sabato 18 maggio 2013

IL PASTICCIO SBOTTONATO


PREMESSA
Dopo un bel po' dal suo ultimo post, la cuciniera Lulli riappare su Lettura candita (evviva) e con lei stile, buongusto e qualità si diffondono...
Bentornata!
Carla e co.
 
Ci sono alcune preparazioni che stimolano la nostra fantasia non solo per quel che riguarda gli ingredienti, la maniera di metterli insieme, le quantità, i tempi di cottura. Ma anche perché è possibile decorarle ogni volta in maniera differente e quindi personalizzarle in base alla persona che le riceverà.
Il pasticcio di tagliatelle in crosta è una di queste.
Si tratta di una scatola di pasta brisée. L'idea l'ho presa da un vecchio numero della rivista «La cucina italiana» del dicembre 1994, (p. 61), dove lo vedete in copertina:


Il coperchio è ornato con una bella decorazione tradizionale di fiori e foglie al centro e un merletto bucherellato al contorno.

Questi sono gli ingredienti che ho usato per uno stampo rotondo da 27 cm di diametro:

per la scatola:
farina tipo 0: 500 gr
burro: 250 gr
sale
acqua freddissima: 1 bicchiere

per il ripieno:
latte fresco intero: 500 gr
tagliatelle fresche all’uovo: 400 gr
champignon: 200 gr
spinaci puliti: 500 gr
panna liquida fresca: 100 gr
parmigiano grattugiato: 40 gr
farina: 35 gr
burro: 35 gr
aglio: 2 spicchi
olio extravergine di oliva
sale
pepe

per la decorazione:
1 uovo

Preparate la pasta brisée seguendo la ricetta che trovate qui  e mettetela in frigorifero per almeno un’ora.In una padella mettete un filo di olio e fatelo insaporire con uno spicchio di aglio.
Aggiungete gli spinaci e fateli appassire per pochi minuti fino a quando si saranno trasformati da un’enorme volume a un mucchietto minuscolo. Una volta raffreddati, tritateli a mano.
Pulite gli champignon, tagliateli a fettine sottili e cuoceteli in padella a fuoco vivo con un altro filo di olio e un altro spicchio di aglio.
Preparate la besciamella: in un pentolino fate sciogliere il burro; unite la farina setacciata e, girando con un cucchiaio di legno, fate cuocere per 5 minuti.
Aggiungete a filo il latte a temperatura ambiente e cuocete per 10 minuti a fuoco basso sempre mescolando. Alla fine aggiungete sale, pepe e la panna.
Lessate le tagliatelle, scolatele al dente e conditele con besciamella, spinaci, funghi e parmigiano.
Stendete la pasta e con i due terzi rivestite lo stampo. Ritagliate l’eccesso che uscirà dai bordi e riempitelo con le tagliatelle. Infornate a 200 °C per 25 minuti.
E ora viene la parte più divertente!
Stendete il resto della pasta e ritagliate un tondo del medesimo diametro dello stampo.
Mettete l’uovo in una ciotola e sbattetelo con una forchetta. Spennellatelo sul coperchio.
Con i ritagli inventatevi una decorazione.
Vi propongo questa che ho realizzato per un’amica che crea meravigliosi gioielli con i bottoni:



Con tagliapasta di due misure diverse ho ritagliato dei tondi sui quali, con una cannuccia da bibita, ho aggiunto i quattro fori. Li ho disposti a cascata, alcuni un po’ sovrapposti.
Con un altro pezzetto di pasta ho realizzato un filo che poi ho inserito in alcuni buchi.
Sul tutto ho nuovamente spennellato l’uovo, facendo attenzione che il liquido non andasse a tappare i buchetti dei bottoni.
Mettetelo in forno a 200°C per 15 minuti.

Una volta raffreddato appoggiatelo sul contenitore di tagliatelle e la scatola sarà completa.

