venerdì 26 maggio 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


GIOCO DI SQUADRA
 
Il Gigante Salterino, Julia Donaldson, Helen Oxenbury 
(trad. Chiara Carminati)
Mondadori 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"Un giorno Coniglio stava saltellando verso casa, quando dì una voce tonante che veniva da dentro la tana: Sono il GIGANTE SALTERINO non osare venire più vicino!' 'Aiuto! Aiuto!' gridò Coniglio. 'Cosa succede, Coniglio' chiese Gatto. 'C''è un Gigante Salterino nella mia tana!' 'Non preoccuparti' disse Gatto. Entrerò di soppiatto e gli balzerò addosso!' Così Gatto strisciò fino alla tana. Ma proprio quando stava per entrare di soppiatto sentì una voce tonante che diceva: 'Sono il GIGANTE SALTERINO e ti spappolo come un moscerino.'"


Ora è il turno del gatto che, atterrito e orripilato, grida aiuto.



Al sentirlo, giunge Orso e anche lui si offre di infilare la sua zampona nella tana di coniglio per 'bonificarla'. L'urlo dall'interno è sempre lo stesso, o quasi. Questa volta ad attendere orso ci sono i denti dell'usurpatore di tane, più feroci di quelli di un mastino. Dall'orso all'elefante cui viene urlato dalla grotta 'se ti tocco ti riduco ad un grissino' e poi arriva lei, buona ultima, in perfetta controtendenza all'aumento di mole, Mamma Rana che non si spaventa davanti all'ignoto minacciatore...


In un'accoppiata che fa scintille di per sé, Donaldson e Oxenbury rivisitano uno dei topoi fiabeschi più conosciuti e diffusi (per esempio, ne esiste un'altra versione illustrata che ha per titolo: Il piccolo coniglio bianco ed è pubblicato da Kalandraka). E lo fanno da par loro.
La grande armonia che si instaura subito tra testo, che in origine era una pièce teatrale, e figura dipende sia dal grande spessore delle due autrici, sia dal grande lavoro di squadra condotto a monte dell'editore che, lo dichiara in un'intervista, le ha volute entrambe intorno a un tavolo per discutere le criticità. La prima fra tutte la copertina con il titolo che allude a una creatura misteriosa che non poteva essere svelata. La scelta della Oxenbury vira quindi verso gli animali protagonisti. 
Metterli tutti insieme in una unica tavola significa fare i conti con la differenza di mole di ciascuno. E allora come armonizzarli? Facile: ritraendoli seduti, attutendo di fatto così le differenze d'altezza, e mettendoli in dialogo corporeo: il gatto che tocca la zampa sinistra dell'elefante, il coniglio che si appoggia a quella di destra, l'orso che si tira a sé le ginocchia.
Sono magicamente diventati un gruppo di amici. E allora, e questo è un non detto nel testo che invece si delinea solo nelle figure, accanto alla paura c'è subito il gioco di squadra.
La narrazione è molto equilibrata e punta sulla ripetizione, tema caro e congeniale ai più piccoli.
La Donaldson con sicurezza entra immediatamente in media re, affermando che il coniglio non riesce a riconquistare la sua casa perché occupata da una creatura misteriosa e nella triplice ripetizione l'ilarità sorge spontanea nel constatare che ogni volta l'animale chiamato in causa è sempre più grande.


Se da un lato si gode della semplicità ed efficacia del testo, perfetto per una lettura ad alta voce, tradotto con la consueta sensibilità e musicalità da Chiara Carminati, dall'altro tanta morbidezza la si ritrova nelle figure dei sei animali protagonisti. Che, come di solito nel repertorio oxenburiano, hanno contemporaneamente qualcosa di animalesco ma anche molto di umano: nelle posture, nello sguardo...


Questa circostanza è quella che crea la chiave del successo che dura da oltre 50 anni delle illustrazioni di Helen Oxenbury. Pur nella loro compostezza classica, i suoi acquerelli sono sempre in grado di rendere il lettore protagonista al tempo stesso. Si pensi al suo ben noto capolavoro A caccia dell'orso. Qui come altrove, come per esempio nel recente E' ora di andare a nanna, la Oxenbury raffigura piccoli eroi coraggiosi che sfidano le loro paure e le vincono. Lo schema è pressoché lo stesso ma perché abbandonarlo se si rivela vincente? Creare un luogo di avventura, sia costruito in uno scatolone di cartone, sia un bosco fitto, farci agire i protagonisti, fargli valicare la paura e quindi ricondurli in salvo. Questa rilettura in chiave 'anfibia' concepita dalla Donaldson di una fiaba costruita sullo spavento e sul terrore dell'ignoto è assolutamente perfetta per la sensibilità dell'illustratrice britannica.


