Agnese Baruzzi, pubblicato da White Star kids: di formato grande, procede per doppie pagine dove si affollano animali simili fra loro, mentre a fianco ci sono delle caselle in cui inserire il numero di individui dei diversi soggetti. Si susseguono pagine fitte o meno fitte, di animali diversissimi, dagli insetti agli uccelli, dagli animali della savana ai pesci. I diversi soggetti sono disposti staticamente nello spazio della tavola e spesso guardano direttamente il lettore, che si sente in qualche modo tirato dentro l'immagine. 


 Agnese Baruzzi, illustratrice poliedrica, qui fornisce una delle sue prove migliori, unendo precisione al senso dell'umorismo.


Si rivolge a lettori decisamente più grandi, dai sette anni, Un'avventura a forma di labirinto, dell'autrice polacca Aleksandra Artymowska, pubblicato da Terre di Mezzo: qui abbiamo una vera e propria traccia narrativa, c'è un bambino che vuole ricongiungersi con i suoi amici, che lo aspettano sotto un albero. Per raggiungerli, però, deve attraversare una serie di labirinti, ambientati nel sottosuolo, sulle cime degli alberi, in mezzo al mare. Le tavole sono molto belle, disegnate nel dettaglio e colorate con una tavolozza di delicate, fredde sfumature pastello. Questa quasi monocromia rende più difficile il lavoro del giovane avventuroso lettore, o lettrice, che deve individuare di volta in volta il giusto percorso. Anche qui le doti necessarie sono l'attenzione, il metodo, la pazienza, doti spesso carenti nei bambini, abituati al 'consumo' veloce dell'esperienza ludica.


I libri scelti questa volta sono tutti esteticamente rilevanti, curati nella veste grafica, pensati per essere apprezzati dalle bambine e dai bambini delle diverse fasce d'età. E' un vero peccato che spesso queste produzioni siano sottovalutate, come se fosse indifferente giocare con un bel libro o con un libro squisitamente commerciale. D'altra parte, esisteva una produzione interessante, lontana diversi decenni, incentrata per esempio sui libri game, di cui esistono ora solo pochissimi titoli.
Mi auguro di aver acceso un piccolo riflettore su un settore dell'editoria per ragazzi finora poco indagato.

Eleonora

Nascondino”, S. Borando, Minibombo 2017
Guarda, cerca...trova! Un libro titanico per contare centinaia di animali”, A. Baruzzi, White Star kids 2017
Un'avventura a forma di labirinto”, A. Artymowska, Terre di mezzo 2017