Lulli

venerdì 17 maggio 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


BELLO COME UN LIBRO!
DIECI RAGIONI PER ME, POSSON BASTARE

Forte come un orso, Katrin Stangl
Topipittori, 2013



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)


"Silenzioso come un topo
Timido come un cerbiatto
Grosso come un elefante
Affamato come un lupo"


Ventotto aggettivi, ventotto animali e ventotto tra bambine e bambini.
Ogni pagina è dedicata a un aggettivo che fa riferimento a un preciso stato d'animo. E per farlo pesca nel nostro immaginario comune. Per cui si è audaci come leoni, grandi come elefanti, affamati come lupi, furbi come volpi. Ma anche svelti come donnole, dispettosi come tassi...La combinazione tra animale e carattere distintivo quindi non è sempre così scontata. Se SPORCO COME....risveglia un coro di bambini che urlano all'unisono la parola MAIALE (provare per credere...), al contrario BELLO COME...richiede da loro un po' di ragionamento da parte dei piccoli (il che non stona) per arrivare a dire CIGNO.
Quest'albo illustrato dalle caratteristice canoniche, a prima vista, sembra essere un repertorio di emozioni e di animali ad esse connessi. Ma a ben vedere ha delle potenzialità molto più ampie. Cerco di enumerarle, in ordine sparso tra forma e contenuti.


Uno) la scelta degli aggettivi è molto attenta, mai scontata e mai sovrastimata per essere capita e apprezzata appieno anche dai più piccoli.
Due) la scelta delle parole è raffinata e pesca in un lessico ampio: chiassosa, audace, selvaggio, operoso, giocoso (e brava Giulia Mirandola, cui si deve la traduzione).
Tre) l'uso del maschile e del femminile, che non appare mai casuale e nello stesso tempo é ironico rispetto allo stereotipo: selvaggia, chiassosa, chiacchierona, forte (è una bambina che fa a braccio di ferro con un orso).
Quattro) La relazione forte tra bambino e animale che si dimostra nella composizione di ogni tavola; laddove i due sono in perenne dialogo tra loro: topi che guardano ordinati su due file le figure del libro e ascoltano il racconto, uccelli che danno l'allarme sulle sponde del lettino dell'ardito fuggiasco, donnole in monopattino, volpi che si cimentano con le forme geometriche...
Cinque) L'immagine allusiva al singolo aggettivo pesca sempre in una quotidianità bambina molto riconoscibile anche da un bambino molto piccolo. Testardaggine nel non volersi lavare i denti, ladri di macchinine, audaci che si buttano dall'alto dello scivolo di un parco, dispettosi nel far il solletico ai piedi che spuntano dalle coperte. Sono tutte situazioni che ognuno di noi può ripescare nel proprio vissuto
Sei) Il tipo di illustrazione così semplice, ma di grande efficacia. Non a caso la Stangl con la grafica ha molto a che fare. In perfetta sintonia con la ricerca e la sperimantazione che la Germania sta portando aventi da qualche anno.
Sette) Un equilibrio perfetto all'interno della pagina tra testo e immagine. Un picture book con i fiocchi.
Otto) L'uso di colori forti dati a grandi superfici proprio come farebbe un bambino o come un 'fauve'. Il giallo è giallo, il rosso è rosso e l'azzurro è l'azzurro. Con un gusto espressionista tutto tedesco negli elefanti azzurri e nei cammelli gialli.


Nove) La dimostrazione della padronanza delle tecniche, in questo caso l'offset (credo) che tanto richiama la litografia nella resa finale.
Dieci) La potenzialità di utilizzo con i bambini, anche i più piccoli, per poter avviare giochi con le parole, giochi con le emozioni, giochi con l'immaginazione, giochi con la memoria...