E infatti il risultato è sotto gli occhi di tutti. Spassatevela.

Carla

giovedì 25 maggio 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


CATALOGARE L'INFANZIA

Avete visto Anna? Susanna Mattiangeli, Chiara Carrer
Il Castoro, 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Anna può essere morbida. Si muove morbida, si siede morbida.
Se ascolta una storia, per esempio, sta stesa a sentire, si tiene la faccia, è soffice e liscia.
Ma tutto può cambiare. L'aria, i pensieri, l'umore.
Se si indurisce, cammina dritta, si sposta di scatto, urta gli oggetti, è tutta compatta."

Al mercato, al banco della frutta mamma e bambina stanno per scegliere i mandarini. Un attimo, uno sguardo che si distrae e Anna sparisce alla vista. 


Comincia la ricerca: la mamma chiede a tutti coloro che si muovono lì intorno. E come un'onda si propaga la notizia e l'intenzione di cercarla. Non si può cercare qualcosa che non si sa come sia. E nessuno sa come sia Anna, la bambina sparita. Comincia così una sua descrizione che porta un po' di qui e un po' di là: il colore della pelle che può variare, i suoi modi che sono diversi ogni minuto, da appiccicosa a pungente. Se sia grande o piccola? sa essere entrambe: quando è aperta è gigantesca, ma quando è chiusa potrebbe stare in una scatola...Tutti ormai la cercano e la chiamano tra i tanti suoni intorno ai banchi del mercato. Così come è sparita, ricompare dal nulla. O meglio da un angolo qualunque, rispunta una bambina qualunque. Che come tutte le bambine qualunque, è diversa da tutte le altre, perché come lei c'è solo lei.
Ora si può riprendere da dove abbiamo lasciato: la scelta dei mandarini.
Emilio Varrà, nel suo articolo Albo e tempo (Ad occhi aperti, Donzelli 2012) con la chiarezza che distingue i suoi scritti, mette in evidenza che la narrazione breve che è l'albo illustrato ha due caratteri fondamentali: da una parte è un racconto che si dirige in profondità, piuttosto che nella superficie dell'intreccio e dall'altro è un racconto di un tempo sospeso. Il tempo sospeso, spiega alludendo alla poetica di Beatrice Alemagna, è una sorta di respiro che si trattiene dal momento che la storia ha un suo avvio, fino al momento conclusivo. A questa modalità che non si può non riconoscere al picture book di qualità io aggiungo che la sospensione acquista maggior forza laddove la storia parta da un elemento di realtà, per poi sospendersi e far sospendere il respiro di chi legge, e in fase finale riagganciarsi a quella stessa realtà di partenza. Penso al 'prototipo' del pb rappresentato da Nel paese dei mostri selvaggi, dove partenza e arrivo sono entrambi nella vera stanza del bambino Max, mentre tutto ciò che è in mezzo è 'viaggio' sospeso in un altra dimensione che con il reale poco condivide. Penso a Fortunatamente di Remy Charlip, insomma libri così ben fatti posso diventare canone.
Avete visto Anna? a suo modo rispetta tale regola. Si parte dai mandarini e lì si ritorna.
E per di più, nella sospensione narrativa che costituisce il centro del racconto, Susanna Mattiangeli si tuffa in profondità e ci si muove con disinvoltura.
La cosa che colpisce immediatamente nel leggere Avete visto Anna? è la somiglianza di andamento della narrazione con altri due libri importanti di Mattiangeli - Gli altri (Topipittori, 2014) e Come funziona la maestra (Il Castoro, 2013). In tutti e tre i casi, assistiamo a una assenza sostanziale di trama, manca il plot come suol dirsi, in favore di una disamina dettagliata, quasi puntigliosa, del soggetto protagonista della storia: in sostanza si tratta di tre cataloghi, tre liste di elementi costitutivi o, se si preferisce, manuali di istruzioni.