Carla

mercoledì 15 maggio 2013

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


LA SCUOLA DI WONDER


Fra le possibili anomalie cromosomiche, ad August, detto anche Auggie, è toccata in sorte la più strana combinazione di geni mutanti, che ha trasformato i suoi lineamenti e l’ha costretto a subire una lunga interminabile serie d’interventi chirurgici. La sua vita fino agli undici anni è stata abbastanza complicata e lui si è già abituato, nei limiti in cui è possibile farlo, ai moti di stupore, o ribrezzo che colgono le persone che lo vedono per la prima volta.
Se questo è già difficile, immaginatevi cosa può essere andare a scuola per la prima volta, poiché fino a quel momento ha studiato con la mamma, in un’età in cui fra i ragazzini si affermano le ‘cricche’ o i gruppi, le inclusioni e le esclusioni. La prova va affrontata, ed ecco gli sguardi sfuggenti, il tavolo in mensa che resta deserto, le gomitate, le esclamazioni, le risatine imbarazzate di chi lo vede per la prima volta. Per fortuna ci sono Jack e Summer, un ragazzo e una ragazza che sanno compiere delle scelte senza farsi condizionare dai pregiudizi; c’è chi, invece, alimenta la diffidenza diffondendo la voce della ‘peste’, basta toccare Auggie per essere contagiati, anche se non si sa da cosa. Le dinamiche ‘normali’ fra ragazzini, ammettendo che i pregiudizi lo siano, si amplificano nel già difficile percorso del protagonista verso una vita normale.
Lo svolgimento di questo travagliato primo anno scolastico è raccontato in prima persona dai diversi personaggi, soprattutto Auggie, ma anche la sorella Via, combattuta fra l’affetto e il desiderio di una vita normale, l’amico Jack, la bella Summer, Justin, il fidanzato di Via, imprevisto e decisivo aiuto alla socializzazione di August, Miranda, la migliore amica di Via. Sullo sfondo, genitori più o meno smarriti, amici d’infanzia, ricordi, e la meravigliosa cagnolina Daisy. Questa struttura del racconto consente di mettere a confronto i diversi punti di vista, rendendo più comprensibili e umane le incertezze, le ambiguità, le decisioni che i diversi attori portano avanti. Sicuramente il personaggio principale spicca con tutta la sua fragilità, le sue paure e quasi la rassegnazione a essere visto come un fenomeno, ma in senso negativo. Auggie diventerà Wonder nel momento in cui, anche rischiando, sarà in grado di smontare la costruzione del pregiudizio, facendosi accettare per quello che è.
Il merito principale di Wonder, scritto da R.J. Palacio, pseudonimo di una art director americana, è di raccontare una storia con elementi drammatici, la malattia, l’esclusione, il bullismo, con leggerezza, con ironia, rendendo la lettura scorrevole, a volte divertente, altre, commovente. L’unico difetto di rilievo, un finale troppo zuccheroso, in cui tutte le cose vanno al loro posto e il bene trionfa. Sappiamo che non è così, sarebbe stato meglio conservare l’equilibrio che si riscontra nei capitoli precedenti.
Come vedete, la narrativa per i più grandi, dai dodici anni, continua a esplorare, con modalità diverse, l’entrata in società rappresentata dalla scuola media. Dal Diario di una schiappa al Bully Book, la proposta editoriale si moltiplica, come se si fosse individuato un momento topico della vita sociale dei ragazzini.
Eleonora


Wonder”, R.J. Palacio, Giunti 2013


lunedì 13 maggio 2013

OLTRE IL CONFINE (libri dall'estero)

UNSPOKEN, Henry Cole
Scholastic Press, 2012


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"But I didn't want this story to tell about bloody battles or spitting into bread dough. I wanted to tell -or show- the courage of everyday people who were brave in quiet ways.
I wanted to make this a wordless book. The two main characters in the story are both brave, have a strong bond, and communicate great depth. Yet, both are silent. They speak without words."

Virginia, non lontano dal corso del fiume Potomac, durante la guerra civile americana. Zona di frontiera con il Nord, a poca distanza il confine e, forse, la salvezza per gli schiavi in fuga. Solo a patto di essere fortunati e di arrivare in qualche casa sicura. Come punto di riferimento per in Nord solo quello che da sempre guida chi si sposta di notte: la Stella Polare.
Intanto l'esercito attraversa le campagne coltivate, passa accanto alle fattorie. Ovunque si vedono soldati a cavallo o cacciatori di taglie. Non è facile muoversi: impensabile di giorno, pericoloso anche di notte.
In una di queste fattorie, una casa sicura, vive una bambinetta che si occupa di vacche, galline e gattini. Nel fienile, dove è ammucchiato il granturco, si nasconde qualcuno. Un occhio la spia mentre prende patate e cipolle per la cucina. 