Molto ben articolati, ma niente di più e niente di meno. Se in Come funziona la maestra si rideva molto nel constatare che questo essere umano veniva descritto come un oggetto qualsivoglia, già nel secondo, Gli altri, si facevano interessanti tuffi verso una profondità di analisi.
In Avete visto Anna? il tema è ambizioso, ma ancora un volta si organizza come un catalogo. Un catalogo che abbia come obiettivo di descrivere che cos'è un bambino, anzi quel bambino (chissà se in chiave polemica?), o più precisamente quella bambina.
Questo a parole, ma nel nocciolo di senso del libro, la cosa che colpisce è la sineddotica volontà di andare a fondo sul concetto di 'infanzia', attraverso un singolo esemplare: Anna.


In questo senso, a ogni domanda degli interlocutori in cerca di Anna, domande il più possibile oggettive - Come è fatta? Corre o va piano? Cosa fa? Ma è grande o piccola? - la madre trova risposte che vanno in direzione opposta e contraria all'oggettività. Dà risposte articolate, apparentemente contraddittorie, spesso meravigliosamente ambigue, ma sempre piene di emotività. E così Anna diventa unica e inimitabile.
Anna sa essere grande quando si apre tutta, ma quando si chiude diventa piccola che sta in una scatola.
Com'è Anna? In lei tutto può cambiare: sa essere dura e morbida, si agita e si accende, ma sa star ferma a guardare le formiche. Alle volte è appiccicosa, altre ha le spine per tenerti a distanza...


Questo è Anna, bandiera dell'infanzia.
Sul catalogo sembra concentrata anche una rinnovata Carrer con i pennarelli in mano sui suoi amati fogli millimetrati, a righe, a quadretti o di computisteria. Le pagine più felici sono quelle corali, che sono molte. Il tratto che al principio sembra voler alludere a un disegno infantile (ovviamente la sensibilità per la pagina è quella di una grande artista), matura in alcuni momenti e diventa rapido e impreciso per creare profondità e spessore dei volumi, molto maturi e quindi lontani dai disegni di un bambino. 



Felice la soluzione scelta per la pagina con la gente che chiama a distesa il nome di Anna. Mi pare che il registro scelto qui si allontani dalle soluzioni un po' cerebrali che avevano distinto Come funziona la maestra. Qui mi pare di cogliere una Carrer davvero nuova e felicemente più...chiara.

Carla

Noterella al margine. Un plauso va fatto alla cura minuziosa del linguaggio. Mai casuale, al contrario musicale. Sempre. Un piacere leggerlo a voce alta.



mercoledì 24 maggio 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


PER CHI HA MANI CHE SANNO CERCARE...

Piccino, Elisa Mazzoli, Tatiana Gambetta


ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 18 mesi)

"Con mamma la nanna
profuma d'amore
ssss

Il latte da bere
ha un dolce sapore
mmmm

c'è cuor di papà
che batte per me
tum tum tum"


Poi in braccio alla nonna il bimbo è un po' re, poi gioca a sorpresa, si imbarca a quattro zampe in un'impresa, si gusta la vita mordendo una mela, e sa che la storia non è finita perché la sfoglia e la risfoglia, prosegue gattoni verso il mare e non si arrende poi scala una montagna uff uff...


Un librino per mani piccolissime, per orecchie nuove in cerca di ritmi, di assonanze e onomatopee. Cartonato, quadrato senza angoli vivi e soprattutto, ed è qui la novità dopo tanta e lunga latitanza, fotografico.
Rarissimi i libri di fotografia, quando invece sarebbero ideali per creare nello sguardo dei più piccoli un catalogo di oggetti, colori, forme, utilissimo al loro immaginario. Sto pensando con nostalgia ai libri di Tana Hoban, sempre irrimediabilmente modernissimi e bellissimi.
Buonanotte a tutti, di Giuseppe Mazza (Clavis 2012) oppure il tanto amato Io e il ragno di Francisco Alonso (Kalandraka 2011) sono mosche bianche in un repertorio di libri per il 99% illustrati da disegni, che in alcuni casi 'scimmiottano' addirittura la fotografia, come i recenti Quando mangio oppure Quando gioco editi da Il Castoro e illustrati dalla Possentini.


Piccino parte con immagini delicate con filtri soffusi per gli scenari dei primi giorni di vita, che via via si perdono per lasciare posto a una vivacità di colore e di movimento con bambini e bambine che cominciano a muoversi in autonomia, a correre e ad arrampicarsi.


Piccino ha un suo fratello di latte in Gioco il mondo dove però il testo è più lungo e articolato e con rime ricorrenti, vere e proprie filastrocche. Se in Piccino l'obiettivo è quello di mettere in elenco alcuni tra i gesti consueti dei lattanti e con loro le persone che li compiono: mamma, papà, nonna ecc., e di stabilire un seppur sommario percorso di crescita - dall'allattamento al seno alla conquista di una duna di sabbia - nel libro Gioco il mondo la relazione tra testo e immagine diventa più complessa, i colori delle fotografie si accendono, quasi fosse pensato per bambini e bambine impercettibilmente più grandi. Si parla di fame di conoscenza e voglia di indipendenza. Spetta però all'ironica chiave di lettura di alcune immagini il valore aggiunto di questo secondo titolo. Penso per esempio alla bimbetta che esplora le narici del pacifico cane che è seduto vicino a lei, e su cui il testo ironizza: per chi ha mani che sanno cercare...


La qualità delle fotografie di Tatiana Gambetta è alta per talento tecnico, ma anche per sensibilità nel cogliere gesti, altamente riconoscibili nella quotidianità di un bambino. Spesso ritratti di spalle o dall'alto, i piccoli fotografati non sono mai, o quasi mai, in posa e non cadono mai nell'oleografia. Al contrario, senza mai cedere al gusto per il repertorio, ci sono bambini biondi, bambini scuri, bambine calciatrici o vestite con i merletti.


Non riesco a vedere una progettazione per le singole inquadrature, al contrario una grande spontaneità. Bene così.

Carla

lunedì 22 maggio 2017

FAMMI UNA DOMANDA!


LA VITA E IL SUO MISTERO


Il libro di Jan Paul Schutten, Il mistero della vita, pubblicato ora da L'ippocampo è una miniera di sorprese. E che sorprese!
La prima, se vogliamo la più semplice, è rappresentata dal fatto che è uno dei pochi preziosi libri di divulgazione dedicati a ragazze e ragazzi dai dodici anni in poi. Un libro che parla di tematiche estremamente complesse: la nascita della vita sulla Terra, la teoria dell'evoluzione di Darwin, la genetica, la possibilità della esistenza della vita in altri pianeti. Su alcuni argomenti magari ci si sofferma poco, ma la sintesi è uno dei pregi maggiori del testo.


Tematiche affascinanti, dunque, trattate in modo sintetico, ma molto preciso e, qui la seconda sorpresa, con un linguaggio ironico che alleggerisce e non di poco l'andamento della trattazione. Sono molti i concetti difficili, i passaggi delicati, che sono sottolineati anche grazie alle metafore divertenti e agli esempi che fanno riferimento alla vita quotidiana.
La terza sorpresa sta nel libro inteso come oggetto: la qualità della carta, la cura dell'impaginazione, le belle illustrazioni di Floor Rieder sottolineano quanto questo libro voglia essere un libro importante: una sorta di bibbia laica che introduce i giovani lettori e lettrici ad alcuni dei più grandi misteri teorici, che hanno assillato pensatori, scienziati, filosofi e teologi da quando l'uomo ha l'uso di tramandare il proprio pensiero.


E qui, l'ultima sorpresa, la più significativa: dove tutta l'argomentazione porta, cioè all'interrogativo principe che avvolge la nostra esistenza. Nei capitoli finali di questo libro ecco apparire in tutta la sua chiarezza l'interrogativo se la vita sulla Terra e, in ultima analisi, il senso della nostra esistenza, siano da far risalire all'intervento divino o siano il frutto dell'azione di forze naturali. Più e più volte, nel corso della trattazione, l'autore fa riferimento alle teorie creazioniste, esponendone le argomentazioni, e conclude riassumendo la propria posizione e quella, quantitativamente non secondaria in alcuni paesi, di fa risalire ogni cosa all'atto creatore di una entità divina.
Giustamente termina con un invito, rivolto ai giovani lettori e lettrici, a farsi una propria opinione, anche se tutto il testo è una pacata e seria confutazione delle tesi creazioniste.