In lei lo spavento iniziale lascia il posto alla preoccupazione. La preoccupazione si trasforma in riflessione e la riflessione diventa organizzazione e quindi azione.
Quella bambina, sera dopo sera, sottrae dalla tavola piccole porzioni di cibo che, avvolte in un tovagliolo, deposita muta davanti alla catasta di pannocchie.
Lì dietro c'è un fuggiasco. Lei ha visto solo il suo occhio attraverso le foglie.
Quell'uomo, nascosto, silenzioso aspetta il momento migliore, la notte propizia per continuare il suo percorso di fuga. Ma prima di andarsene non manca di confermare quel tacito rapporto di amicizia, che in quei giorni silenziosi si è creato con la bambina: una bambola fatta di foglie di mais e vestita di un tovagliolo sono il segno della gratitudine per tanto coraggio e generosità.


Una storia emblematica che ne può racchiudere tante altre al suo interno.
Una storia di gente comune, una storia piena di profondità, raccontata senza parole.
Il legame con un'altra storia fatta con quasi gli stessi ingredienti è lì sotto i miei occhi.
Penso al progetto Libri senza parole. Destinazione Lampedusa che ha come obiettivo quello creare una biblioteca 'speciale' fatta di libri silenziosi a Lampedusa. Le affinità con Unspoken sono parecchie: un confine a poca distanza, uomini che fuggono verso la libertà, gente comune che riflette, poi si organizza e quindi agisce, l'assenza delle parole (come se di fronte a tanta forza di racconto, non fossero necessarie).
E infine una bambina che attraversa entrambe le storie: da un lato quella disegnata da Henry Cole, dall'altra quella con la valigia piena di libri di Chiara Carrer.



Carla

Noterella a margine.
Unspoken (2012) è un libro anomalo per Henry Cole, sempre così scanzonato e colorato. Nonostante sia un autore di culto negli USA in Italia non è mai stato pubblicato. Ci tocca aspettare.

domenica 12 maggio 2013

PANCKES ALLE ZUCCHINE



Agli albori di questo blog, a seguito di sue scorribande in terra teutonica, Carla ha proposto la ricetta dei pancakes, le famose frittelle di zio Paperino. Io invece, già un po' di mesi fa, nelle mie scorribande nel già citatissimo libro "In cucina. Appunti e ricette. Un anno con i migliori food blog italiani" (Arsenale Editrice), ne ho trovato una versione salata, ma dato che sono a base di zucchine, che come si sa sono verdura estiva, aspettavo il momento buono per sperimentarli e proporli.


Ecco, è avvenuto qualche giorno fa. Anche se in alcuni momenti qui al nord si fa fatica a credere che siamo in primavera, siamo pur proiettati verso l'estate e con la velocità con cui mi passa il tempo, mi sono sentita autorizzata a procedere.
Quindi anche se, temo, le zucchine su cui potevo contare fossero di serra, dovendo decidere in che modo contribuire ad una di quelle cene tra amici, in cui ognuno contribuisce con un piatto, ma sapendo già per problemi organizzativi di dover preparare il tutto almeno il giorno prima, ho optato per i pancakes alle zucchine, che se è vero che sono ottimi appena sfornati, come i loro parenti dolci, è anche vero che per un giorno si conservano bene in frigo (non ci ho provato ma penso che si potrebbero addirittura congelare) e con un rapido passaggio in forno riacquistano le condizioni ottimali per essere gustati.
Gli amici-cavie hanno molto apprezzato.