Abbiamo di fronte, quindi, uno di questi testi che segnano un prima e un dopo, nell'ambito dei testi di divulgazione: così come per Mappe, Zoottica, Il libro delle Terre immaginate e altri che non cito, questo Il mistero della vita segna una svolta, dimostrando che si possono proporre testi impegnativi, argomenti importanti e controversi, a ragazzi e ragazze che vogliano approfondire tematiche così fondamentali. Non l'informazione veloce e sintetica di internet, ma un testo che insegna a ragionare sulle informazioni, a farsi domande e ancora altre domande, che insegna a non accontentarsi delle risposte facili. Che aiuta, in poche parole, a costruirsi un sano spirito critico, la capacità di formarsi proprie opinioni, autonome dai 'rumors' mediatici.
E ancor di più dimostra che con i più giovani si può e si deve ragionare su tutto, aiutandoli a trovare una propria strada e magari un percorso di studi.
Senza togliere a un argomento così vasto e così affascinante quel senso di stupore e di meraviglia che è all'origine di ogni pensiero.

Eleonora

“Il mistero della vita”, J.P. Schutten, con le illustrazioni di F. Rieder, L'Ippocampo edizioni 2017


venerdì 19 maggio 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


CIAO, TU

Yeti, Taï-Marc Le Thanh, Rebecca Dautremer, (trad. di Guia Pepe)
Rizzoli 2017


ILLUSTRATI

"Ci penso ogni giorno.
E ogni notte.
A volte mi chiedo cosa potrei dirgli se lo incontrassi.
'Buongiorno'? Anzi, 'Buongiorno, Signore'?
E se fosse meglio non dargli troppa confidenza?
Gli stringerei la mano. O lo saluterei con un bacio?"

Appoggiata alla ringhiera del balcone della sua casa verde speranza, questa ragazza pensa sempre a lui, allo yeti. E lui, acciambellato, è al portone. 


Mentre si interroga sul suo aspetto, sulle sue abitudini e confessa a se stessa il desiderio di incontrarlo ed è già lì a progettare il viaggio, con cartine e guide dei luoghi, lui gigantesco è nell'ombra dietro di lei che sbircia la mappa.


Durante il viaggio in treno che la porta ai piedi di una grande montagna, lui occupa due sedili più in là. Come guida, la ragazza ha un bimbetto e un cane, che - al contrario di lei - lo yeti e la sua incombente ombra li vedono e forse li temono. L'attraversata nel bosco, la risalita in teleferica, sono sempre controllate a vista dal grande yeti che neanche per un secondo la lascia sola in questo suo lungo e pericoloso viaggio...


Arrivare in vetta è impresa ardua, forse impossibile se non ci fosse una grande mano che la sostiene nei momenti di vuoto.
E, arrivata caparbia, in cima il suo desiderio si trasforma in trepidazione: un breve richiamo Uh, uh, Signore? e poi l'attesa che la tiene sospesa là in capo al mondo (dove non ci si può spingere oltre). Quindi la decisione di attendere quanto sarà necessario e il magnifico presentimento, quasi una presenza avvertita. Non resta da fare altro che contare fino a tre e poi voltarsi: uno... due... tre...


Un libro sull'amore, sul primo amore, che colpì molte generazioni di lettori fu Ciao, tu. Scritto a quattro mani da Piumini e Masini, la storia di Michele e Viola che tra i banchi di scuola si indovinano, si scoprono si sanno, diventa libro di culto in pochissimo tempo perché racconta la bellezza nel gioco ideato tra i due che 'ufficialmente' non si conoscono e riconoscono, ma nella ricerca si scoprono a poco poco con una lenta seduzione fatta solo di parole. Il libro di Piumini e Masini, meraviglioso in ogni sua parte, consta di un finale che tanto ricorda quello pensato per Yeti. Il presentimento di qualcuno alle spalle, il contare uno, due e tre e alla fine girarsi e scoprirsi. Dare un viso all'amore, dare un viso alla propria felicità di quel momento.
Ancora una volta sono qui a dire che non credo sia un caso questa analogia così stringente. Analogia che mi permette di proporre una lettura, una delle tante possibili di questo nuovo libro della coppia Le Thanh-Dautremer, in chiave metaforica.
E ancora una volta sono qui a dire che un filo narrativo che potrebbe sembrare sottile si rivela al contrario fortissimo e pronto a tenere insieme legami inaspettati e fertili.
 

La figura mitica dello yeti può essere un pretesto, un meraviglioso pretesto, per ragionare sul significato che ha la ricerca, e nella fattispecie la ricerca dell'altro, le molte incognite di cui è disseminato il percorso, il traguardo, nella fattispecie verso l'amore, sia esso il più tenero ed effimero 'primo amore', sia esso quello più consapevole che vorremmo 'per sempre'.
Sempre di viaggio si tratta, viaggio interiore, sempre da mille domande è scandito, sempre di inarrivabile conquista ha il carattere. E non sono forse questi gli elementi che Taï-Marc Le Thanh mette in bocca a quella fanciulla intraprendente e sognatrice? Non è forse la ricerca dell'altro, o più in generale la ricerca della felicità, per gran parte creata da una nostra costruzione che con il mito ha molto a che fare? E dunque lo yeti ne può essere incarnazione leggendaria, se davvero in nepalese significa 'quella cosa là'?


Che la Dautremer abbia colto l'occasione offertale dai molti non detti del testo per creare a sua volta un gioco visuale con prospettive, ombre, dettagli che dichiarano il tono 'sospeso' del racconto mi pare evidente. Personaggi che sono disegnati e non vengono visti, valigie che cambiano di colore a ogni pagina, paesaggi irreali, picchi scistosi o cairn megalitici per acrobati esperti sono tutti elementi che contribuiscono a dare un profilo onirico all'intera vicenda.
In una rinnovata, quanto armonica sensibilità cromatica che predomina in chiave puramente estetica su ogni tavola.
Insomma, gran bel libro.

Carla

mercoledì 17 maggio 2017

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


ODIO GLI INDIFFERENTI

E' da tempo che mi interrogo sulla apparentemente inspiegabile 'perdita di memoria' che segna la distanza fra noi e i ragazzi e le ragazze di oggi. Alcuni aspetti della storia del secolo scorso sono sottolineati con una certa ritualità, mentre altri sono del tutto ignorati.
Per questo motivo sono andata a cercare fra gli scaffali della libreria due libri per ragazzi che raccontano le vite di due personaggi pubblici che hanno segnato la vita del nostro Paese.


Il primo è E' Gramsci, ragazzi. Storia dell'uomo che odiava gli indifferenti, di Massimo Lunardelli, pubblicato da Blu edizioni. In poco meno di cento pagine vengono raccontate le vicende umane e politiche di uno dei più grandi intellettuali del Novecento, i cui testi sono stati a lungo passaggio obbligato per chi si definisse di sinistra. Ma le generazioni nate poco dopo la guerra sentivano la continuità con quella comunità di uomini e donne che aveva costruito l'Italia repubblicana e democratica, di cui Gramsci era un esponente irrinunciabile. Oggi questo patrimonio di storia e di idee viene accantonato come un elegante cascame di un'epoca sepolta, in cui esistevano ancora la 'destra' e la 'sinistra'. Se questo a me, appartenente ad un altro secolo, provoca un brivido freddo, è comunque necessario chiedersi perché e soprattutto che senso abbia archiviare una figura così importante della nostra cultura. Leggere della sua vita così piena di asprezza e di difficoltà, segnata da una costante lotta contro le ingiustizie e le disparità; il tempo percorso a Mosca, poi le persecuzioni, il carcere, la malattia; tutto questo contribuisce a costruire l'immagine di un personaggio scomodo per molti, perché ancorato alla propria incrollabile eticità. Al di là del percorso politico, al di là di concetti complessi che certo spaventerebbero molti lettori e lettrici, quello che emerge da questa biografia è proprio la dimensione morale, quella che, di fronte al lucido sguardo su una realtà fatta di ingiustizie, impone la ribellione, un imperativo morale che non si piega alle convenienze politiche.