Ingredienti
per i pancake (circa 8 pz diametro 12 cm)
200 gr di zucchine
50 gr di porro
3 uova
40 gr di farina
1 cucchiaino di lievito in polvere
burro q.b. per cuocerli
sale e pepe nero
per la panna acida, se non la acquistate già fatta
200 ml di panna liquida
50 gr di yogurt
1/2 limone

I pancakes vanno accompagnati da una salsina a base di panna acida e se pensate di farvela, la panna, dovete mettervi in moto almeno il giorno prima, dato che questa parte della preparazione richiede del tempo per maturare.
Quindi in tempo utile unite la panna con lo yogurt e il succo di limone, chiudete bene il contenitore e lasciatelo a temperatura ambiente per almeno 24 ore. Una volta fatta andrà conservata in frigo, e durerà solo qualche giorno.


Per i pancakes, pulite le zucchine e grattugiatele, unite poi il porro tagliato finemente. La ricetta originale prevedeva l'erba cipollina, ma siccome non è facile da trovare, se non essiccata, l'ho sostituita con il porro e il risultato mi sembra comunque molto soddisfacente.
Aggiungete la noce moscata, le uova, sale e pepe q.b. e per finire la farina e il lievito setacciati.
Mescolate bene e lasciate riposare la pastella per circa mezz'ora a temperatura ambiente.
Scaldate un padellino antiaderente di 12 cm di diametro (potete farli anche più piccoli, ma sicuramente non più grandi), ungetelo leggermente con il burro, e versatevi una quantità di pastella sufficiente a ricoprirne il fondo con circa mezzo centimetro di spessore. Cuocete a fiamma bassa prima da un lato e poi dall'altro fino a che si è dorato e gonfiato (dovrebbe raggiungere circa 1/1,5 centimetro di spessore). Toglietelo dal fuoco e lasciate intiepidire su un piatto, e mettete in conto che si appiattirà un po'. Continuate finché avete pastella.


Serviteli tiepidi con una salsa ottenuta mescolando panna acida (quella preparata il giorno prima o acquistata) a yogurt, erba cipollina sminuzzata (se ce l'avete), sale e pepe. Oppure anche solamente con la panna acida. 

Gabriella 











venerdì 10 maggio 2013

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


MAPPE
 

La domanda retorica è: si può ancora inventare in una tipologia di libro, usato e consumato nella sua ripetitività, come un atlante geografico? La risposta, per niente scontata, è sì.
In Mappe, sulla struttura classica dell’atlante, con i continenti, i paesi, le città, le risorse naturali, gli animali caratteristici, sono costruite tavole che non guardano al realismo della rappresentazione, ma riempiono l’immagine di tanti particolari, sfida alla curiosità e alle domande dei bambini. Nessun testo scritto che affianchi le cartine, solo le immagini disseminate sulle mappe dei diversi paesi. I disegni di luoghi, animali, città servono ad illustrare sinteticamente le caratteristiche dei diversi paesi. Così in Finlandia, a Kemi, troviamo il più grande castello di neve, ma più giù ci sono una pattinatrice e una ragazza in kayak. Scopriamo che un piatto tipico è il leipajuusto, mentre in Mongolia c’è la statua di Gengis Khan alta 40 metri, mentre per i deserti gira il cammello battriano. In Ghana ci sono il palazzo sull’acqua Wa Na, la mosca tse-tse, i frutti del cacao e le miniere di diamanti. E il nostro bel paese? Beh, qui qualcosa da dire ce l’avrei, visto che a Torino c’è la Fiat e a Genova il pesto; ma non si può avere tutto.


 


Ogni tavola è una fonte inesauribile di meraviglia, di curiosità e di dettagli da guardare uno per uno, per la felicità dei bambini che amano perdersi nei particolari. Gli autori di questa meraviglia sono i polacchi Aleksandra e Daniel Mizielinski, l’edizione italiana è di Electa Kids, uno degli ultimi grandi editori a gettarsi nella mischia dell’editoria per ragazzi e devo dire che sta seguendo, come per altro sua tradizione, uno standard decisamente elevato per la raffinatezza delle scelte e la qualità delle immagini, basti pensare al precedente Animatti, di Pittau e Gervais, un vero capolavoro di virtuosismo.