Per quanto distante nel tempo e nell'orientamento politico, mi è sembrato di poter riconoscere lo stesso imperativo morale anche nella ricostruzione, un po' romanzata, che Anselmo Roveda fa della vita di Tina Anselmi, staffetta partigiana a diciotto anni, poi deputata della Repubblica e, nel 1981, presidente della commissione parlamentare sulla loggia massonica P2. Nel libro di Roveda, ripubblicato quest'anno con alcune modifiche dall'editore Coccole books, Tina, nome di battaglia Gabriella, assiste alle atrocità perpetrate dalle truppe naziste e dai loro sodali repubblichini e giovanissima si arruola nelle fila di una brigata partigiana indipendente. E' un imperativo morale che la guida, quello che costringe a sposare le sorti di una parte, costi quel che costi. Ed è in coerenza con quei principi ispiratori e quei valori che guida quella commissione parlamentare che mise a nudo l'intreccio profondo fra politica, malaffare e gruppi di potere occulti. Passato? No, presente e futuro prossimo, se solo si desse coerenza a quello che si legge sui giornali.
La nostra storia recente che spesso pensiamo solo attraversata da figure mediocri al limite del grottesco, ha i suoi eroi; fra questi, i due che ho maldestramente associato brillano per coerenza e per dirittura morale. Sono state persone che non hanno voltato la testa dall'altra parte, sono scese in campo, accettando il prezzo da pagare.
Abbiamo ancora bisogno di questa coerenza, di questi principi etici, di questo profondo senso di ribellione davanti alle ingiustizie e al dolore? Basta guardarsi intorno, leggere i commenti 'social' alla morte dei migranti in mare o di tre ragazzine nomadi dentro un camper incendiato. Siamo vicini a un baratro, dove rischiamo di perdere il senso della nostra stessa umanità. Noi, così civili, così superiori ai 'diversi da noi'.
Spero di non offendere lo spirito di Gramsci che si aggira nel bellissimo cimitero acattolico di Roma, parafrasando una sua celebre frase, che vorrei rivolgere ai giovani lettori e lettrici:
'Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza'.

Eleonora

“E' Gramsci, ragazzi. Breve storia dell'uomo che odiava gli indifferenti”, M. Lunardelli, Blu edizioni 2017
“Una partigiana di nome Tina”, A. Roveda con le illustrazioni di S. Natalini, Coccole books 2017


lunedì 15 maggio 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


OCCHI DI BAMBINO E OCCHI DI UOMO

Un uomo a metà, Michael Morpurgo, Gemma O'Callaghan 
(trad. Alessandra Valtieri)
Lapis 2017


NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni)

"Ma soprattutto, non perdevano occasione di ripetermi fino alla nausea che, qualunque cosa facessi, non dovevo assolutamente fissarlo, per nessun motivo al mondo; prima di tutto perché fissare una persona era segno di maleducazione, e poi perché lui odiava essere guardato con insistenza, soprattutto dai bambini."

Michael ho un incubo ricorrente: una nave avvolta dalle fiamme sta affondando e lui, in salvo su una scialuppa, vede suo nonno dal volto sfigurato dal fuoco chiedere soccorso, attaccato alla fiancata. Nel momento in cui il ragazzo gli tende una mano per farlo salire a bordo si accorge delle dita mutilate del vecchio. E a questo punto ogni volta il sogno si interrompe e Michael apre gli occhi.  


Il nonno ha veramente metà del volto mangiato dal fuoco e le dita di una mano mozzate. Da qui il divieto di poggiare lo sguardo su quel segno indelebile. Ma Michael non ce la fa e, di nascosto, quasi suo malgrado, manda i suoi occhi a indagare quel corpo così anomalo.
Le domande nella testa di questo ragazzino si accumulano, ma le poche cose che si sanno sono le stesse che costituiscono il suo incubo: seconda guerra mondiale, suo nonno imbarcato su un mercantile, un incendio a bordo, il tentativo di salvarsi, giorni interi steso in una scialuppa tra la vita e la morte.


Il vecchio parla poco, le visite a Londra a casa della figlia sono rare, e quel divieto di alzare lo sguardo su di lui creano una barriera di ghiaccio tra nonno e nipote.
Fino al giorno in cui, una manciata di anni dopo, Michael trascorre, a casa di suo nonno sull'isola, una estate indimenticabile.
Il vecchio conduce anche laggiù una vita solitaria, passando il suo tempo a pescare.
E in questa pace silenziosa, i due si conoscono meglio, imparano ad apprezzarsi e ad aprirsi l'uno con l'altro. Arrivano anche le risposte alle domande dell'infanzia, ma soprattutto arriva - del tutto inaspettato - il ringraziamento da parte del nonno nei confronti del nipote per aver osato rompere - semplicemente con il guardarlo - il velo di omertà e di pudico silenzio che lo ha sempre accompagnato nei suoi seppur rari momenti con gli altri.
Uno sguardo che non ha ferito, ma accarezzato e, per una volta, non lo ha fatto sentire 'a metà'.


Incrocio le dita perché si materializzi il mio sogno: poter rileggere in italiano, racconto dopo racconto, la meravigliosa raccolta che va sotto il nome di Of Lions and Unicorns. Pubblicati così, come singoli oggetti letterari, in questa nuova veste tipografica, con illustrazioni sempre all'altezza di testi così densi. Siamo già al secondo titolo, ne mancano solo una cinquantina. Comincio a fare posto sullo scaffale.
Mi pare superfluo dire che Morpurgo è un grandissimo autore, perché lo sanno anche i sassi. Tuttavia provo a mettere in fila due riflessioni su cosa tiene insieme i due titoli scelti da Lapis: Mio padre è un orso polare e questo.
Per prima cosa entrambi raccontano porzioni di infanzia; in secondo luogo entrambi hanno un forte contesto familiare, che li rende 'consueti' all'istante; in terzo luogo entrambi raccontano il mistero che avvolge agli occhi dei piccoli il mondo dei grandi; in quarto luogo questo mistero sancisce l'alterità tra i due mondi; in quinto luogo entrambi partono da una fascinazione che funziona da miccia per accendere l'immaginario sia nel racconto dei protagonisti, sia in quello dei lettori; in sesto luogo sono entrambi scritti con una felicità di penna, che la traduzione asseconda perfettamente, che è in grado di intrecciare i fili della finzione con quelli delle realtà, per arrivare a tessere una stoffa che è terza: una realtà più stupefacente della finzione oppure una finzione così ancorata al vero da diventare essa stessa tangibile.
Al lettore la scelta su quale direzione prendere.
A prescindere da una capacità 'naturale' nel costruire i plot, Morpurgo dimostra il suo talento nel progettare, come un orologiaio, un meccanismo di precisione che fa marciare il racconto verso un finale sempre magnifico. Nulla di altisonante e celebrativo, al contrario una riflessione profonda sulle relazioni che tengono insieme piccole porzioni di umanità: lì un padre con il proprio figlio, qui un nonno con il proprio nipote, ma anche una moglie con il marito, una figlia con il padre.


Va da sé che intorno ai protagonisti principali ruota una più complessa struttura familiare che ha compiti gregari, nel bene e nel male. Di solito nel male, come a voler far brillare di più i primattori.
In Un uomo a metà però c'è qualcosa in più. 
Una drammatica porzione narrativa che lo rende di raggelante attualità. E mi riferisco a quella parte di storia che allude al sacrificio estremo di un amico del nonno, Jim, durante l'incendio. A quel suo 'sparire in mare' che ho sentito raccontare a Eugenio Venturo della Croce Rossa a proposito delle persone che attraversano il Mediterraneo per cercare di lasciarsi dietro guerra e fame. "Gli occhi di quell'uomo che finendo in acqua... fiuu.. andava giù..."(non credo di dover continuare).


Tanto ricorda la sensazione di impotenza di chi, come il nonno, a bordo, vede sparire chi non ce la fa, il generoso amico che lo ha tratto in salvo, Jim.
 I bei libri spesso mettono a nudo corde personali, intime e profonde, creando inaspettate connessioni.
A chiudere, due parole vanno dette sulla qualità estetica dell'intera operazione che sta facendo Walker in Gran Bretagna e, di rimando, Lapis in Italia. Piccoli libri con copertina rigida, pressoché quadrati, con un apparato illustrativo di grande pregio e sempre diverso. Alla sensibile ed emotiva matita della Sala, ora si aggiunge la glaciale Gemma O'Callaghan, convincentissima nelle inquadrature inaspettate e intelligenti del suo digitale.

Carla