Eleonora
Mappe”, A. e D. Mizielinski, Electa kids 2013
Animatti”, F. Pittau e B. Gervais, Electa kids 2013



mercoledì 8 maggio 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

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LA MAGIA DELL'INFANZIA

Spiaggia magica, Krockett Johnson
Orecchio acerbo 2013

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)



"Saremmo dovuti restare a casa a leggere una storia" "È più divertente fare qualcosa che leggerlo in un libro" disse Ben. "Non mi dispiacerebbe essere in una storia", disse Ann. "Perché nelle storie le persone non vanno in giro tutto il giorno in cerca di una vecchia conchiglia. Succedono cose interessanti." "Nulla accade realmente in una storia" disse Ben. "Le storie sono solo parole. E le parole sono solo lettere. E le lettere sono solo diversi tipi di segni."


Sulla riva del mare i due bambini usciti di casa, forse annoiati, sono in cerca di una vecchia conchiglia. E discutono sul potere delle storie.
Ben è scettico: nelle storie non succede nulla di reale e sono fatte di sole parole, messe in fila una dopo l'altra. E nel dirlo scrive una parola sulla sabbia. L'onda lambisce quei segni e accade l'incredibile. Al posto della parola MARMELLATA compare la marmellata, in persona!


Lo scettico Ben pensa che queste cose non succedano veramente. Solo nelle storie, nei regni magici.
Vale la pena di provare, però. E allora scrivere PANE, scrivere RE, scrivere FORESTA oppure CITTÀ, CASTELLI è il gioco che fanno i due bambini e puntualmente l'onda della risacca li accontenta.
Fino a che il re e il destriero non prendono la strada del regno che si profila all'orizzonte e la marea comincia a risalire, cancellando in poco tempo l'intera magia, castelli, città e, forse, sovrano e trono.
Laddove era comparso un mondo magico, generato dalla fantasia dei due bambini, ora c'è una distesa d'acqua, ma la conchiglia che il re aveva regalato a Ben è lì, in tutta la sua realtà.


Ben aveva torto: le storie non sono solo parole, e le parole non sono solo segni. Dietro c'è molto di più. Dietro a ogni parola si nasconde il significato, si nasconde il senso e la forma che gli vogliamo dare, si nascondono legami e intrecci. È così che nascono le storie. Ed è per questo che le storie ci piacciono tanto: sono di per sé generate da immaginazione e generatrici di immaginari. A ciascuno il suo.
Il potere della parola si centuplica grazie alla fantasia. Su questo Crockett Johnson sta ragionando. Con la leggerezza del tratto e la delicatezza del pensiero, che gli sono consuete, riesce a raccontare in meno di quaranta tavole l'Infanzia.
La magia dell'infanzia.
Due bambini appena abbozzati, ma già così riconoscibili come fratelli e sorella di Harold e Barnaby, girano su una spiaggia e su uno sfondo uniforme color sabbia. Assistiamo stupiti e muti testimoni ai loro dialoghi. Vediamo come i loro sogni diventano magicamente realtà e di come magicamente ritornano sogni.
Il legame che tiene uniti i due mondi, quello reale e quello fantastico, è in quella conchiglia che Ben ha in mano. Essa è la prova che il sogno è stato realtà. Essa è anche, nel nostro immaginario, non solo involucro di carbonato di calcio di varie forme, ma portatrice di fantasie marine. La prima delle quali è il rumore stesso della risacca che ci illudiamo di sentire nell'accostare l'orecchio alla sua apertura.
Le conchiglie sono come i bambini di Crockett Johnson. Anche loro sono insiemi complessi di materia, portatori al loro interno di fantasie e storie illimitate.
Fantasie e realtà, con il loro andare e venire, come fa la marea.


Carla


La poesia di Spiaggia magica si moltiplica nel conoscerne la storia editoriale.
Questo libro ora è un libro, ma al principio fu 'entusiasticamente' rifiutato dagli editori di Johnson, perché considerato non adatto ai bambini: troppo colto, troppo ricercato, troppo filosofico. E i disegni, considerati solo schizzi, sanno essere potenti al pari dei suoi migliori disegni.
Parola di Sendak. E c'è da credergli.